Copertina di Necrodeath Mater Of All Evil
ilterribile82

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Per appassionati di metal estremo, fan di death e thrash metal, cultori della scena metal italiana e internazionale, nuovi ascoltatori del genere
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LA RECENSIONE

"Mater Of All Evil" esce esattamente dopo 10 anni di silenzio, da parte di una band ingiustamente collocata nel dimenticatoio, colpevole solo di aver avuto il coraggio di proporre anche in Italia la lezone impartita da Kreator, Slayer, Possessed e Venom (già seminali in ambito metal estremo internazionale).

I Necrodeath si formano  nel 1984 a Genova ad opera di Peso (batteria), Ingo (voce), Claudio (chitarra) e Paolo (basso) ."Into the macabre" (1987) e Fragments of insanity" (1989) passano praticamente inosservati, conseguenza sia dell'aver anticipato i tempi, ma anche di aver trovato nel suolo italico un ambiente ostico alla proposta musicale dei quattro giovani genovesi. Gli anni novanta hanno poi visto l'escalation dei generi death e black metal, che toccherà i punti più alti nei paesi scandinavi (Dissection, Mayhem, Entombed, Dimember, At the gates) e negli USA (Death, Cannibal Corpse, Obituary, Morbid angel), anche se a quel punto i nostrani Necrodeath si erano già belli che sciolti in favore di nuovi progetti musicali (i Sadist di Peso su tutti).

1999: Calcando l'onda della scuola svedese, definibile nell'etichetta di trash death, new trash, death melodico, trashcore (e chi più ne ha più ne metta), che vede il metal estremo rivivere in chiave chiaramente rinnovata, incomincia inaspettatamente a farsi risentire il nome dei Necrodeath: esce così, con una formazione per metà stravolta "Mater of all evil", con il nuovo nuovo bassista John e il già OperaIX Flegias alla voce. Un disco dal sound massiccio che mischia sapientemente death/black primordiale, al trash più moderno e al metalcore-punk tipicamente anni 80 (DRI, Suicidal Tendencies, Nuclear Assault, SOD).

Il risultato è un impatto sonoro come pochi si aspettavano. Riff sporchi e semplici, si incatenano a ritmiche serrate e potenti sempre in bilico tra il blackmetal e il punk hardcore. Una produzione finalmente degna ,che a differenza dei precedenti, riesce a far distinguere bene i suoni, senza incappare in confusione cacofonica (ottimo per il sottoscritto che non ha mai creduto nella teoria tradizionalista che vuole una pessima produzione uguale all'essere "True"). La band con questo album riparte in attività a pieno regime, ricominciando da allora a comporre costantemente nuovo materale fino ai giorni (non all'altezza di questo full lenght) ma soprattutto con una intensa attività live che li vedrà accompagnare anche artisti come i Slayer (Tattoo The Planet 2001 - Milano) e affiancare i già talentuosi e italianissimi Novembre.

Le liriche si confermano molto forti e violente dai contenuti tipicamente anticristiane come in "At the roots of evil" e "Serpent" ("ET MORTUS EST DEI FILIUS PRORSUS CREDIBILE EST QUIA INEPTUM EST ET SEPULTUS RESURREXITCERTUM EST QUIA IMPOSSIBILE EST Lucifer is his nameI am the serpent and I listen only to myselfI am the serpent and without laws I live"), ma anche dalle tematiche lovercraftiane nei due pezzi che anticiparono l'uscita del disco: "The creature" e "Hate & Scorn", di cui vennero realizzati addirittura due video musicali a rotazione all'allora esistente TMC2 (...Sgrang....bei tempi ).

Senza togliere nulla al valore storico delle precedenti realease, a chi  si volesse avvicinare per la prima volta a questo gruppo consiglio vivamente di cominciare da "Mater Of All Evil", se non altro per la modernità di come suona e del maggior impatto che ne scaturisce. I Necrodeath sono stati tra i pochissimi casi in cui un genere di nicchia come il death metal abbia avuto una risposta degna nel nostro paese e una certa risonanza anche all'estero: artisti come Phil Anselmo, Cradle of Filth, Immortal ed At the Gates hanno infatti citato nelle loro interviste i Necrodeath come influenza principale. Una band coraggiosa che ha saputo anticipare, seminare e poi rimettersi in gioco con notevoli risultati.

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Riassunto del Bot

Mater Of All Evil segna il ritorno dopo 10 anni dei Necrodeath, band italiana pioniera nel death/thrash metal. Il disco fonde sound primordiale e moderno con riff potenti e una produzione curata. Le liriche affrontano temi anticristiani e lovecraftiani, mentre la band riprende il proprio ruolo di influente realtà nel metal estremo a livello internazionale. Un album consigliato sia ai nuovi ascoltatori che ai fan storici.

Tracce video

01   The Creature (02:24)

02   Flame of Malignance (02:59)

03   Black Soul (03:38)

04   Hate and Scorn (03:18)

05   Iconoclast (04:18)

06   Void of Naxir (03:04)

07   Anticipation of Death (02:37)

08   Experiment in Terror (03:15)

09   Serpent (02:23)

10   At the Roots of Evil (03:58)

11   Fathers (03:45)

Necrodeath

Necrodeath sono una band di Genova fondata nel 1984 da Peso (batteria), Ingo (voce), Claudio (chitarra) e Paolo (basso). Esordiscono con Into the Macabre (1987) e Fragments of Insanity (1989), si sciolgono nel 1989 e rientrano a fine ’90s con Flegias (voce) e John (basso) pubblicando Mater of All Evil (1999). Seguono Black as Pitch (2001), Ton(e)s of Hate (2003), 100% Hell (2006), Draculea (2007) e Phylogenesis (2009).
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