Copertina di Modena City Ramblers Terra E Libertà
rebelde

• Voto:

Per appassionati di musica folk italiana, fan storici dei modena city ramblers, ascoltatori critici e amanti di analisi musicali approfondite.
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LA RECENSIONE

Premetto che il disco in questione, nonostante abbia dato due stelle, non è un lavoro da buttare, o comunque non del tutto, tuttavia per una questione di pura e fastidiosa incomprensione (di cui spiegherò le entità qui di seguito) da parte mia nei confronti del suddetto disco, ho deciso di abbassarne il voto sotto la soglia della sufficienza.

Si tratta a mio avviso di un lavoro disorganico, approssimato, come se i MCR avessero deciso di infilarci dentro canzoni e idee quasi a caso; mi spiego: tranne in rari episodi, i vari pezzi, anche quelli migliori, quelli belli (perchè ce ne sono), risultano scollegati fra loro, a volte addirittura fuori luogo, e forse anche a causa dell'ordine in cui sono messi non riescono a valorizzarsi a vicenda, anzi, talvolta si rubano la scena, diventano ripetitivi, si tolgono valore reciprocamente. Non so se mi spiego, perciò per far capire di che parlo, procederò ad una analisi traccia per traccia. 'Terra e Libertà', disco fortemente intriso di esperienze e suoni dell'America Latina (più esperieze che suoni per la verità), si apre con "Macondo Express", una canzone dal sound allegro e gitano, un buon intro, preambolo ad un progetto che solo marginalmente sarà realizzato. Le due tracce successive, "Il Ritorno Di Paddy Garcia" e "Il Ballo Di Aureliano", prese singolarmente, sono due buoni pezzi, soprattutto quest'ultima, ma così accostate risultano monotone, troppo uguali tra loro, e finiscono per svalutarsi a vicenda. Segue "Remedios La Bella", una ballata dal suono tanto dolce quanto triste, e "Radio Tindouf", una riuscita digressione musicale alla scoperta dei suoni nord-africani; ci può stare. Qui poi però troviamo la "Marcia Balcanica", un pezzo solo strumentale, per l'appunto dal sapore balcanico, orecchiabile, buona per il pogo nei live, ma un po' ripetitiva e la cui presenza nel disco sembra in fin dei conti fine a se stessa, come del resto il pezzo successivo, "La Danza Infernale", un folk divertente e veloce che fa da supporto ad un testo simpatico, leggero, ma non certo incisivo, e forse nemmeno adeguato alla sua musica.

Con i tre pezzi successivi abbiamo quello che è, a mio avviso, il cuore pulsante di 'Terra e Libertà': tre canzoni espressive, sentimentali, legate da un sottile filo conduttore, che portano dall'addio colmo di lacrime e speranza di "Qualche Splendido Giorno" alla rassegnazione di "Lettere Dal Fronte", sulle cui note si legge l'amara disperazione, la consapevolezza e l'accettazione di una condizione ormai irrimediabile, il tutto passando per il folk spumeggiante di "Transamerika", vero capolavoro del disco, che fa rivivere il sogno del giovane Ernesto Guevara in modo gioioso, vitale, e, nel finale, con un pizzico di malinconia: tre canzoni piene di significati, di forza, di storie, in cui parole e musica si fondono in perfetta armonia, seguite però da tre tracce la cui presenza nel disco ritengo incomprensibile: "L'Ultima Mano", "Cuore Blindato" e "Don Chisciotte" sono slegate, isolate, pezzi in cui non riesco a trovare nulla: non c'è rabbia, non c'è amore, non c'è innovazione, la musica è piatta ed anonima; insomma, un vero buco nero, una caduta rovinosa, enigmatica, da cui ci si riprende solo marginalmente con "Cent'Anni Di Solitudine", canzone dal testo che ripete cose già dette in precedenza e dalla musica neanche eccessivamente energica. Il tutto si chiude con "L'Amore Ai Tempi Del Caos", canzone d'amore, lenta e dolce, carina, ma nulla di indimenticabile.

In definitiva 'Terra e Libertà' è un disco che capisco solo in parte, quella parte che ritengo comprensibile, sensata; le canzoni che proprio non mi vanno giu, quegli inutili doppioni, dubito che sian messaggi sottili che anni di ascolti non mi han ancora permesso di svelare, semplicemente sono tracce inutili, incidenti di percorso. E allora, da fan, mi viene da interrogarmi sui motivi di tutto ciò: io che adoravo i primi due dischi dei MCR mi ritrovo con in mano un lavoro per un terzo da cestinare (almeno a parer mio) e per due terzi non ben riuscito. Scarsa Vena? Mancanza di idee? Io personalmente vedo tutto ciò come una grossa distrazione, una caduta di stile, che per altro perdurerà sempre più grossa nei dischi successivi.

Ascoltandolo si arriva abbastanza scorrevolmente fino alla traccia numero dieci, poi diventa noioso, difficile da seguire, ripetitivo; insomma, diventa davvero brutto, tanto che spesso mi sorprendo a schiacciare il tasto avanti dello stereo a metà delle canzoni, cosa che odio fare quasi quanto cambiare i sassetti del gatto, fino ad arrivare all'ultima traccia dove, vuoi perchè è orecchiabile e mielosa, vuoi perchè l'idea che sia l'ultima mi ringalluzzisce, almeno trovo ristoro per le mie orecchie.

Disco mediocre, con punti alti e punti molto bassi, inspiegabilmente bassi. Non certo il modo migliore di avvicinarsi ai MCR per chi non li conoscesse.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Terra e Libertà' dei Modena City Ramblers evidenziando una scarsa coesione e un senso di disorganizzazione nell'album. Alcuni brani si salvano per qualità ed espressività, ma molte tracce risultano ripetitive e prive di anima. Il disco non mantiene le aspettative generate dai precedenti lavori della band e viene percepito come un passo falso nella loro discografia.

Tracce testi video

01   Macondo Express (03:22)

02   Il ritorno di Paddy Garcia (03:53)

03   Il ballo di Aureliano (04:03)

04   Remedios la bella (03:53)

05   Radio Tindouf (04:55)

06   Marcia balcanica (02:42)

08   Qualche splendido giorno (03:51)

10   Lettera dal fronte (02:39)

11   L'ultima mano (04:11)

12   Cuore blindato (02:39)

13   Don Chisciotte (03:15)

14   Cent'anni di solitudine (03:32)

15   L'amore ai tempi del caos (03:18)

Modena City Ramblers

I Modena City Ramblers sono un gruppo folk italiano nato a Modena nel 1991, noto per l’irish/“combat folk”, testi politici e concerti ad alto tasso energetico. Il debutto ufficiale è Riportando tutto a casa (1994) dopo il demo Combat Folk. Nel tempo hanno integrato influenze latino-americane, dub e reggae. La voce storica Cisco è stata sostituita a metà anni 2000, senza fermare l’attività live e discografica.
19 Recensioni

Altre recensioni

Di  MosMaiorum84

 La svolta sud americana, in breve, convince alla grande: miscelata sapientemente col folk del trifoglio dà vita a un grande disco.

 E crescere vuol dire sempre lasciarsi dietro qualcosa, questo qualcosa è quasi sempre un po' di spensieratezza.