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Lo strano frutto di cui si parla in questa "canzone" (sempre che non intendiate per canzone un termine riduttivo e simile a "canzonetta", nel qual caso codesta dovrebbe essere annoverata tra le opere immortali dell'ingegno umano...) è in realtà il cadavere di un nero impiccato ad un albero, nell'epoca in cui, formalmente fuori dall'era dello schiavismo, nel sud (ma non solo) degli USA si usava riservare tale fine ai colored anche solo sospettati di qualsiasi reato, dall'abigeato al furto di una mela dall'albero di un bianco.... e a volte anche per nessuna ragione valida, così, per fare da esempio per i "negri che alzano troppo la cresta"...... Il brano lo dobbiamo ad un professore comunista americano, Abel Meropol, che lo scrisse dapprima in forma di semplice poesia e poi lo musicò, presentandolo alla Holiday che lo incise nel 1939, pur sapendo di avere a che fare con un testo che non faceva riferimento agli argomenti "soliti" del suo repertorio, come l'amore nelle sue accezioni più dolenti e l'abbandono. Quasi subito ne fece dapprima un suo personale inno antisegregazionista e poi, inevitabilmente, uno standard ancor oggi eseguito da chi voglia non soltanto mettersi alla prova come esecutore di canzoni ma soprattutto da chi intenda calarsi nell'orrore del razzismo e della cecità morale più completa. Su tutte ricorderei le versioni di Robert Wyatt e di Annie Lennox, particolarmente struggenti.
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