Copertina di Peter Sohn Elemental
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Per amanti dell’animazione, fan pixar, spettatori critici, genitori, cinefili interessati all’evoluzione degli studios, utenti disney+.
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LA RECENSIONE

"I miei genitori sono immigrati negli Stati Uniti dalla Corea all'inizio degli anni Settanta, lì hanno aperto un negozio di alimentari nel Bronx. Eravamo una delle tante famiglie che si erano avventurate in una nuova terra con sogni e speranze, in un unico crocevia di culture, lingue e piccoli bellissimi quartieri. Questo è quello che mi ha portato a Elemental" (Peter Sohn)

"Elemental" è il 27° classico Pixar, forse uno dei meno amati e dei più criticati (anche se, il successivo "Wish" saprà fare peggio) e che la Pixar non sia più quella della Golden Age 2001 - 2011 è cosa nota (in dieci anni ha sfornato capolavori entrati nell'immaginario colletivo, tra cui "Monsters & Co." e "Wall-E", con una continuità a cui nemmeno la Disney migliore ci aveva abituato). Poi, ovviamente, le idee finiscono, qualche grande nome si occupa più di produrre che di dirigere (come il deus ex machina John Lasseter) e a prodotti buoni (o molto buoni, si veda "Inside Out" si alternano opere discutibili o, a volte, pessime ("Il viaggio di Arlo", 2016). Certo, sono cambiati anche i gusti dei bambini e ragazzi, forse troppo "recintati" nell'Universo Social in cui ogni contenuto dev'essere rapido, veloce e sempre in movimento, anche se il movimento non porta a nulla, l'importante è che i tempi morti siano banditi, e dunque oggi un film come "Wall-E" (che ha già 18 anni di vita) farebbe storcere il naso, come invece non fu per quella generazione di pre-adolescenti che i social, in parte, ancora li ignoravano.

"Elemental" va a mille km/h, instancabile nei suo 101' in cui succede tutto, anche se a tratti sembri non succedere assolutamente nulla. Nella Grande Metropoli (che ormai è un tema così abusato da non far scintillare nemmeno gli occhi, da "Zootropolis" a "Robots", quest'ultimo però davvero ottimo, è un fiorire continuo di citazioni a "Metropolis" di Fritz Lang, che il pubblico a cui è rivolto "Elemental" non conosce) s'incontrano per caso Ember e Wade, lui acqua, lei fuoco. Già, la Grande Metropoli è formata solo da "elementi" (acqua, fuoco, terra e aria) tutti felicimente conviventi nello stesso spazio, perchè le differenze esistono ma si possono superare con il rispetto reciproco ed il reciproco accettarsi. E cosa c'è di più diverso dell'acqua che spegne il fuoco? Lìidea, per quanto un po' tirata per i capelli, potrebbe anche essere carina, è una specie di "Zootropolis" senza animali.

Epperò, la mancanza di un nemico da combattere (qui c'è una diga che riscia di straripare, e tutti i Fuochi se la fanno sotto, comprensibilmente) e la favoletta d'amore funzionano pochissimo, anche perchè l'insieme è telefonatissimo, e i due protagonisti si pigliano, si mollano, poi si ripigliano, poi si rimollano, poi di nuovo insieme con una velocità (e una stupidità) tale da non giustifcare le loro scelte, per quanto essendo adolescenti potrebbero anche essere compresi. La "chimica" fra i due non scatta praticamente mai, colpa anche di alcuni personaggi di contorno davvero scialbetti (si pensi al Padre di Fuoco, Bernie, che pare in punto di morte da metà film in poi ma, naturalmente, vivrà e finirà tutto a tarallucci e vino). Punti a favore: il ritmo forsennato, alcuni momenti comici incredibilmente riusciti (quando Wade presenta i propri genitori ad Ember effettivamente si ride parecchio), pochissime canzoni (quelle poche però sono brutte) ed un senso di grandeur estetica (e tecnica) che non puo', in molti momenti, non lasciare a bocca aperta (chi lo vide al cinema in 4K ne uscì, visivamente, allietato). In home video perde molto.

Le critiche furono feroci, e si concentrarono sull'esile (e sciocca) trama, ma in un film l'aspetto tecnico andrebbe, a mio avviso, sempre preso in considerazione, e da questo punto di vista nulla questio. E forse quella di Metacritic mi sembra la recensione migliore: "Elemental potrebbe non soddisfare pienamente come i più grandi film Pixar, ma rimane una storia solida raccontata con un talento visivo abbagliante". Il pubblico fu tiepido, ma uscì a ridosso del fenomeno "Barbie" (molto peggiore, a ben vedere, rispetto all'opera Pixar) e segnò il secondo peggior esordio nella storia della Pixar (29,5 milioni di dollari nelle casse americane), diventanto però, appena sbarcato sulla piattaforma Disney+ il film più visto di sempre (26 milioni di streaming). Segno dei tempi e di una, ormai consolidata, disaffezione da parte del pubblico (di qualsiasi paese al mondo) ad affollare le sempre più spoglie sale cinematografiche.

Nella versione italiana, tanto per cambiare, si cerca di rovinare un po' tutto, facendo doppiare il protagonista a Stefano De Martino (in originale Leah Lewis) ed una particina al motociclista Francesco Bagnaia, affidando la colonna sonora (in originale firmata da Thomas Newman e dal cantautore Lauv [Ari Strapans Leff]) a Mr.Rain. Ognuno maturerà la propria opinione, ma è una vecchia (ed ormai fin troppo consolidata) abitudine italiana quella di utilizzare doppiatori di grido, al di là dei loro meriti tecnici od artistici.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza Elemental, 27° film Pixar, sottolineando la sua eccellenza tecnica e visiva ma lamentando una trama debole e prevedibile, personaggi poco carismatici e una chimica latitante tra i protagonisti. Nonostante alcune gag riuscite e il ritmo elevato, il film non riesce a coinvolgere come i grandi classici Pixar. Migliora in streaming rispetto al debutto cinematografico, ma resta lontano dall'epoca d'oro dello studio.

Peter Sohn

Regista, animatore e attore vocale statunitense di origine coreana, noto per il lavoro con Pixar e per aver diretto Elemental (2023), The Good Dinosaur (2015) e il cortometraggio Partly Cloudy (2009).
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Altre recensioni

Di  Salesuliveires

 Una perla narrativa dalla luccicante aura di malinconia che diventa l’unico valido motivo per recarsi al cinema a guardare Elemental.

 Catatonico, pretestuoso e inconcludente com’è.