L'ultima fatica degli Origin (Paul Ryan, Mike Flores, James Lee, John Longstreth e Jeremy Turner), band Brutal Death Metal formatasi nel 1997 in Kansas negli Stati Uniti, è datata 2005 ed ha il titolo di "Echoes Of Decimation".
L'album vuole proseguire la via intrapresa in "Informis Infinitas Inhumanitas" disco del 2002 dove gli Origin avevano aumentato lo spessore tecnico/compositivo rispetto agli esordi, tanto da venire considerati in alcuni frangenti una band di Technical Death Metal. La band è caratterizzata dal fatto di non avere un vero e proprio cantante fisso, visto che quasi tutti i componenti si alternano al microfono. Nell'album quindi il canto risulta disarmonico composto da growl alternato a scream (Un pò sullo stile di George Fisher dei Cannibal Corpse, ma ad un livello forse ancora più esasperato). Il batterista macina tempi di doppia cassa molto rapidi, tipici del genere, anche se ci sono certamente batteristi superiori (basti vedere Flo Mounier o Henning Paulsen). Il riffing è buono e vario e sembra essere studiato apposta per supportare le variazioni del canto. Tutto questo può sembrare il preludio ad un ottimo lavoro, che invece a mio avviso non raggiunge la sufficienza.
Il motivo è l'eccessiva freddezza, tutto semba studiato e soprattutto già sentito. Sembra di ascoltare una delle tante band emergenti che cercano di spiccare rifacendosi ai grandi del passato senza per giunta riuscirci in modo perfetto. Musicalmente il gruppo è certamente valido, ma manca purtroppo la parte emozionale, che è quella che fa distinguere un cd tra mille, sembra quasi che il gruppo tenda a voler mostrare la propria bravura piuttosto che impegnarsi a colpire l'ascoltatore emotivamente. Ascoltare questo album o uno qualunque di Brutal Death Metal di medio livello equivale più o meno alla stessa cosa, forse di questo vi colpirà maggiormente l'aspetto tecnico, ma nulla di più. Ad alcuni potranno piacere, ma a me di questa band non è rimasto nulla. Forse è vero che non ci si poteva aspettare un capolavoro simile ad album come "Tomb Of The Mutilated", "None So Vile" o "Effigy The Forgotten", solo per citarne alcuni, ma qualcosa di più si poteva fare.
Analizzando più a stretto il cd si può dire che il blocco centrale sia certamente il migliore, formato dal trio "Designed to Expire", "Cloning the Stillborn" e "Staring from the Abyss", probabilmente le canzoni migliori del cd, o meglio, le uniche che siano sufficienti a mio avviso, ma che non riescono a risollevare da sole le sorti dell'intero album.