I fumetti sono la mia comfort zone. Ne leggo da quando ero in fasce. Fumetti di ogni genere. Diabolik, Corto Maltese, Braccio di Ferro, Julia, Dampyr, Dylan Dog e via così. Non mi sono fatto mancare nemmeno le riviste di settore (in senso lato): Corriere dei Ragazzi, Linus, Fumo di China, L’Eternauta, Alter Alter… Totem Comics no. O meglio, sfogliavo la copia che comprava un mio amico. Distrattamente, con una punta (più di una) di snobismo. Mi ha sempre lasciato indifferente Totem Comics. Senza capire il perché di tanto odio. Fino a quando, qualche anno or sono, decisi di comprarne una copia in una sperduta bancarella di periferia. Pentimento! Folgorazione! Cacchio, che roba! E che fumettisti! Vulleimin, Edika, Wolinski, E Luca Boschi. Uno che destinava le sue chine alla Disney, uno sceneggiatore, un critico, un saggista, uno scopritore di talenti (fece esordire Leo Ortolani, per dire) e tantissimo altro. Uno che approfittava delle pagine di Totem Comics per dare sfogo alla propria creatività. Peraltro ne aveva a palate, di creatività.

A Luca Boschi, scomparso nel maggio dello scorso anno, l’Editoriale Cosmo ha dedicato un volume, dal titolo semplice ma efficace: “Totem. Boschi”, curato da Pier Luigi Gaspa. Centoventotto pagine per ripercorrere una carriera artistica bulimica, vissuta di corsa, in fretta, senza fermarsi un attimo se non prendere quel po’ di necessario respiro. Il libro raccoglie solo una parte della produzione di Boschi destinata alle pagine di Totem Comics (c’è anche qualcosa pubblicato su Il Mago, a dire il vero), ma si tratta di materiale parecchio significativo. Come le storie finite nella rubrica “X Y e C.”, le surreali avventure di Remorenzo Rizzuto, di Super Renza, di Lupo Nolberto (parodia del Lupo Alberto di Silver), i giochi enigmistici. E tanto altro. Soprattutto tavole messe insieme con modalità del tutto anarchiche, basate su canovacci folli, geniali, colti. Il meglio che si possa abbinare a un tocco ricco, rotondo, fantasioso, quasi punk.

Per Luca Boschi, Totem Comics è stata una palestra, ma anche il modo per esprimere un talento smisurato. A raccontarne le gesta, anche umane, ci pensa la bella introduzione di Luca Raffaeli, la cui lettura è fondamentale per entrare negli schemi (artistici e non) del disegnatore toscano. In quarta di copertina si legge: “Questo volume (…) rappresenta un omaggio a una figura che ha lasciato un’eredità professionale e umana davvero unica”. È il caso di quotare.

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