Anche questa volta il regista firma una pagina degna del Cinema con la C maiuscola, se ce ne fosse ancora bisogno a dimostrazione che Paolo Sorrentino era, è e rimarrà un fiore all'occhiello negli annali del cinema italiano e di quello internazionale ovviamente.
Parte della trama non potrebbe essere più attuale, viste anche le ultime grazie concesse dal Presidente della Repubblica Italiana a metà aprile, tra cui quella a Nicole Minetti, che ha fatto ed ancora fa discutere in molti.
Sì, perchè i fatti qui narrati prendono proprio spunto da una grazia che Sergio Mattarella concesse nel febbraio 2019 ad un uomo colpevole di omicidio e condannato per aver ucciso la moglie malata di Alzheimer.
Il termine “grazia” oltre che “perdono” ha svariati significati e nel film si possono rilevare anche diversi tipi di grazia oltre a quello principale, come la grazia del portamento, la grazia nella danza, la grazia dell'intelligenza, la grazia del dubbio, la grazia nell'assenza di gravità, la grazia della verità, la grazia insita anche nella musica commerciale o nel rap (qui rappresentato da Cosimo Fini alias Guè Pequeno).
I temi toccati da Sorrentino sono i più svariati e sorprendenti, primo tra tutti quello della grazia come condono della pena, ma anche quello sofferto dell'eutanasia non solo umana e chi lo vedrà capirà, il tema del Papa nero (grande amico del Presidente) con alcuni aspetti religiosi che si porta dietro, il tema del tradimento coniugale, il tema della genitorialità con le sue implicazioni ed incomprensioni e legami affettivi indissolubili.
Resta una domanda di fondo espressa varie volte nel corso della narrazione ovvero: di chi sono i nostri giorni?
Di solito non spoilero ma stavolta la tentazione è troppo forte per cui non leggete quel che segue se non volete conoscere il finale, dunque: la pellicola termina con queste cinque parole, “Non rompere il cazzo eh...” dette con una certa “mala” grazia da una signora molto vicina al Presidente (impersonato magistralmente da Marco Antonio “Toni” Servillo e non poteva essere altrimenti, premiato alla Biennale di Venezia con la “Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile”).
PS commenti del regista dichiarati alla Biennale di Venezia che reputo meritevoli d'esser qui inseriti:
è un film d’amore, questo motore inesauribile che determina il dubbio, la gelosia, la tenerezza, la commozione, la comprensione delle cose della vita, la responsabilità.
il mio Presidente della Repubblica è verosimile ma rigorosamente inventato, dietro il suo aspetto serio e rigoroso, è un uomo d’amore.
è un film sul dubbio e sulla necessità di praticarlo, soprattutto in politica, soprattutto oggi, in un mondo dove i politici si presentano troppo spesso col loro ottuso pacchetto di certezze che provocano solo danni, attriti e risentimenti, minando il benessere collettivo, il dialogo e la tranquillità generale, questo mio Presidente è un uomo mosso dal dubbio.
è un film su un dilemma morale, firmare o non firmare, da cattolico, una legge difficile sull’eutanasia, ho sentito la necessità di farlo in un momento storico in cui l’etica, alle volte, sembra essere opzionale, evanescente, opaca o comunque tirata troppo spesso in ballo solo per ragioni strumentali. l’etica è una cosa seria., tiene in piedi il mondo e questo mio Presidente è un uomo serio.