Quando la madre di mia figlia decise di andarsene, ammaliata da altri mondi, da altre vite e altre vie, annoiata da un amore ormai non più, il mondo si oscurò, il passato divenne incerto, il presente un inferno, il futuro impossibile e inimmaginabile. Che ce ne fotte a noi, direte giustamente voi. Nulla, ma la storia di un dolore porta in sè le storie di tutti i dolori, di tutti i tradimenti. In fondo è questo che ci insegna l'arte, no? Ognuno di noi, o perlomeno chi di noi ha attraversato, sopravvivendo, l'inferno, in questo disco troverà una parte di sé, della propria storia, della propria (non) vita. Taccio della grandezza musicale di questa meraviglia, solo perché questa è un mezzo (grandioso, immenso, incommensurabile) per vomitare il male. E così dev'essere.
La sua potenza è intrinseca alla sua delicatezza, è forte perché raccontato in punta di dita.
"Sono perso, sono zittito, sono cieco - sono ubriaco di tristezza, annegato dalla follia."
Se è vero che il contesto influisce sulla qualità di un disco, allora questo Over era un capolavoro ancora prima di essere un disco.
Over è il non plus ultra dell'artista di Manchester, maestro delle torture e dei sentimenti umani.
«Senza convinzione non c’è vera arte.»
«Non credo in niente in nessuna parte del mondo.»