Copertina di Philip Glass Music in Twelve Parts (disc 1)
giovanniA

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Per appassionati di musica contemporanea, studenti di musica, cultori del minimalismo e sperimentazione sonora
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LA RECENSIONE

Un giorno nei primi anni '70, Philip Glass aveva suonato per un'amica un pezzo a cui stava lavorando e a cui aveva dato il titolo di "Music in Twelve Parts", essendoci nel pezzo stesso dodici parti o voci, cioè dodici linee di contrappunto. L'amica aveva commentato: "È bellissimo. Come saranno le altre undici parti?". Glass giudicò interessante il fraintendimento e decise di comporre altri undici pezzi che si sarebbero aggiunti al movimento originario. Così, partendo dai 18 minuti della "prima parte", Glass ha composto un totale di 3 ore e 25 minuti di musica: "Music in Twelve Parts", la più grande architettura sonora di ciò che in musica si sarebbe chiamato minimalismo.

Sono sette i musicisti necessari a dare vita a questa composizione: una voce femminile, due esecutori che suonano, ciascuno, flauto e sax soprano, uno ai sax contralto e tenore, tre alle tastiere. Ognuna delle dodici parti è un pezzo di musica a sé stante, con caratteristiche che rendono ciascun brano autonomo e diverso dagli altri. Non c'è rapporto di causa/effetto in questa musica, non c'è il concetto di sviluppo che aveva costituito sin dagli albori il DNA della musica occidentale. Ci sono invece delle piccole strutture melodico-armoniche ripetute centinaia di volte, delle cellule sonore che si rincorrono e si accavallano l'una sull'altra, in apparenza uguali a se stesse ma che a intervalli subiscono qualche piccolo cambiamento nella tessitura, quasi delle leggere scosse sismiche di assestamento. Il tempo è sempre molto veloce (tranne che nella "prima parte") e il ritmo pulsante è la caratteristica più immediatamente riconoscibile di questa musica.

Ecco il minimalismo, l'etichetta giornalistica usata per dare un nome a una corrente musicale nata negli Stati Uniti negli anni '60, e che avrebbe avuto in Philip Glass il rappresentante forse più autorevole. "Music in Twelve Parts", composta nel periodo 1971-74, è la summa delle tecniche compositive basate sulla ripetizione usate da Glass fino ad allora, e uno spartiacque rispetto alla sua produzione successiva.

Non è una musica difficile da ascoltare, questa. È basata sul sistema tonale, lo stesso di una canzone pop. È orecchiabile, ma al tempo stesso impressionante. Ti fa muovere sulla poltrona durante l'ascolto, ma è come se stessi passando attraverso un torchio. Avrebbero dovuto chiamarla musica massimalista, e forse non sarebbe neanche bastato a rendere l'idea.

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Riassunto del Bot

La recensione approfondisce 'Music in Twelve Parts', l'opera monumentale di Philip Glass composta tra il 1971 e il 1974. Con dodici parti autonome e caratterizzate da ripetizioni ipnotiche, l'opera è un esempio fondamentale di minimalismo musicale. La musica, pur basata su un sistema tonale accessibile, ha una forte impattività ritmica e un carattere impressionante che coinvolge l'ascoltatore. Glass combina i principi della ripetizione con sottili variazioni, creando una tessitura sonora unica e affascinante.

Tracce

01   Music in Twelve Parts: I (18:15)

02   Music in Twelve Parts: II (19:16)

03   Music in Twelve Parts: III (13:15)

04   Music in Twelve Parts: IV (17:19)

05   Music in Twelve Parts: V: Beginning (04:26)

Philip Glass

Compositore statunitense, figura di punta del minimalismo, attivo dagli anni Sessanta. Autore di opere come Einstein on the Beach (con Robert Wilson), Satyagraha e Akhnaten, e di celebri colonne sonore tra cui Koyaanisqatsi, The Hours, Mishima, Kundun e The Thin Blue Line.
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