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Fallo sulla apposita barra grigia.
L’1 febbraio 1996 – vent’anni fa – usciva in libreria Infinite jest di David Foster Wallace, una delle opere più importanti e discusse, ma forse in proporzione anche meno lette, della letteratura moderna. Il romanzo – se di romanzo si può parlare – fu lanciato dall’editore Little, Brown and Company come il libro che avrebbe cambiato la letteratura americana. Fu un successo istantaneo. A fine marzo Infinite Jest – lungo 1079 pagine con un’appendice di 388 note a piè pagina – era stato ristampato sei volte, e vent’anni fa le ristampe non erano striminzite quanto possono esserlo oggi. In pochi mesi Foster Wallace – che a quel tempo aveva 34 anni e insegnava all’Illinois State University – divenne una specie di rock star della letteratura. Il resto lo fecero i capelli lunghi e la bandana, il fisico e le spalle giganti e il suicidio per impiccagione avvenuto il 12 settembre 2008. (cit. da ilpost.it del 1 febbraio 2016)
Che dire? Sono arrivato oltre la metà di questo libro o romanzo intitol
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