Alla terza pubblicazione di carriera per i Poco è già giunto il momento per un album dal vivo, singolo. Il gruppo è in divenire… si è insediato da qualche tempo il nuovo bassista Tim Schmit e se ne sta andando il chitarrista fondatore Jim Messina, stanco di girare i palchi d’America e più attirato da un ruolo di semplice produttore. Non è quindi il periodo ideale per cercare un nuovo alchimista del suono e chiudersi in studio… ci si rifugia nella cernita delle migliori registrazioni di concerti tenuti nell’anno precedente (1970), accettando di pubblicare brani inediti direttamente in versione live.
L’album si rivela ottimo e vende assai più dei due dischi in studio precedenti, dai quali peraltro pesca alcune cose fra le principali. La ragione è che sul palco la band è grintosa e decisa, più accattivante che nelle produzioni di Messina in studio. Eppoi le sezioni strumentali, com’è di buona norma nel rock, vengono estese e variegate in maniera trascinante; inoltre i ragazzi cantano bene e ci danno dentro (pur in un ambito soft rock, ovvero country elettrificato ancora debitore della lezione di Gram Parsons, di Stephen Stills, della Band e degli altri pionieri di questo genere musicale).
Quattro brani risalgono al disco d’esordio “Pickin’ Up the Pieces”, solo uno dal secondo omonimo, l’altra metà del disco è inedita; vi si aggiunge solo una cover, in medley peraltro.
Nei concerti testimoniati da quest’opera spicca il talento di Rusty Young, che non canta (ancora) ma suona alla grande; a suo agio pure nelle scorribande bluegrass le quali, esperienza personale, sono molto ma molto toste da eseguire; molto di più dell’hard rock ad esempio: i suoni puliti e argentini non perdonano, si sente tutto, non vi sono distorsioni ad impastare e nascondere ed occorre essere precisi e decisi, agili e potenti.
Con quest’album finisce la prima fase del gruppo, quella un tantino anonima e decisamente spostata sul country. Con l’arrivo di Paul Cotton portatore di un gusto musicale abbastanza lontano dai compagni, e poco più in là la defezione dell’”ordinario” Richie Furay, comincerà la vera fase personale e pionieristica di quest’ottima, squisita, sottostimata band.