Copertina di Oxbow Thin Black Duke
sfascia carrozze

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Per appassionati di musica alternativa, rock sperimentale e fan di band che puntano all'innovazione senza perdere identità
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LA RECENSIONE

Non so: personalmente ho sempre ammirato i gruppi che amano non ripetersi.

Però ho anche sempre detestato i gruppi che non ripetendosi facevano qualcos'altro di "troppo".

Per non dire poi di quelli che si riducono a fare troppo poco di qualcos'altro.

E poi ci sono quelli che non ci sono più o che sembra che abbiano smesso: e quindi non ti poni neanche il problema.

Poi magari scopri che c'erano ancora e che anzi sono sempre stati da qualche parte. Ma qua.

Magari leggermente diversi, ma se li ascolti con attenzione ti accorgi che non lo sono affatto.

Sono così astuti da darti l'illusione ottica (uditiva) di "mutazione" ("Cold & Well-Lit Place"), ma poi aguzzi le antenne e t'accorgi che è solo la coloritura dell'epidermide e/o della corazza
che invecchia.
Restando sinuosa e lucida.
Lugubre. Quasi ferale ("Letter Of Note").

Si tratta di un processo naturale di difesa e adattamento alla realtà circostante. E anche della presa di coscienza dei propri mezzi e limiti.
Non è cosa di poco conto.
Ma si tratta anche di una strategia micidiale di attacco: ("A Gentleman's Gentleman") quei nervi tesi, quella muscolatura tozza, ma soprattutto l'intelletto resta sempre il medesimo.
Solido. Lurido. Vivido.

Poco importa della inferiore velocità di frequenza del dimenarsi degli arti, della maggiore propensione agli interstizi silenziosi e della quantità di decibel scaraventati sul microfono.

C'è sempre quella sensazione diffusa di malsana umbratilità ("Ecce Homo").

Ma li riconosci. E subito.
Non si sfugge.
Sempre diversi ma sempre uguali.
Sempre Loro. E solo loro.

The Oxbow.
Appunto.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza l'album Thin Black Duke degli Oxbow come un'opera che, pur mostrando apparenti mutazioni stilistiche, mantiene salda la propria identità e intensità. Il disco viene descritto come una sintesi di evoluzione e coerenza, con atmosfere cupe e un'intelligenza musicale distintiva. Nonostante la complessità, si percepisce sempre la riconoscibilità della band.

Tracce

01   Cold & Well-Lit Place (00:00)

02   Ecce Homo (00:00)

03   A Gentleman's Gentleman (00:00)

04   Letter Of Note (00:00)

05   Host (00:00)

06   The Upper (00:00)

07   Other People (00:00)

08   The Finished Line (00:00)

Oxbow

Oxbow è un gruppo experimental/noise rock di San Francisco formato nel 1988 da Eugene S. Robinson (voce) e Niko Wenner (chitarre, composizione), con Dan Adams (basso) e Greg Davis (batteria). Coniugano blues e rumore in dischi come Fuckfest, King of the Jews, Serenade in Red, The Narcotic Story e Thin Black Duke.
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