Middle of the Road
Middle of the Road: The RCA Years

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Si avvicinano le ferie e molti di voi sapranno che, per un appassionato di musica, scegliere i dischi da portare in viaggio è importante quanto fare le valigie, (far) controllare l'auto e avere i documenti in regola. Io ho deciso di non portare con me roba impegnativa: niente suites, niente sinfonie, niente tempi dispari, niente distorsioni, ecc. Ho voglia di musica pop, preferibilmente con voce femminile. Anzi, facciamo pure “esclusivamente” con voce femminile. Non potevano dunque mancare i capostipiti dell'europop Middle Of The Road, con un bel doppio cd, “The RCA Years”, che raggruppa i primi tre album e le bonus track dell'edizione italiana dell'esordio. Fermi tutti: capostipiti?! Sissignori, avete letto bene. Avete presente quel quartetto svedese con due donne alla voce che ha venduto giusto qualche centinaio di milione di copie e a cui sono stati dedicati musical, film e musei? Indovinate un po' a chi si ispirarono in primis. Se non ci credete, ascoltate qualche singolo dei MOTR (Tweedle Dee Tweedle Dum, Sacramento (What A Wonderful Town), Soley Soley, Samson And Delilah) e converrete anche voi. Non bastasse ancora (ma a questo punto significherebbe negare l'evidenza) valgano come riprove almeno una cover nella sua madrelingua di un'ancora solista Agnetha Fältskog di Union Silver e dichiarazioni di stima da parte di Björn Ulvaeus.

La vicenda Middle Of The Road è un fulgido esempio di pop di produttore, più che d'autore, intereuropeo, in cui hanno un ruolo fondamentale alcuni italiani: sono i fratelli Mario e Giosy Capuano, compositori e arrangiatori, a scoprire questi quattro scozzesi nell'estate del 1970, mentre si esibiscono per locali nella penisola, e a proporli a Giacomo Tosti della divisione italiana della RCA. Dopo essersi prestati come sessionmen in brani altrui, Ken Andrew (batteria), i fratelli Eric (basso) e Ian (chitarra) McCredie a la biondissima e bellissima cantante Sally Carr danno fuoco alle polveri con una cover di un brano già popolare dalle nostre parti, Chirpy Chirpy Cheep Cheep del bizzarro Lally Stott, altro britannico in cerca di fortuna nel Belpaese. Il successo è clamoroso non solo in Italia e allora Tosti li affida proprio ai Capuano per le musiche, mentre per i testi viene scritturato proprio Stott. Si replica con Tweedle Dee Tweedle Dum, folk-pop ritmato e deliziosamente infantile, altro altro successo mondiale: in Italia sono un'istituzione, in Europa continentale e Scandinavia (ma va?!) sono tutti ai loro piedi, la madrepatria inizialmente poco attenta li riscopre e impara ad amarli e sono ben apprezzati anche in Asia, Oceania e Americhe. Numeri sensazionali, sia per una band agli esordi, sia per due compositori italiani che stanno insegnando un paio di cosette a tutto il mondo in ambito pop, alla stregua di rinomati autori di casa nostra come Giorgio Moroder e un'altra coppia di fratelli, i La Bionda (italians do it better?).

Il primo album, per convenienza battezzato proprio “Chirpy Chirpy Cheep Cheep”, sistema, oltre ai singoli di cui sopra, un altro paio di competenti cover, I Can't Tell the Bottom from the Top degli Hollies e Yellow River dei Christie, e una scaletta variegata per cui la nomea dei quattro di gruppo “bubblegum”, appioppata in virtù dei loro singoli spensierati e giovanili, risulta alquanto restrittiva. E' un manipolo di belle canzoni che attingono sia dalla tradizione pop non solo anglosassone, ma anche nostrana. Fateci caso: ascoltate To Remind Me e The Sun is in Your Skin, provate ad immaginarle cantate in italiano e ditemi poi se avrebbero sfigurato o meno ad un Sanremo di quegli anni. Canzoni di ottima fattura, eppure il meglio viene quando gli scozzesi sono più brit che mai, come in una kinksianissima Fate Strange Fate e in una Give It Time che sarebbe sicuramente piaciuta agli Small Faces.

Passa appena qualche mese dall'esordio e i Middle Of The Road bissano con “Acceleration” sul finire del 1971: siamo ancora di stanza in Italia, ma vengono prediletti influssi roots americani in luogo degli italianismi di cui sopra e il gruppo si trova senza dubbio a proprio agio, come dimostrano il country da balera Love Sweet Love e lo zuccherino terzinato da era doo-wop You'll Know What Love is For. Vengono inclusi i singoli Sacramento, Soley Soley e Samson and Delilah, che, come già detto, sono più Abba degli Abba prima degli Abba, e un altro bel gruzzoletto policromo di gioielli pop: la piano-ballad sentimentale On this Land (Maestro Baglioni, ringrazi per l'ispirazione), una Queen Bee degna della Joni Mitchell più giocosa, il beffardo numero da music-hall in stile Macca era Sergente Pepe/Doppio Bianco The Talk of all the USA, la lennoniana con brio Try a Little Understanding e una Medicine Woman che è una finestra aperta sul futuro imminente del pop-rock, dagli ELO ai Fleetwood Mac era Buckingham/Nicks. Le vendite sono ancora straordinarie, il 1972 viene trascorso in tournée e la band passa dalla divisione italiana della RCA a quella internazionale, per cui...

… Nel 1973 esce “Drive On”. Viene reclutato un altro albionico di adozione italiana, il batterista degli ormai disciolti Rokes Mike Shepstone, in luogo di Stott, e rimangono i Capuano; la band ha comunque più voce in capitolo e interviene più spesso in fase di composizione. Le coordinate sono le stesse dell'album precedente, però con un tocco di maturità in più: le ballate sono sempre carezzevoli, ma rivelano un tono più meditativo e, in un certo senso, adulto, mentre i brami ritmati rockeggiano un tantino in più rispetto al passato (Honey No). C'è qualche caduta di tono, come il singolo Kailakee Kailako, tentativo non troppo convinto di scrivere un'altra hit di facile presa. Nondimeno, l'album è mediamente più che pregevole e ha il suo apice in un pezzo scritto interamente da Ian McCredie, una Blind Detonation a cavallo tra Stones e Byrds che è un piccolo capolavoro. Questa volta le vendite non sono soddisfacenti quanto in passato e si scioglie la partnership tra RCA e Middle Of The Road, che si accasano preso la tedesca Ariola. Ma questa è un'altra storia. Per quel che rimane di questa estate, di carne al fuoco ce n'è in abbondanza.

Si parte. Cheep cheep.

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Commenti (Cinque)

Bubi
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Tweedle Dee Tweedle Dum, Sacramento ma anche altre le ascolto ancora quando sono in viaggio. Per me valgono quanto gli Abba, mi piace la cantante con quella voce molto particolare e mi è piaciuto anche la recensione.
BËL (01)
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Bubi
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On this Land (Maestro Baglioni, ringrazi per l'ispirazione...) L’ho ascoltata e l'inizio è familiare, ma non ricordo cosa gli abbia ispirato...
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Onirico
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Boh... la recensione è molto bella e ben scritta, oltre che sentita. Però, nonostante io sia un infervorato fanatico degli Abba, nessuna delle 6 canzoni che ho ascoltato, prendendole dalla tua recensione, mi ha colpito particolarmente. Alcune sono carinelle, ma niente di stravolgente: ci sento molto i primi bitolz, e ovviamente anche gli Abba. Saranno anche venuti prima, questi quà, ma le canzoni che ho ascoltato sembrano una copia dei riempitivi degli Abba; nessuna ballata che brilli come The Winner Takes it all, nessun ritornello memorabile, e di quelli gli Abba ne hanno infilati tanti, e a mitraglia, uno dopo l'altro. Non basterebbe un disco di 80 minuti per contenerle tutte. Le strumentali sono la parte migliore, perchè sono la parte che si differenzia dalla musica degli svedesi: al contrario degli Abba, che elaborarono, specialmente alle tastiere, un sound tutto loro, uno straordinario mix di pop d'alta classe e disco, questi Middle of the road sembrerebbero essere molto più tradizionalisti, più rivolti verso il passato dei gruppi pop dei 60, che affacciati sul futuro dei 70s. Ti direi che forse hanno lanciato prima il semino, e che gli Abba l'abbiano poi coltivato facendolo crescere e fiorire al suo meglio: ma secondo me i capostipiti (se sono ben informato), e i veri geni assoluti in questo campo furono i Carpenters.
@[Bubi] gli ha ispirato questa raffinatezza

BËL (01)
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embryo: Sono d'accordo quasi del tutto, nel senso che è indubbiamente vero che singoli come "Soley Soley" e "Samson and Delilah" sono compositivamente più ripetitivi e monocordi rispetto alle canzoni degli Abba (vale però molto meno il discorso per "Sacramento,: per me non sarebbe sfigurata nemmeno come singolo degli svedesi), ma ho comunque un debole per i cosiddetti "prime movers", per quanto ingenui essi possano apparire o anche effettivamente essere col senno di poi. Il fatto è che, per quanto più "terra terra" fossero i MOTR, risulta un po' difficile immaginare gli Abba senza questi e al contrario mi risulta facile immaginare quanto al tempo i MOTR fossero apparsi freschi, in un certo senso sensazionali. Verissimo anche il discorso su certo chiamiamolo "passatismo" di molti brani parecchio devoti al recente passato della british invasion, epperò anche lì qualche sporadico elemento di novità, così dal nulla e inconsapevolmente, salta fuori: ad esempio, giuro che se non sapessi che "Medicine Woman" fosse un pezzo del '71, se qualcuno mi chiedesse di che anno è mi verrebbe da dire 1975-76. D'accordo anche sui Carpenters, che inizialmente volevo anche citare tra le influenze in certi momenti melodici, poi ho desistito perché, oltre a non conoscerli molto a fondo, li trovo parecchio sofisticati e adulti, ma la tua osservazione è giustissima.
Bubi: Secondo me già scrivere dei Middle of the Road è un atto di coraggio, perché devi mettere nel conto che ti leggeranno in pochi. A me piacciono perché oltre che essere orecchiabili in modo originale mi ricordano il periodo tra i miei 15 e 20 anni quando si andava alle feste in casa. C'era un giradischi e si ballava questi ma anche gli Shocking Blue, Christie e tanti altri che facevano musica di facile ascolto. Che non vuol dire modesto, leggero non significa automaticamente futile. La prova ne sono gli Abba che hanno giustamente venduto centinaia di milioni di dischi, secondi solo ai Beatles che scrivevano A day in the life, Yesterday, I Am The Walrus, o Tomorrow Never knows, ma anche Yello submarine e Ob La Di Ob La Da. I Carpenters li ho ascoltati adesso su youtube, ho anche letto che tra gli autori che scrivevano per loro c'era anche Burt Bacharach e si sente. I Middle of the Road magari non valgono gli Abba però se non li ho tolti dalla mia lista d'ascolto vuol dire che mi piacciono ancora.
Mojoman
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Forse il gruppo piu' insipido che ho mai ascoltato!....possiedo il cd purtroppo.

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pi-airot
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Musica spensierata, ma piacevole, e soprattutto suonata (il bubblegum oggi è tutto assemblato al sequencer). Consiglio, sulla falsariga, un album recentemente scoperto su un fenomenale canale di YouTube (Jack Beatrici): Kathy and Gulliver, ovvero il bubblegum secondo i fratelli De Angelis (gli Oliver Onions). Lui, intendo Gulliver, avrebbe poi prestato la sua voce all'epocale "Dune Buggy"
BËL (00)
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