Copertina di Pink Floyd Live in Rome Palaeur,June 20,1971
pastore del rock

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Per appassionati di pink floyd, fan del rock psichedelico e progressive, collezionisti di bootleg, amanti della musica dal vivo storica
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LA RECENSIONE

Pink Floyd Live in Rome Palaeur, June 20, 1971.
Bootleg proveniente da nastro magnetico (qualità sonora buona ma con molto fruscio).

Dopo la stagione d’oro con Barrett, il quadriennio 68-72 risulta come il periodo di massima espessione musicale dei quattro Floyd. Non possiamo non evidenziare l’importanza fondamentale delle loro performance dal vivo dove proponevano in anteprima (con leggere modifiche di volta in volta per testare la reazione del pubblico) pezzi poi finiti sui vari album (questo fino al 1976 circa), inediti vari, e il loro repertorio del periodo che comunque veniva allungato leggermente producendo un effetto ancor più sconvolgente.

Ufficialmente i quattro ci hanno lasciato la parte live di Ummagumma, il live a Pompei e tre/quattro bootleg storici come le registrazioni BBC ma sono, permettetemi di dire, ben poca cosa rispetto a questo magnifico live dove a tratti sentiamo i Floyd predisposti a lunghe improvvisazioni che smentiscono in parte il luogo comune che li vuole scarsi musicalmente.

Il concerto inizia con la versione di "Atom Heart Mother" già sentita su altri bootlegs, più corta della versione ufficiale, senza i cori, la parte centrale e senza l’orchestrazione di Geesin. Mason picchia duro dando al brano quel tocco di maestosità e mentre Wright strimpella ottave micidiali, Gilmour sfrega la sua chitarra come una lima d’acciaio impazzita e il basso di Waters produci schiocchi vibranti. Interessante è la prima parte dei cori che viene eseguita da una voce lugubre (credo sia Gilmour) molto suggestiva. Segue poi "Careful With That Axe, Eugene" nella sua versione più classica, ma è in "Fat Old Sun" che i Floyd scatenano la loro sinergia, facendo impallidire l’originale su disco, con un lungo intermezzo improvvisato. Si continua con l’inedito "Embryo" splendido esempio di proto-suite composta agli inizi, l’archetipo dei Floyd, poi la bellissima "Cymbaline" con lungo intermezzo metà musicale dove riprende la melodia di "Careful Whit At Axe", e metà scenica riprendendo in parte la mitica suite "The Man", Gilmour con voce roca annuncia il prossimo pezzo "The Return Of The Sons Of Nothing", altri non è che la futura "Echoes" che uscirà qualche mese più tardi e viene suonata essenzialmente come quella che conosciamo su disco ma senza una stecca una.
Sul finire la sempre presente "Set The Control For The Heart The Sun" con la voce di Waters quanto mai suggestiva e una lunga cavalcata psichedelica come intermezzo dove piatti e tamburelli si scontrano come macchine da corsa, una splendida versione di "A Saucerful Of Secrets" dove i floyd si lasciano andare a improvvisazioni furiose e la santificata "Astronomy Domine" uguale alla versione di Ummagumma completano questa splendida serata dove il pubblico ha ascoltato con religioso silenzio.

Amen.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza il bootleg del concerto di Pink Floyd a Roma, 20 giugno 1971, sottolineandone la qualità sonora buona nonostante il fruscio. Viene valorizzato il periodo 1968-1972 come il massimo di espressione musicale della band, con improvvisazioni dal vivo che superano le versioni ufficiali. La performance è definita potente e suggestiva, con pezzi storici ed inediti eseguiti magistralmente.

Pink Floyd

Formati a Cambridge nella seconda metà degli anni Sessanta, i Pink Floyd sono tra i gruppi britannici più influenti del rock, noti per le produzioni psichedeliche iniziali con Syd Barrett e per i successivi concept album guidati da Roger Waters e David Gilmour.
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