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Molti - più qualcuno - non capiranno la tragedia di chi non sa cosa sia una Frasca in senso furlano.
Inutile spiegarlo agli integrati, agli esigenti, ai sofisti: essi vennero a disciplinare, a irreggimentare, a trattare a spintoni proprio quelli che erano emigrati nelle Frasche per non essere irregimentati, divisi, trattati a spintoni.

Non scriverò mai una recensione; ma non perché non potrei, bensì perché sono un bianco animale paziente, come il deserto. In attesa che la vostra civiltà crolli, come tutte le altre.

Il mio (rip) amico Tellio nel 6 maggio del 1976, durante il terremoto, stava con il "titolare" a Gemona (praticamente poi - con Venzone - quasi rasa al suolo) in una Frasca - appunto - tipo cantina situata sotto il livello del suolo.
Mille morti, quasi tutti lì.

I soccorritori li hanno disseppelliti tre giorni dopo, sbronzi in maniera indelebile, che si lamentavano della luce del sole!
Quelli erano UOMINI, cazzo!

Voi non bevete, non fumate, non vi droghate, ascoltate il rappe, l'ippeóppe o la trappe, o la musica positronica senza leggere Asimov, non sapete cantare né, siammái, suonare: anche noi non sapevamo un cazzo, ché arrivavamo letteralmente dalle stalle.
Ma lì abbiamo avuto paura, sul serio. Paura non solo di morire, ma della 'civiltà' estranea che sapevamo sarebbe succeduta alla nostra pacata esistenza.
Molti di voi no, e si vede, si legge, si sente.

Non è colpa vostra, lo so.
Anche se vi consiglio una memorabile antologia dell'immensa Daphne Du Maurier (quella degli "Uccelli" di Hitch) che si chiama "Il punto di rottura".
Tutti l'avete avuto: e se non ve ne siete accorti vuol dire che non siete in grado di capire ciò di cui sto parlando.
Non che la cosa m'interessi.
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