Pendragon
The World

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Nello splendore della rinascita progressiva degli anni '90 è fondamentale citare i Pendragon. Se già gli anni '80 erano stati terreno fertile per questo processo di riscoperta del progressive, grazie a gente come Marillion e IQ, negli anni '90 questa ripresa si concretizza ancor meglio (probabilmente perché non si ha più a che fare con alcune influenze ottantiane che venivano quasi imposte nelle produzioni del periodo ormai passato). Assieme a nomi come Arena, Spock's Beard, Flower Kings e altri, i Pendragon entrano a pieno titolo nel meglio del nuovo decennio progressivo. Proprio durante questi anni la band del tastierista Clive Nolan e del frontman Nick Barrett produce i tre maggiori capolavori della loro notevole discografia.

"The World" è sicuramente il loro primo lavoro davvero notevole nonché quello della maturità artistica e assieme ai due dischi successivi "The Window Of Life" e "The Masquerade Overture" rappresenta il momento di massima ispirazione della band. Personalmente non mi sento di annoverare i Pendragon fra i grandi del neo-prog anni '80 poiché in tale periodo hanno prodotto dischi non ancora al massimo della loro ispirazione ovvero un "The Jewel" sicuramente buono ma non ancora pienamente maturo e un tentativo di commercializzazione fallito con il disco "Kowtow"... ma fra quelli dei '90 non posso non metterceli.

Con questo "The World", ormai ventenne, la band scopre che le sonorità che meglio riescono ad esaltare le abilità compositive sono quelle di un progressive rock romantico e sognante dai toni a tratti quasi fiabeschi. Protagonisti a tal fine sono le tastiere di Clive Nolan con il loro approccio decisamente invadente e tendente al sinfonico ma anche abbastanza vario nei suoni, in grado di spaziare da tappeti di organo a suoni atmosferici, da suoni cristallini molto "fantasy" fino a suoni simili a quelli di un'armonica a bocca in alcune occasioni. Non da meno è però il lavoro degli altri strumenti, come ad esempio quello della chitarra, mai aggressiva, sempre in linea con l'impostazione molto melodica del disco, magari non appariscente in fase di accompagnamento ma strepitosa ed emozionale negli assoli. Non da meno neppure la prestazione vocale di Nick Barrett, che si sposa perfettamente con le atmosfere dell'album.

Qualcuno potrebbe criticare il lavoro, come altri importanti lavori neo-prog, perché "derivativo" ma non mi sento molto d'accordo con loro in quanto sebbene vi sia un'ispirazione a livello di atmosfere che potrebbe rimandare in qualche modo al prog anni '70 in realtà le melodie e i suoni sono decisamente più moderni e costituiscono tuttavia una sorta di distacco dal filone prog classico. Qualcun altro invece ne critica l'approccio forse un po' troppo orecchiabile ma il neo-prog il più delle volte vede nella maggiore orecchiabilità di fondo un marchio di fabbrica.

Orecchiabilità che fa da padrone un po' in tutto l'album ma in particolare nell'opener "Back In The Spotlight" caratterizzata da una struttura più o meno regolare, senza troppi cambi di melodia, dove l'accogliente tastiera di Clive Nolan fa da sottofondo ad un riff di chitarra quasi poppettaro il stile U2 ma molto efficace. Più articolata invece la seconda traccia "The Voyager" con la sua delicata parte iniziale acustica, gli splendidi suoni di tastiera nella parte centrale e il finale movimentato e sognante dove la chitarra di Barrett è protagonista con un assolo coinvolgente. "Shane" è invece più pinkfloidiana, caratterizzata da un ritmo lento e raffinato dove ancora una volta Nolan fa da sfondo ai leggeri e ordinati riff di chitarra. In "Prayer" si ha invece la sensazione che il romanticismo dei Pendragon tocchi il suo punto più alto: probabilmente è merito ancora una volta di Clive Nolan, che con i suoi passaggi di tastiera lenti e sognanti ci trasporta veramente in una sorta di mondo incantato che possiamo vedere solo con la nostra mente. Ma è probabilmente nella suite di 21 minuti "Queen Of Hearts" che l'equilibrio dei vari elementi trova il suo apice: la prima parte è sempre all'insegna del miglior Clive Nolan, con ottimi passaggi romantici, mentre la seconda è invece più movimentata ma sempre molto atmosferica, con un notevole lavoro anche della chitarra in fase ritmica con quel riff che sembrerebbe scandire molto bene il ritmo; l'ultima parte è invece più orecchiabile e chiude degnamente la suite. Ma anche il brano conclusivo è un'autentica perla: "And We'll Go Hunting Deer" è un brano estremamente delicato e malinconico dove un delicatissimo arpeggio di chitarra (dopo la bella intro tastieristica), sempre trainato da soffici parti di tastiera ci conduce molto dolcemente alla fine di questo ottimo lavoro.

E con questo grande album si apre il periodo più "fiabesco" dei Pendragon che caratterizzerà le loro composizioni nel periodo 1991-2001, prima del successivo cambio di rotta; un cambio di rotta che porterà lavori ancora una volta eccelsi sebbene più orientati verso un sound più cupo ed heavy. Ma la fase più ispirata è indubbiamente questa; è in questa fase che i Pendragon si sono imposti nome di spicco del neo-prog e pertanto qualunque album nuovo uscirà sotto il nome Pendragon sarà immancabilmente confrontato con i tre già citati, qualsiasi sia lo stile proposto.

"The World" è in ogni caso ottimo per avvicinarsi alla band; dà un'idea chiara di quello che è il sound della band nei tempi migliori e trasporta l'ascoltatore in un mondo fatato dove non esistono i problemi della vita quotidiana ma esistono l'immaginazione e la fantasia.

Se ami lasciarti guidare dalla musica e dalle emozioni che essa può regalare... ascoltalo!

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Commenti (Nove)

Rage
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questi son bravi, e questo è un bell'album, e questa è una bella recensione
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Rage
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comunque sto cazzo di termine DERIVATIVO ha rotto i coglioni. E se la PIZZA è un genere derivativo della FOCACCIA, vale qualcosa di meno? Ha un senso parlarne? Cribbio
BËL (01)
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matteodi.leonar
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Peggio dei Marillion: questi non li reggo proprio, anche se sanno suonare... Bellissima recensione però.
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TheJargonKing
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il migliore dei pendragon, comunque niente di ché
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holdsworth
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grazie matteo e jargon per l'indicazione, così me lo risparmio sto disco!XP
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pier_paolo_farina
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Si, il loro disco migliore. Un mix di Genesis e Pink Floyd, senza genio ma molta passione, umiltà e forza. A mio giudizio troppa chitarra solista: Barrett non ha la statura inventiva ed espressiva per condire quasi ogni pezzo con tre minuti di proscenio, una dose che ammazzerebbe chiunque a ben vedere, anche Gilmour. Massimo rispetto, gruppo che lavora sodo, bei suoni, belle atmosfere. Niente di epocale, musica tediosa se non la si ripone per qualche tempo prima di riprenderla.
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splinter
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Mah non sono molto d'accordo, a me Barrett con la chitarra solistica piace molto, lo trovo molto espressivo e melodico! Per me i suoi assoli al momento giusto si sposano perfettamente con le tastiere di Clive Nolan.
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Stoney
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Chitarra "solistica" l'avevo sentito dire solo a Richard Benson prima d'ora.
BËL (02)
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daniele tyr
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ragazzi qui bisogna avere il cuore, seno' senyitevi i vostri cazzo di dischi radical chic dove non ce n'e' bisogno!
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