Copertina di Miles Davis Someday My Prince Will Come
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Per appassionati di jazz,musicisti,collezionisti di vinili,studiosi di musica,fan di miles davis,amanti del jazz hard bop,studenti di storia della musica
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LA RECENSIONE

Immaginatevi voi di stare in gruppo con Coltrane e assistere impotenti alla sua dipartita verso progetti individuali. Non dev'essere stato facile, per Miles. Non potendo avere l'agognato Wayne Shorter, impegnato con i Jazz Messengers, Miles ripiega sull'ex-Messenger Hank Mobley. E' brutto utilizzare il verbo "ripiegare" in riferimento ad un ottimo musicista come Mobley, ma questa è la storia.

Affascinato da una versione del trio di Bill Evans, Davis inizia a suonare "Someday My Prince Will Come" (dalla colonna sonora di "Biancaneve e i Sette Nani"), composizione liricissima che s'apre con il basso ostinato di Paul Chambers sul quale si inseriscono gli accordi di Wynton Kelly (questo è l'unico album studio di Miles Davis dove il pianista suona in ogni brano) e solo ora entra la tromba: tema perfetto per il leader, che esprime tutta la sua arte, come fa anche poi nel solo. Le dinamiche aumentano, walking bass ed ecco l'esordio di Mobley: assolo anche in questo caso molto lirico, tema sempre ben presente. E poi? E poi c'è il solo di Trane. Ma se se n'era andato! Eh sì, ma a volte ritornano. Coltrane capitò per caso in studio durante la registrazione e Miles lo invitò a suonare dopo Mobley: nessuna decisione al mondo fu più felice! Assolo melodico, lirico sì, ma lirico a modo suo, contorto nella sua semplicità. E oltre all'assolo in sé, non c'è niente di più utile di questo per comprendere le differenze fra John e Hank. Sono due musicisti diversi, troppo diversi per essere paragonati come troppe volte viene fatto. Il primo è imprevedibile, segue vie inesplorate, lui stesso ne batte di nuove. Il secondo è certamente meno avventuroso, ma ha dalla sua un senso della melodia sviluppatissimo, una capacità di nascondere il tema fra le sue frasi da fare invidia ai più famosi jazzisti e abbastanza gusto per sapere quel che deve suonare, in ogni momento.

Il secondo brano è il notturno "Old Folks", e tutti ben sappiamo quanto Miles ci sguazzi in atmosfere simili. Ci sguazza anche Hank, che con un solo bellissimo mette tutti a tacere riguardo le sue capacità. E' un solo inventivo, che mi ricorda in certi passaggi quello di Cannonball Adderley su "All Blues", e non v'è dubbio che è il fulcro della composizione.  Non di sole ballate vive il jazzista, e "Pfrancing (No Blues)" è un classico hard bop, dedicato alla moglie di Davis Frances Taylor che campeggia in copertina, e ancora una volta Mobley dimostra di che pasta è fatto, e dimostra di saper suonare alla grande anche brani pù ritmati. E finalmente arriva il primo assolo del mio adorato Paul Chambers: ma ascoltate con quante prontezza coglie i laconici suggerimenti di Wynton Kelly e da quelli evolve un suo pensiero, una sua frase!

Non per annoiarvi con il track-by-track, ma se ogni brano di questo disco è un discorso a sè, non è certo colpa mia! "Drad-Dog", omaggio all'allora presidente della Columbia Goddard (provate a leggerlo al contrario) Lieberson, è una specie di "Blue In Green" n.2, più ritmata, con risultati buoni ma certo non paragonabili, anche se gli assoli sono notevoli, soprattutto quelli di Davis e Kelly.  E poi c'è "Teo", sarà uno dei tanti omaggi a Teo Macero, non so. Hank Mobley qui non c'è, sostituito, indovinate da chi? Eggià, Coltrane. E, credetemi, l'intesa fra lui e Miles è ancora perfetta, le menti sono collegate, dialogano fra loro. Bellissimo l'assolo del leader, vagamente coltraniano e senza dubbio davisiano, fedele alla sua poetica, parca di note e densa di senso e sentimento. Il disco si conclude con lo standard "I Thought About You", forse il brano meno interessante del disco, pieno di melodia e passione da parte di tutto il quintetto, ma che non aggiunge niente di nuovo al discorso. Davis si concede qui lunghi spazi solisti, con solo un breve intervento del sax a metà brano.  Sulla riedizione sono presenti anche "Blues No.2", dove avviene un' altra reunion, quella fra Davis e Philly Joe Jones, che momentaneamente sostituisce Jimmy Cobb (per qualche informazione in più, vedere la recensione di "Circle In The Round" dove fu originariamente pubblicato) e un'alternate take della title-track, con un bell'assolo di Kelly.

Chiudo dicendo che "Someday My Prince Will Come" (1961) non è forse fra i migliori dischi di Miles, ma è un ottimo album suonato da grandi musicisti che certo sapevano bene quello che suonare e quello che non suonare, e soprattutto quando. In più, è anche un disco in qualche modo storico, contenendo le ultime registrazioni di Miles Davis con John Coltrane e Philly Joe Jones, ed essendo l'unico album studio con Hank Mobley e l'unico per intero con Wynton Kelly.

 

Non ho mai dedicato una recensione a nessuno, mi sembra un po' esagerato, ma questa volta esagero e la dedico ad Hank Mobley (1930-1986) e a voodoomiles, che troppi mesi fa me la richiese.

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Riassunto del Bot

La recensione di 'Someday My Prince Will Come' di Miles Davis evidenzia un album lirico e ricco di sfumature, segnato dalla presenza unica di John Coltrane e Hank Mobley. Non il miglior disco di Miles, ma un capolavoro storico e artistico, con brani che spaziano dal lirismo alle atmosfere hard bop. Grande attenzione agli assoli e alle dinamiche di gruppo, con musicisti di alto livello e momenti indimenticabili. Un disco fondamentale e toccante, dedicato in particolare a Hank Mobley.

Tracce

01   Someday My Prince Will Come (09:07)

02   Old Folks (05:17)

03   Pfrancing (08:34)

04   Drad-Dog (04:31)

06   I Thought About You (04:55)

Miles Davis

Miles Davis è tra i musicisti più influenti e innovativi del XX secolo, uno dei pionieri del jazz. Tromba dalla voce unica, ha segnato tappe fondamentali passando dal cool jazz al jazz modale fino all'elettronica più spinta.
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