Lo “J’Accuse” di esaedro
Ecco un testo dal tono polemico, sarcastico e ricercato, senza insulti diretti ma con diverse stoccate:
A voi che a tutto quello che non capite date del troll.
A voi, custodi autoproclamati dell'ortodossia digitale, sacerdoti di un conformismo travestito da spirito critico, che avete trasformato una piattaforma in una residenza permanente e una sezione commenti in un domicilio esistenziale.
A voi che, dinanzi a qualsiasi voce stonata rispetto al coro, non esercitate il dubbio ma invocate immediatamente l'etichetta più comoda, come se classificare fosse comprendere e screditare fosse argomentare.
Osservo con una certa curiosità antropologica questa singolare tribù di presenze costanti, sempre reperibili, sempre all'erta, sempre pronte a presidiare il territorio virtuale con una dedizione che raramente si riscontra nelle occupazioni del mondo reale. Una comunità che sembra aver sostituito l'esperienza con la reazione, la leggerezza con la vigilanza e l'ironia con la sospettosa ricerca di nemici immaginari.
C'è qualcosa di straordinariamente malinconico nel vedere individui che interpretano ogni dissenso come una provocazione, ogni battuta come un'offesa e ogni differenza come una minaccia all'equilibrio del gruppo. Come se il sorriso fosse diventato un linguaggio dimenticato e l'autoironia una competenza estinta.
E poi c'è il fenomeno più interessante: la coesione improvvisa. Persone incapaci di accordarsi su qualunque cosa che, come per incanto, trovano un'identità comune nel tentativo di isolare chi non recita il copione previsto. Una sorta di solidarietà negativa, fondata non sulla condivisione di idee ma sulla necessità di individuare un bersaglio collettivo.
Forse è il destino di certi ambienti chiusi: quando il confronto si impoverisce, l'esclusione diventa intrattenimento; quando mancano gli argomenti, resta soltanto il riflesso condizionato dell'attacco; quando la realtà offre poco entusiasmo, la caccia simbolica a un presunto disturbatore regala l'illusione di uno scopo.
Continuate pure. Io, nel frattempo, continuerò a considerare piuttosto curioso che chi vede troll ovunque finisca spesso per rivelare molto più di sé che degli altri.