“Raccogliendo i pezzi” si riferisce al ricompattarsi, ricominciare, mettere insieme un nuovo progetto musicale dopo che il precedente si è concluso male. Alla fine del 1968 fanno questo i due chitarristi e compositori Richie Furay e Jim Messina, reduci dalla disgregazione dei Buffalo Springfield dei due galletti Stephen Stills e Neil Young. Sostituiscono perciò questi ultimi con il batterista George Grantham, il bassista Randy Meisner e infine il multi strumentista “Rusty” Young, che di nome fa Russell e non è certo parente di Neil, essendo fra l’altro losangelino e non canadese.
Nella copertina di quest’album di esordio (1969) però al posto di Randy Meisner appare un… cane! Gli è che il giovane bassista del Nebraska aveva litigato di brutto coi due boss fondatori mentre stavano ancora curando il mix finale del lavoro: voleva più spazio e importanza alla sua voce e in generale mettere becco nella produzione. Il risultato è che viene cacciato via, ma la traccia della sua chitarra basso viene lasciata nel mix così come la voce, quando impegnata nei cori. Le sue parti soliste vengono al contrario tutte stralciate e sostituite con il timbro altrettanto tenorile, benché meno attrattivo, del batterista Grantham. Meisner finisce così debitamente ringraziato nelle note di copertina in qualità di collaboratore esterno… E’ un suo vizio d’altronde quello di farsi buttar fuori dalle band: succederà anche cogli Eagles, sette od otto anni dopo.
L'album presenta undici episodi di puro country rock di fine anni sessanta e quindi ancora pionieristico, intimamente legato alle sonorità di Byrds, Flying Burrito Brothers, Gram Parsons… e Buffalo Springfield logicamente. I cori, futuro punto di forza della band, non sono per il momento sufficientemente curati e rigogliosi. Rusty Young tiene un ruolo ancor marginale, di coloritura, di cesello; non canta nulla, compone poco e lascia a Messina il ruolo di chitarrista egemone. Le cose cambieranno assai nel corso degli anni con il bravissimo nativo di Long Beach che diventerà il principale compositore e cantante dei Poco, nonché lo strumentista più in vista grazie al suo squisito tocco sui tanti strumenti a corde che è capace di maneggiare virtuosamente: steel guitar, dobro, mandolino, banjo oltre alle normali acustiche ed elettriche.
Non vi sono brani che svettano… mi sento di segnalare solo “Grand Junction”, strumentale semi-bluegrass non a caso dovuto per buona parte a Rusty Young, e magari anche “Oh Yeah” cantato da Messina. Quest’ultimo e Furay sono compositori competenti ma non si può dire geniali; entrambi hanno anche delle belle voci, tuttavia nello standard (altissimo, peraltro) americano.