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Abruzzo, una regione bagnata da 3 mari
Marsilio sul meme: «Son venuti a cercare i tre mari, han trovato il Mar Silio»
23 Gennaio 2026
Le scelte del ministro Giuli per il Cda dei Musei d’Abruzzo fanno esplodere la polemica. Il presidente della Regione Abruzzo replica a testa bassa alle accuse di D’Alfonso: “Definita come la preside di “Faccetta nera”, è tutto falso: spero si vada in tribunale e qualcuno rinunci all’immunità parlamentare”
Redazione
CHIETI. Il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio di Fratelli d’Italia non ci sta a incassare e contrattacca il Pd: «Nel ringraziare il ministro Alessandro Giuli per la nomina del cda dei Musei archeologici nazionali di Chieti, voglio esprimere la mia solidarietà alla professoressa Laura D’Ambrosio, oggetto di una vera e propria aggressione squadristica da parte del Partito democratico, prontamente rilanciata da Repubblica». Marsilio è un fiume in piena: «Aggressione che si fonda su una calunnia e una mistificazione che va avanti da ormai tre anni, alimentata dal “grave torto” che D’Ambrosio ha avuto di volersi candidare alle scorse regionali a mio sostegno. Perché, come è noto, se gli uomini e le donne impegnati nel mondo della scuola, dell’università, della cultura, dell’arte e dello spettacolo si candidano con la sinistra diventano un modello di impegno civico e il loro contributo nobilita la politica e il partito in cui militano. Se accade lo stesso a destra, si chiama “occupazione del potere” e si grida alla strumentalizzazione delle istituzioni culturali».
Poi, il presidente ricostruisce il motivo della discordia, cioè l’inno “Faccetta nera” cantato nella scuola di Nereto: «Come dimostrato già nel 2024, nella scuola diretta da D’Ambrosio a nessun bambino fu mai “imposto di cantare Faccetta Nera”, come il fanfarone deputato del Pd D’Alfonso oggi torna ad accusare. La D’Ambrosio, ricevuta la denuncia di un fatto così grave, attivò prontamente il relativo procedimento disciplinare. Nel corso del quale la docente “incriminata” dimostrò abbondantemente che non ci fu alcuna apologia, né venne “imposto” alcunché agli studenti, ai quali la canzone venne fatta conoscere solo per ricostruire il contesto culturale e sociale dell’epoca, debitamente introdotta da una chiara stigmatizzazione negativa. Peraltro», sottolinea Marsilio, «la docente accusata di “nostalgie fasciste” si era contraddistinta sin dal 2016 per numerose e ripetute iniziative di rievocazione e celebrazione della Giornata della Memoria e di altre date simboliche della Resistenza e dell’antifascismo, in collaborazione con la locale sezione dell’Anpi. Per questo, e dopo due occasioni di incontro e chiarimento con i genitori della classe, il caso venne chiuso e archiviato».
Marsilio continua: «Ma, pur di attaccare il sottoscritto, quando la D’Ambrosio si è candidata alle regionali per sostenermi, la macchina del fango è ripartita. Tornando a calpestare la dignità professionale e umana delle persone coinvolte, facendo strage della verità e
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