Copertina di Pete Townshend Empty Glass
Jager Maister1

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Per appassionati di rock, fan degli who, amanti della musica anni '80, cultori di storie di artisti tormentati, ascoltatori di musica solista di qualità
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LA RECENSIONE

"La mia vita è un casino, aspetto che tu passi. . . me ne ne sto qui al bar con un bicchiere vuoto in mano" Questo è un passaggio della canzone che intitola l'album di Pete Townshend del 1980. A quel punto della sua vita le cose sembravano andare proprio così: la band con cui aveva eccitato il mondo, gli Who, il più fantastico mucchio di hooligans del rock, ridotta a un bolso dinosauro reso ancor più vecchio dal punk che pure a loro si era ispirato, il suo batterista e amico fragile Keith Moon morto due anni prima per troppa "good life"; lui stesso con la vita in bilico tra droghe e alcool, a 35 anni si sentiva un vecchio reduce. . .

Ma cos'è il genio, come diceva il Perozzi di "Amici miei"? Fantasia, intuzione, decisione e realizzazione, proprio quello che Townshend riesce a fare in questo disco, raccogliendo dieci formidabili canzoni come da tempo non ne scriveva più (e non ne scriverà, ahimè. . .), tanto che i suoi soci della band se ne risentirono non poco, per averle tenute per il suo lavoro solista. Attaccate l'ascolto con "Rough Boys", stavo per dire abbassate la puntina, perché è sul disco che lo sto riascoltando, inno e onore delle armi al movimento punk, travolgente con i suoi cori e il suo ritmo che si spezza in momenti di dolcezza, proseguite con "I am an animal" intensa e autobiografica, fluttuate tra le nuvole con le tastiere di "and i moved" e poi gioite danzando al ritmo di "let my love open the door"!

Che bel disco! Me lo ripeto da solo, e intanto assaporo la filosofica "A Little Is Enough", la title track e il rockone finale "gonna get ya", a concludere un lavoro opera di un artista geniale, tormentato ma sempre acuto e brillante, qui aiutato da ottimi strumentisti e dotato di una splendida vena compositiva, con un uso intelligente dei sintetizzatori che rimanda a "Who's next", capolavoro degli Who. Anche il suo successivo "All The Best Cowboys Have Chinese Eyes", pure se meno fortunato nelle vendite, è un bel lavoro, ma è qui che si prova davvero il piacere di ascoltare il "classico" suono di Townshend.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra 'Empty Glass' di Pete Townshend come un capolavoro solista, nato in un momento di crisi personale e artistica. L'album miscela punk, rock e atmosfere introspettive, evidenziando la bravura compositiva e l'uso intelligente dei sintetizzatori. Il brano 'Let My Love Open The Door' emerge come un classico indimenticabile. L'autore sottolinea la tensione tra il successo solista e la band originaria, gli Who.

Tracce testi video

02   I Am an Animal (03:48)

04   Let My Love Open the Door (02:45)

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05   Jools and Jim (02:36)

07   Cat's in the Cupboard (03:34)

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08   A Little Is Enough (04:41)

Pete Townshend

Chitarrista, cantautore e compositore inglese, cofondatore e principale autore degli Who. Ha concepito le rock opera Tommy e Quadrophenia e firmato una corposa carriera solista con album come Empty Glass, White City e Psychoderelict.
04 Recensioni

Altre recensioni

Di  Giancazzo

 Basta ascoltarlo e tutto viaggia nell’incredibile disarmante purezza e sincerità.

 Pete ha il talento di comunicare con la musica il proprio tormento e lo scopo con essa di esorcizzarlo.