Copertina di Obituary Dead
Matt7

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Per appassionati di death metal, fan degli anni '90, amanti di performance live potenti e storiche, musicisti metal e critici musicali.
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LA RECENSIONE

Per la storia del death metal andare alla lettera O, e rispolverare quei geniacci che sono gli Obituary. Pionieri e inventori di ciò che oggi chiamiamo Death Metal di stampo classico, e fautori anche di una non-evoluzione stilistica che li mantiene potenti, vigorosi e aggressivi nonostante di acqua sotto i ponti ne sia passata, e l'ultimo “Frozen in Time” ne è una lampante dimostrazione.

Vere pietre miliari come “Slowly we Rot” e “Cause of death” non possono essere definiti semplici dischi, ma come le musiche iniziatrici di un intero genere che in seguito avrà molta fortuna. E chiunque abbia sperimentato il genere musicale proposto da questi 5 individui Floridiani non può fare a meno di ispirarsi a canzoni dei due album sopracitati. Detto questo, che è più una lode spensierata a questi grezzi e aggressivi musicisti, ciò che mi appresto a recensire è la loro (unica per ora) testimonianza live.

La loro ironia e il loro prendersi in giro dà origine anche al titolo, alquanto bizzarro per un live album: “Dead” è il titolo nonché un'antitesi ben riuscita dell'atmosfera del concerto. Infatti gli Obituary in questo live dimostrano energia e compattezza, non solo sonora, ma come gruppo e come professionisti del metal. Difficile descrivere appieno la perfezione che questo live trasuda ad ogni ascolto: dalla potenza distorta e oppressiva delle chitarre della coppia Peres/West alla perfezione metronomica della batteria di Donald Tardy (che duranta la canzone “I'm in pain” si lancia in un breve e tecnico assolo), dalla percussiva cavalcata del basso del gigante Wetkins alla licantropica voce di john tardy, una delle voci più originali di tutto il panorama death metal. L'esibizione è una carrellata, di circa un'ora, di tutta la discografia dei floridiani, quindi contiene le gemme di “Cause of death”, la perle grezze e sporche di “Slowly we rot” e tutta la malsana pazzia musicale di “World demise”, “The end complete” e “Back from the dead” (per me un tassello traballante nella loro carriera).

Quindi, come prevedibile, la track d'apertura proviene dall'allora ultimo disco (Back from the dead), parlo di “Download”, eseguita con perizia maniacale, per passare velocemente a “Chopped in half” e “Turned Inside out”, entrambe prese da "Cause of Death". L'esecuzione alle mie povere orecchie è perfetta e si sente nitidamente il carisma in sede live di questa band. Si continua con “Threating sky”, “By the light” (da Back from the dead), e “Dying” per arrivare al primo delirio puro: con la canzone “Cause of death” scoppia la qualità e il marchio che ha reso grandi gli Obituary. “I'm in pain”, “Rewind” e “'Til Death” continuano a creare quell'atmosfera malsana e a tratti claustrofobica che si respira ascoltando gli Obituary. La potenza sonora è ineccepibile e grandiosa e la band dal vivo rende; rende eccome! “Kill for me” continua il massacro sonoro, seguita egregiamente da “Don't care” e “Platonic disease”. Prima del finale pieno di aggressiva e sporca bellezza ci sono “Back from the dead” e “Final Thoughts”. E la conclusione è affidata alla maestosità oscura di “Slowly we rot”, inno del metal estremo targato obituary.

I 5 del Necrologio non stupiscono certo per evoluzione stilistica, né per progressioni o cambiamenti sconvolgenti. Anzi, rimangono ostinatamente ancorati alla loro tradizione che li vuole puramente chiusi nel loro guscio compositivo. E questo live ne sottolinea sia l'aspetto musicale che anche attitudinale, visto che questo “rimanere sé stessi” implica una forte dose di professionalità ma anche di qualità. Prima del loro lungo esilio dal mondo musicale (duranto 8 anni e ultimato lo scorso anno con l'uscita di “Frozen in time” ) gli Obituary ci regalorono un documento musicale, intriso di violenza sonora, di aggressività e pazzia, e questo è appunto "Dead": un piccolo ma affascinante manifesto di follia sonora, tutta dal vivo.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra 'Dead', unico live album degli Obituary, pionieri del death metal classico. Il disco cattura potenza e precisione sonora, esaltando l’energia della band durante una performance intensa. La critica evidenzia la coerenza stilistica e il valore storico della band, sottolineando la qualità e professionalità del quintetto. Un manifesto live di violenza sonora e follia metallica, imperdibile per gli appassionati del genere.

Obituary

Gli Obituary sono una band death metal statunitense originaria di Tampa (Florida), considerata tra i gruppi fondamentali della scena death metal floridiana. Sono noti per un sound pesante e spesso cadenzato, e per lo stile vocale distintivo di John Tardy.
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