Recensire le antologie ha senso?
Diciamolo chiaramente: spesso no.
Sicuramente non ne ha nei casi dei "greatest hits", elenchi autoreferenziali dei blockbusters allineati in carriera.
Di frequente non significa neanche nei casi dei "best of", sebbene questi ultimi, quando compilati dagli stessi artisti o da chi gli artisti ben conosce, possono essere utili ed economici compendi per chi non solo vuole ascoltare, ma anche vuol capire chi e cosa ascolta.
A questa tipologia appartiene questo succulento doppio cd dedicato ai Motörhead, pubblicato nel 2000 dalla Sanctuary Records e reperibile sul mercato a circa 10 eurozzi, (ben) investendo i quali vi portate a casa un pezzo di storia del Rock pesante di sempre.
Le esaurienti note interne ci accompagnano lungo un viaggio incominciato alla fine del 1975 da Lemmy Kilminster, bass player in uscita dai frikkettoni spaziali Hawkwind.
Fin dalle prime incisioni è chiaro quale sia la fonte di ispirazione che dà il via alle vicende motörheadiane: il Punk.
Tuttavia l'interpretazione della faccenda non è esattamente politically correct, anzi, di "filosofico" ha poco o niente.
Ciò che si conserva è l'approccio incompromissorio alla musica, semplice, violenta e diretta, mentre Lemmy si trasforma, e dall'hippy psichedelico di provenienza 70's muta in un biker nerovestito, devoto alla velocità, al "live fast die young" e a tutti i consueti cliché rock'n'roll, che a differenza di altri non esita a sperimentare concretamente su sè stesso, sopravvivendo più che onorevolmente fino ai giorni nostri - verificare i punti dati a vari Godz Of Metal suoi coetanei durante un recente festival estivo sul tema.
Scorrendo i 40 titoli presenti incontriamo i classici prodotti da ognuna delle 6 formazioni succedutesi sotto il moniker Motörhead.
Si parte dalle storiche "Ace Of Spades" e "Overkill" (a cui i Metallica devono la propria impostazione ritmica degli esordi) si continua con le varie "Too Late Too Late" e "Iron Fist" per finire con le più recenti "Orgasmatron", "Eat The Rich" e "Overnite Sensation".
Spunta anche qualche perla non ovvia: la collaborazione con l'alter ego al femminile dei nostri, le Girlschool, presenti con la loro interpretazione del mega-standard Bomber, o nell'esecuzione "mista", a nome Headgirl, di "Please Don't touch".
Curiosa anche una versione di "Motörhead", nella sua originaria versione speedfreak a nome Hawkwind.
Diverse le cover qui presenti, di cui due indicative per tracciare correttamente le coordinate della band: il classico dei sixties "Louie Louie" e l'inno punk "God Save The Queen".
Per dirla con Lemmy, "I'm in love with Rock'n'Roll / It satisfies my soul.......".
Se siete d'accordo, sapete cosa fare.