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Ne me quitte pas, Jacques Brel Mentre "The Beatles" facevano svenire le ragazze con i loro ciuffi ribelli ed i sorrisi sfrontati e giovanili, un artista diverso e profondamente più cupo stava già incantando il pubblico europeo. La figura sul palco indossava abiti sobri e urlava come un bluesman del Delta di inizio secolo. Si tratta, ovviamente di Jacques Romain Georges Brel, musicista belga degli anni '60, ma anche poeta e regista, fu soprannominato "il maestro della chanson moderna" e influenzò artisti come Leonard Norman Eliezer Cohen, David Robert Jones alias David Bowie, Noel Scott Engel alias Scott Walker, Francis Albert "Frank" Sinatra e Nicholas Edward "Nick" Cave e parecchi altri, senza dimenticare i nostrani Bruno Lauzi, Fabrizio De André, Francesco Guccini, Gino Paoli, Giorgio Gaber, Luigi Tenco, Roberto Vecchioni, Sergio Endrigo, e chi più ne ha più ne metta. Morì non ancora cinquantenne a causa di un cancro ai polmoni, iniziato dieci anni prima. Ancor giovane, decise di abbandonare la sua carriera di cantante per ritirarsi a vivere nella Polinesia francese, c/o le Isole Marchesi dove fu seppellito. Le sue canzoni sono state reinterpretate in 95 lingue. #storie
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con calma
DeBaser dice
proprio adesso
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