"Un dollaro e venti centesimi"
racconto di Charles Bukowski
Più di tutto gli piaceva la fine dell’estate, no l’Autunno, forse era autunno, sia come sia, faceva freddo alla spiaggia e lui amava fare delle passeggiate sulla battigia subito dopo il calar del sole, non c’era in giro nessuno e l’acqua sembrava sporca, l’acqua assomigliava alla morte, e i gabbiani non volevano addormentarsi, odiavano addormentarsi. e i gabbiani calavano in basso, volavano bassi domandandogli gli occhi, l’anima, quel che restava della sua anima.
se non vi è rimasta molta anima, e lo sapete, vi resta ancora dell’anima.
poi lui si metteva a sedere e fissava l’acqua fino all’orizzonte e quando si fissa l’acqua fino all’orizzonte, diventa difficile credere in qualsiasi cosa. ad esempio che c’erano nazioni come la Cina o gli Stati Uniti o un posto come il Vietnam. o che una volta era stato bambino. no, pensavi un po’ su, non era poi così difficile crederlo; la sua infanzia era stata un inferno, non riusciva a dimenticarla una cosa così. e la maggiore età: tutti i lavori e tutte le donne, e poi niente donne, e adesso niente lavoro. un barbone a 60 anni. finito. un niente. aveva un dollaro e venti centesimi di spiccioli. una settimana d’affitto già pagata. l’oceano… ripensò alle donne. qualcuna era stata brava con lui, altre erano state semplicemente pallose, scroccone, un po’ matte e terribilmente dure. stanze e letti e case e Natali e lavori e canti e ospedali, e noia, giorni e notti noiosi, senza senso, senza una chance.
adesso a 60 anni valeva un dollaro e venti centesimi.
poi li sentì alle spalle che ridevano. avevano coperte e bottiglie e lattine di birra, caffè e panini. ridevano, ridevano. due ragazzi, due ragazze. corpi snelli, flessuosi. nemmeno una preoccupazione. poi uno di loro lo vide.
“Ehi, ma cos’è QUELLO?”
“Gesù, che ne so?”
non si mosse
“Ma è un essere umano?”
“Ma respira? SCOPA?”
“Scopa COSA?”
risero tutti insieme
lui levò in alto la sua bottiglia di vino. ne era rimasto un po’. era il momento giusto per berlo.
“si MUOVE! guardate, si MUOVE!”
si alzò, si scrollò la sabbia dai pantaloni.
“ma ha braccia, gambe! ha una faccia!”
“una FACCIA?”
scoppiarono nuovamente a ridere. non riusciva a capire. i ragazzi non fanno così, i ragazzi non sono così cattivi. cos’erano questi?
gli si avvicinò.
“non bisogna vergognarsi d’esser vecchi.”
uno dei due ragazzi stava scolando una lattina di birra. la gettò da parte.
“ma bisogna vergognarsi degli anni sprecati, nonno. tu mi dai la sensazione di roba sprecata.”
“sono ancora un uomo in gamba, figliolo.”
“supponi che una di queste ragazze ti facesse vedere un po’ di fica, nonno, cosa faresti?”
“Rod, non PARLARE così!”
era stata una ragazza coi lunghi capelli rossi a parlare. si stava mettendo a posto i capelli scarmigliati dal vento. sembrava ondeggiare al vento, coi piedi agganciati alla sabbia.
“che ne dici, nonno? cosa faresti? eh? cosa faresti se una di queste ragazze te la desse?”
cominciò a camminare, fece una diversi