Copertina di Pavement Wowee Zowee
Lele_

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Per appassionati di indie rock, fan di musica alternativa anni '90, ascoltatori di rock sperimentale e cult album, critici musicali e curiosi di sonorità fuori dagli schemi.
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LA RECENSIONE

“Wowee Zowee” vede la luce nel 1995, a solo un anno di distanza da quel “Crooked Rain” che tanto era piaciuto a critica e pubblico e che ancora suonava nelle orecchie di entrambi grazie a pezzi da classifica (statunitense) della portata di “Cut Your Hair” o a momenti più intimi come la splendida “Gold Soundz”, e più in generale ad un sound fresco e un’attitudine a dir poco disimpegnata. Con tali premesse si pensava che i tempi fossero ormai maturi perchè il capolavoro dell’Indie Rock avrebbe visto la luce proprio ad opera del quintetto californiano. Ma avrebbero mai potuto i più inaffidabili cazzoni su questa terra mettere la testa a posto? Sarebbero mai riusciti a diventare seri professionisti e per una volta fare i compiti delle vacanze? La risposta è scontata: assolutamente no.

E così, invece degli attesi plasticoni pop da classifica, ecco le 18 tracce inconsistenti quanto intense di “Wowee Zowee” , tra le quali spiccano: la vibrante apertura di “We Dance” - una ballad acustica che si perde per strada e nemmeno riesce ad arrivare alla fine (“You can't enjoy yourself, I can't enjoy myself…” ), “Father to a sister of thoughts” – folk-Rock secco che mette in luce le “doti vocali” di Malkmus, qui più virtuoso che mai, coadiuvato da una steel guitar che rende l’atmosfera carica di polvere, roccia e stivali sporchi (“Angel of corpus christi, you're so mystic tell me what I want to hear... ” ), “Fight this generation” – ballad sgangherata a due tempi nella quale si passa dall’impotente accettazione della propria natura alla negazione di ciò che non vi appartiene (“Nobody's crying cause there's no one to score for… ” ) e per finire “Half A Canyon” – un protoblues elettrico e dilatato dove trovano spazio tutti i clichés della Pavement composizione, a cominciare da versi incomprensibili e ululati sparsi lungo tutto il cantato per finire col tipico cazzeggio multi-tempo con annessi solo arpeggiati… passando addirittura per un organetto psichedelico (“Ooooooooh, shit baby!” ).

No, “Wowee…” non contiene hit da classifica sebbene cominci a rivelare una natura pop, e viene presto liquidato dalla citica più perché disattende le aspettative di cui sopra che per la reale poca sostanza messa sul fuoco dai nostri, che, nonostante tutto, riescono a confezionare un disco dignitosissimo. Se fosse un piatto? Gratin di maccheroni al taleggio e curry, da servire con un rosso fermo, magari calabrese…

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Riassunto del Bot

Wowee Zowee, il terzo album dei Pavement del 1995, delude le aspettative di un capolavoro pop da classifica, ma conquista con la sua intensità e sperimentazione. Le 18 tracce mostrano un mix di folk, blues e rock con testi e arrangiamenti eccentrici. Non ci sono hit immediate, ma il disco rimane dignitoso e interessante, ideale per chi apprezza l'indie rock fuori dagli schemi.

Tracce testi video

Pavement

I Pavement sono un gruppo indie rock statunitense nato a Stockton (California), fondato da Stephen Malkmus e Scott Kannberg. Attivi negli anni 1989–1999 e poi riuniti nel 2010 e dal 2022, hanno pubblicato per Matador una serie di dischi diventati pietre miliari del lo‑fi e dell’alternative anni ’90.
14 Recensioni

Altre recensioni

Di  Kurtd

 Mi dicevano: non guardare il grande fratello, guarda Zeitgeist.

 Mi dicevano tante cose... mi dicevano tante cose le voci nella mia testa, ma io puntualmente ascoltavo questa canzone.


Di  zaireeka

 Il la-si, la-si, la-si di "Grounded" mi ricorda un orologio che batte il tempo, canzone con una malinconia nascosta che non riesco a decifrare.

 Appena terminato mi alzo dal mio posto a sedere, apro l’oblò fra lo sgomento degli altri viaggiatori, mi affaccio e tiro fuori un urlo, che non sapevo di avere in corpo.