Novembers Doom
Into Night's Requiem Infernal

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Voto:

Anche per i Novembers Doom è arrivato il momento di pubblicare qualcosa di nuovo e io sono arci-sicuro che tutti gli utenti di DeBaser stessero aspettando questo album con ansia crescente. Nessuno escluso.
Peccato che la mia sia solo una battuta che purtroppo va letta all'esatto opposto di quanto affermato perché, purtroppo, dei Novembers Doom non frega niente (quasi) a nessuno. Ma questo non è di certo un metro valido percui il sottoscritto debba scoraggiarsi dallo scriverne: anzi. Sono abituato alle recensioni che al massimo vengono lette da poche, pochissime persone: anime inquiete che, come me, trastullano loro stesse in un limbo dai contorni sfocati e poco riconoscibili, che non sono "né carne e né pesce". E questa recensione ne è un esempio classico che più non si può: pur essendo, questa band, tra le più originali e longeve (conta venti anni di carriera alle spalle se non vado errato) di tutta la scena Death/Doom, pur essendo un gruppo che ha sempre posto la sperimentazione e l'amalgama di diversi generi nel proprio retroterra sia a livello strumentale che concettuale, viene puntualmente snobbata ad ogni uscita.

Il perché è facile spiegarlo, specie se parliamo, come si sta facendo adesso, della loro ultima fatica "Into Night's Requiem Infernal": un complesso sonoro che deve molto ai padri del "genere" ibrido di cui i Novembers Doom si servono, e parliamo dunque in primis dei My Dying Bride e dei Katatonia, e, ultimamente anche di Opeth o Insominum. Un Death/Doom dalle venature stringentemente gotiche con parti Progressive riconoscibilissime. Il tutto sapientemente dato in un contesto affacinantemente elegante che non trascura nemmeno, in certi episodi di spingere sull'acceleratore ("The Harlot's Lie"), grazie pure all'uso di un growl abbastanza spietato e ben concepito, sempre presente ma mai troppo pesante, specie negli episodi in cui fa da contraltare alla voce in pulito che ha il tono molto simile a quello di un Aaron Stainthorpe del periodo "Songs of Darkness, Words of Light", come nel caso di "A Eulogy for the Living Lost", canzone manifesto di tutto il disco, con al suo interno strutture cangianti che vanno dal melodico e struggente, sino al "quasi" brutale con parecchi punti di contatto col Death Metal più strutturato ed intelligente.

A mio parere però, gli episodi meglio riusciti sono anche quelli che si può definire più palesemente sperimentali. Due esempi su tutti: "The Fifth Day of March", dove, incredibilmente, se non si sapesse di chi si sta ascoltando, a domanda si dovrebbe rispondere Pink Floyd, e, debbo dire che per una band di questo genere e con il bagaglio che porta, questo non può che essere un complimento.
Mentre invece in "When Desperation Fills The Void" ci si trova inevitabilmente a dover ricordare e quindi nominare un altro caposaldo della musica che in passato apparteneva al genere Doom, ossia gli Anathema. Attenzione però, qui si tirano in ballo i giganti perché la loro influenza è sì, certamente palese, ma sicuramente non volgare e fastidiosa. Più che altro si parla di derivazioni che rasentano l'eccellenza, e che, in una canzone come la suddetta, raggiungono picchi di struggevole completezza quasi commoventi.

Non mancano certo gli episodi più cattivi e che ricalcano i confini classici del Doom/Death, come per esempio la prima canzone, "Into Night's Requiem Infernal", bell'esempio di compattezza e giusta dose di granitico Progressive che man mano, con lo svolgersi dei minuti, diventa un'impronta sempre più presente. Oppure si può parlare di "Empathy's Greed" e del suo delicato quanto semplice attacco, che poi diventa d'un tratto potente, strutturato e costruito per donare una poderosa iniezione epica a tutto il brano.

In definitiva questo disco di certo non spopolerà, come è stato del resto anche coi loro precedenti. Non ne ha, forse, nemmeno l'ambizione: quello che conta in questo contesto è certamente la qualità, che di certo non manca in casa Novembers Doom. Poi, d'altro canto, non è scritto da nessuna parte che l'originalità, la raffinatezza e la stessa qualità debbano stare per forza nelle valanghe di copie vendute. Anzi, credo di poter affermare, forse senza timore d'esser contraddetto, che la maggior parte delle volte non è così.

E dunque, a quei quattro gatti che decideranno di ascoltare questo disco, vada il piacere di godere dei suoi momenti più preziosi.

Questa DeRecensione di Into Night's Requiem Infernal è distribuita da DeBaser con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser: www.debaser.it/novembers-doom/into-nights-requiem-infernal/recensione

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Commenti (Dieci)

fede
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Ciao! Di loro ho solo The Pale Haunt Departure e non mi ha mai emozionato abbastanza... Ora però, siccome ultimamente mi sono rituffato nel mio adorato doom, cercherò anche questo e vedrò cosa mi dice!
Per la rece nulla da dire, ineccepibile come al solito... Doom on!
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fede
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...scusa eh!
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Heaven in Black
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Non male come disco. Concordo con la recensione, The Fifth Day of March la trovo molto bella, anche io ho notato una certa somiglianza con i Pink Floyd. Ottima la minacciosa e accattivante, Into Night's Requiem Infernal uno dei miei pezzi preferiti, e la successiva Eulogy for the Living Lost. C'è anche qualcosa dei Swallow the Sun, nel brano I Hurt Those I Adore. Album elegante e curioso, proprio per le sue venature, ma lo vedo un pochino deboluccio in alcun parti ;-).

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ale9t0
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sarà ma questo gruppo non mi ha mai convinto, generalmente preferisco un death doom più pesante e cupo, stile mourning beloveth e officium triste, insomma, quasi funeral ma non funeral... i novembers doom li ho sempre trovati un po' noiosi, ne carne e ne pesce con il loro tentativo di mischiare sonorità doom, death, progressive e più ne ha più ne metta, generalmente ne esce fuori sempre un qualcosa di poco omogeneo...si tratta sempre di gusto personale comunque..!
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geenoo
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Oh... se si tratta di Death-doom allora l'aspettavo anche io! Peccato aver perso l'uscita di questo disco... leggendo i titoli delle canzoni (Into Night's Requiem Infernal) mi era venuta l'acquolina in bocca...
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Coelum
Coelum Divèrs
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Bella recensione, sì. Mi hai fatto scoprire gli Swallow the Sun, che ho gradito. Replicherò presto anche con questi Novembers Doom (anche se mi stuzzicano anche gli "officium triste"). Anche perché il mio viaggio nel Doomdeath era iniziato e finito con Brave Murder Day dei Katatonia -.-
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Coelum
Coelum Divèrs
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Anche.
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giola
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Bella. Conosco solo The Pale Haunt Departure e poco altro qua e là; cercherò anche questo perchè non sono mica male questi novembrini, anzi!
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Emi
Emi
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Sentiti e imparati ad apprezzare dopo questa splendida recensione. Bravo, checcazzo.
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Hell
Hell Divèrs
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Plasticosi, freddi e stereotipati. Come gran parte delle band americane della scena - mi vengono in mente i Daylight Dies, altra mezza fuffa. La personalità latita, il mio interesse pure. Un 2 generale alla loro carriera.
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