rebelde

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Per appassionati di musica folk, amanti delle sonorità etniche, curiosi di musica sociale e di denuncia, nuovi ascoltatori dei modena city ramblers
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LA RECENSIONE

Anno 1999; i MCR pubblicano il loro quarto album, 'Fuori Campo', un disco di discreta musica folk in cui non manca nulla (musicalmente ed ideologicamente) dei tratti ormai caratteristici di questo gruppo: ci sono i bei pezzi folk, veloci e allegri, le cui frizzanti note invitano gli ascoltatori a ballare e divertirsi, ci sono le canzoni lente e riflessive, quelle che portano lacrime, e quelle cariche di rabbia.

Tutto ciò ben amalgamato con la ricerca di sonorità ancestrali, esotiche, i soliti testi di denuncia, il riproponimento di brani tradizionali, alcuni ormai consueti punti non azzeccatissimi (ereditati da 'Terra e Libertà') e la classica canzone di chiusura lenta e dolce, stavolta cantata per metà in dialetto, a suggellare il tutto.

'Fuori Campo' non è un lavoro eccezionale, ma ha il potere di catturare l'attenzione fin dal primo ascolto, fin dall'inizio, da quelle prime note di violino e chitarra che introducono l'"Etnica Danza", canzone divertente, disimpegnata, molto coinvolgente, sicuramente un buon incipit. Ora l'ascoltatore è pronto a seguire la title track "Fuori Campo", in cui i suoni già un po' dub fanno solo da tappeto al testo della canzone, parole di denuncia, un pacato ma ficcante sfogo non tanto contro l'oppressione quanto contro l'impotenza (non quell'impotenza!!!) della gente nel sistema e il modo in cui essa viene ignorata, che anticipa un lungo monologo parlato tratto da Luis Sepulveda sull'America Latina, con cui si conclude la traccia. Nonostante l'impatto meno forte di alcuni pezzi, come "Il Matto" e "La Roda", che comunque riescono ad essere orecchiabili ed interessanti, si arriva ad apprezzare prima la bellezza ed il significato di "Natale A San Cristobal", dove sembra di respirare l'aria tesa, triste, umida di quelle vie, e le dolci note suonano come tintinnii di lacrime che si mescolano alla pioggia, poi la scatenata "Celtica Patchanka", una delle irish ballad a parer mio meglio riuscite della band.

Con "Coi Piedi Per Terra" e "Il Vagabondo Stanco" si passa dall'atmosfera poetica di una semplice e dolcissima canzone d'amore, a quella errante e solitaria di una storia piena di rabbia, il tutto in modo brusco ma azzeccato; è la volta della sorprendente "La Rumba", inno alla madre terra dal sapore antico ed apotropaico, il cui ritmo tribale rilassa e diverte l'ascoltatore per prepararlo alla splendida "Suad", breve canzone gioiello dai suoni orientali, forse arabeggianti, che evocano l'immagine del grande deserto, la polvere, i colori accesi e le genti lontane; pezzo che arricchisce artisticamente l'album in misura determinante, "Suad" forse finisce addirittura troppo presto, lasciando il campo a "Movimento", pezzo veloce dai suoni quasi ska, al quale l'ascoltatore non è più preparato. Altra canzone divertente "Lo Straniero Pazzo", che va appunto a presentare lo straniero sporco e sconosciuto che porta con sè ricordi "...di chissà quali mondi e chissà quali storie...".

I MCR scelgono stavolta di riproporre il brano popolare "Figli Dell'Officina", aperto ed arricchito dal coro delle Mondine, per poi chiudere con "L'Uomo Delle Pianure", un dolce e tranquillo comiato capace di infondere serenità all'ascoltatore, giunto ormai al termine del disco. 'Fuori Campo' non porta nessuna novità sostanziale al percorso musicale dei MCR, nè al loro stile e alle loro idee, ma ha il pregio d'essere un disco completo, molto vario, che si pone, a mio avviso, un gradino al di sopra del suo predecessore 'Terra e Libertà', non fa annoiare, non ha eccessive flessioni politiche nè svarioni o punti bassi. Probabilmente riesce a piacere di più ad un primo ascolto che ad una analisi successiva, o almeno questa è stata la mia esperienza personale: è di forte impatto musicale-emotivo, caratterizzato da alcuni pezzi davvero belli, e proietta chi lo ascolta in svariate atmosfere ed in svariati luoghi con un sound quasi sempre azzeccato.

Mi azzarderei a consigliarlo a qualcuno che volesse conoscere il gruppo.

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Riassunto del Bot

‘Fuori Campo’ è il quarto album dei Modena City Ramblers del 1999, caratterizzato da un mix di brani folk allegri, riflessivi e di denuncia sociale. L’album si distingue per la varietà musicale, atmosfere esotiche e testi impegnati. Pur non innovativo rispetto al passato, si conferma un disco coinvolgente, ricco di pezzi ben riusciti come 'Suad' e 'Celtica Patchanka'. Consigliato a chi vuole scoprire la band.

Tracce video

01   Etnica danza (03:01)

02   Fuori campo (04:32)

03   Natale a San Cristóbal (04:18)

04   La roda (03:33)

05   Celtica patchanka (03:45)

06   Il matto (02:48)

07   Con i piedi per terra (04:10)

08   Il vagabondo stanco (03:22)

09   La rumba (03:37)

10   Suad (03:29)

11   Movimento (03:05)

12   Lo straniero pazzo (03:28)

13   Figli dell'officina (04:15)

14   L'uomo delle pianure (03:42)

Modena City Ramblers

Band folk italiana nata a Modena nei primi anni '90, nota per il cosiddetto "combat folk", le influenze irlandesi e l'impegno politico nelle liriche.
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