Copertina di Pearl Jam Yield
TheBlackAngelsDeath

• Voto:

Per appassionati di rock alternativo, fan di pearl jam, cultori del grunge e della musica anni '90, ascoltatori in cerca di evoluzioni artistiche mature
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LA RECENSIONE

2 parole: Furore e rock, per circoscrivere l'ultimo sforzo dei pj degno di nota.
Furore è ciò di cui l'album deficita. Perlomeno in relazione agli illustri predecessori, ten su tutti. La voce è sempre quella potente un pò paternale del buon vecchio Vedder; i riff sono sempre quelli vagamente grungeosi della ben nota discografia. Ma la band non aggredisce più microfoni chitarre batterie et quant'altro col divin furore che accompagna inevitabilmente chi sa di aver grave sulle spalle l'insostenibile leggerezza di occhi, pugni e denti digrignati di una generazione. E questo non sempre è un male. Non ha più, però, nemmeno quel furore ispirativo che forse qualcuno chiamerebbe catarsi (termine tanto trendy che quasi quasi mi vergogno un po' ad usare), che ti porta ad urlare e denti stretti rabbia e dolore laceranti dentro aggrappato ad un'asta, chè ormai non importa più niente se non urlare.
Rock è ciò che l'album conserva. Nonostante tutto. Ed il rock è quello puro, quello che affanculotuttiquanti, quello che saltiamo tutti quanti insiemi che sarà come essere una cosa sola, un unico corpo un unico sentimento.
E dopo un po' ci si rende conto che questo cd è solo un semplice leggitimissimo cambio di prospettive. Per farla breve non siamo più nella notte umida e leggermente sinistra di una Seattle tra tombini fumosi e vagabondi che si riscaldano le dita delle mani scoperte dai guanti con timidi bivacchi sui marciapiedi. Siamo invece su una Mustang con specchietto e fanalino sinistro rotto a centoventi su una polveriera dell'Arizona, tra palle di fieno e aridi cespugli. Si guarda l'orizzonte e si parla di ciò che è stato.
Cinque ragazzoni dai capelli un pò imbianchiti, ma con ancora indosso i jeans strappati.

E' in questo contesto che Yield trova il suo più naturale profumo. Francamente imbarazzante in ogni tentativo di non essere ciò che è (vedi "War"), l'album serba comunque la sua sottile et un pò rozza poeticità, negli occhi un pò stanchi ed un pò riflessivi, ma sempre abbastanza incazzati, di quei cinque capelloni appoggiati alla loro Mustang ad ammirare il tramonto.

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Riassunto del Bot

Yield di Pearl Jam si presenta come un album maturo e riflessivo, caratterizzato da un rock puro ma con un tono meno furioso rispetto ai lavori precedenti. La band esprime un cambiamento di prospettiva, lasciandosi alle spalle l'atmosfera oscura di Seattle per approdare a paesaggi sonori più asciutti e consapevoli. Sebbene manchi un furore ispirativo più netto, l'album mantiene una potente energia rock, accompagnata da una poetica ruvida e sincera. Un lavoro legittimo e autentico di una band che guarda al passato con occhio critico ma sereno.

Tracce testi video

Pearl Jam

Pearl Jam, formazione nata a Seattle all'inizio degli anni '90, è tra le band più rappresentative del movimento grunge e del rock alternativo. Il gruppo è composto stabilmente da Eddie Vedder, Stone Gossard, Jeff Ament, Mike McCready e Matt Cameron, ed è noto per l'intensità dei live e per una discografia che include Ten, Vs. e Vitalogy.
71 Recensioni

Altre recensioni

Di  cliffburton86

 In quel tragico 11 Settembre 2001 io mi innamorai di questa band e della loro musica.

 Let it wash away... all those yesterdays...


Di  Goodwolf

 "Yield dei Pearl Jam è il miglior disco da strada mai pubblicato al mondo."

 "Accendi il motore, premi play e 'Brain of J' ti fa aumentare la velocità di 40 km all’ora."


Di  Hungry

 Yield è uno dei dischi che personalmente preferisco.

 Vedder si conferma un cantante capace di ipnotizzare come non si sentiva dai tempi di Morrison.