Copertina di Prince Purple Rain
charley

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Per appassionati di musica rock, funk, new wave e cultura anni '80, oltre a fan di prince e collezionisti di album iconici.
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LA RECENSIONE

1984, USA: il luogo e il tempo di Springsteen, e del suo ritorno col blockbuster “Born in the USA”, culo inguainato dai jeans in copertina. Arriverà al primo posto, certo, ma ci rimarrà per poco a causa dell’arrivo di un inatteso concorrente: a inizio Agosto la Warner pubblica i nuovi 45 minuti di Prince, titolati “Purple Rain”, che accompagnano l’omonima pellicola. Risultato? Prince scalza Springsteen dalla vetta e vi si piazza per molto, molto tempo e il film omonimo entra nell’immaginario collettivo, e frutta al genietto un Oscar per la miglior canzone, “When Doves Cry”. Perché? Perché Prince è riuscito con questo album in cotanta impresa, a scalzare il working-class hero d’America dalle vette delle classifiche?

Perché il suo album è, se possibile, più americano, rock e catchy di quello di Springsteen, pur essendo sperimentale, intarsiato com’è di funk, LSD e new-wave, oltre che personalissimo: vi sono insomma tutte le sue fissazioni, dalla religione al sesso, alle ballad in cui si prostra ai piedi della sua amata. Basti pensare a quel capolavoro che è “When Doves Cry”: un singolo stravenduto, sta-ascoltato eppure senza una linea di basso, e con un intro di chitarra che tutto è fuorché pentatonico, con delle tastiere gelide e melodrammatiche tipiche della new-wave, una struttura sghemba e caracollante e un suono assolutamente scarno e minimale. Eppure, orecchiabilissimo, un successo. E “Take Me With You”? Una ballad psichedelica con le chitarre acustiche in bella mostra, ed una struttura semplice semplice; e poi c’è l’opening track, “Let’s Go Crazy”, ovvero Hendrix lisergico al cubo che incontra i Devo (e pensare che nel film in mezzo alla canzone Prince ci piazza un assolo di pianoforte dissonante); c’è poi l’ariosa, allucinata e strappamutande “The Beautiful Ones”, dove Prince fa sfoggio di tutte le sue qualità canore per regalarci una dichiarazione d’amore assolutamente drammatica; e poi la quasi-strumentale “Computer Blue”, racconto psichedelico dei problemi che Prince ha con un robot (è facile intuire, visto il personaggio) dalle funzioni sessuali. Vi sembra abbastanza? Oppure vi sembra non ci sia abbastanza sesso, sconcezze, pornografia estrema in quest’album del nostro? State pensando “ecco, per entrare nelle case delle allegre famigliole americane, si è auto-censurato… ”. Avete presente le scritte “parental-advisory”? Ecco, “Darling Nikky” ne è la causa. È la storia di un incontro sessuale sconvolgente (“my body will never be the same”) tra Prince ed una prostituta (nella quale addirittura alcuni hanno visto il diavolo) che si sta masturbando nella hall di un hotel, il tutto declamato tra urli e gorgheggi di natura orgasmica. E poi, c’è il funk tiratissimo e stringato di “I Would Die For You”, su un testo dalle pretese sessual-religiose e “Baby I’m A Star”, inno a se stesso e all’arrivo del proprio successo, che convince una volta di più sulla duplice natura di questo album: ennesima tappa sul percorso sperimentale del Principe e macchina sforna-singoli pensata per vendere. A chiudere, un pezzo storico, un omaggio sentito e brividifero al maestro, Jimi Hendrix: la title-track, “Purple Rain”, lunga litania in Do tra archi e pianoforte, con incredibile coda chitarristica. Un pezzo di storia del rock.

C’è tutto, troppo in Purple Rain: 45 minuti che sono un omaggio a due delle influenze più forti del Principe, cioè la psichedelia anni ’60 (vedi l’allora prossimo venturo “Around the World in a Day”) e l’hard-rock-blues di Hendrix, con lo sguardo buttato alla new-wave coi suoi arrangiamenti minimali; il tutto mischiato in modo tale da essere facilmente digirebile al grande pubblico e graditissimo alla critica, roba che riusciva giusto ai Beatles. Un grande album, insomma, un gradino sopra “1999” e “Dirty mind”; forse superato giusto da “Sign ‘O the Times” … Ma questa è un’altra storia…

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Riassunto del Bot

Purple Rain, uscito nel 1984, è un album che ha segnato un'epoca, scalzando Bruce Springsteen dalle classifiche US. Prince mescola rock, funk, new wave e psichedelia con testi personali e audaci, creando un'opera sperimentale ma di grande successo commerciale. Brani come "When Doves Cry" e la title track rimangono pietre miliari del rock. L'album è un tributo alle sue influenze, un capolavoro unico nel panorama musicale.

Tracce testi video

01   The Movie (00:00)

02   The Trailers (00:00)

03   Special Features (00:00)

04   8 Great Music Videos (00:00)

05   Let's Go Crazy; Nightlife (00:00)

06   The Beautiful Ones (00:00)

07   Who's The Lucky Girl? (00:00)

08   Gettin' Off It (00:00)

09   Wanna Be A Star? (00:00)

10   The Matter With This House... (00:00)

11   ...Across The Generations (00:00)

13   Never Get Married (00:00)

14   Computer Blue (00:00)

15   Darling Nikki (00:00)

16   Jungle Love (00:00)

17   Life Father, Like Son (00:00)

18   Sex Shooter (00:00)

19   Ride Of Rage (00:00)

20   Breaking Point (00:00)

21   The Day After; The Bird (00:00)

23   I Would Die 4 U (00:00)

24   Baby I'm A Star (00:00)

25   End Credits (00:00)

26   Purple Rain (1984) (00:00)

27   Crazy... At Home (00:00)

28   Under The Cherry Moon (1986) (00:00)

29   Graffiti Bridge (1990) (00:00)

30   Search For Sex-But-Not-Dirty (00:00)

31   Take Me With U (00:00)

32   Wrong Lake (00:00)

33   The Password (00:00)

34   Modernaire; Still A Group? (00:00)

35   Morris On The Make (00:00)

36   First Avenue: The Road To Pop Royalty (00:00)

37   Jungle Love (00:00)

38   The Bird (00:00)

39   Sex Shooter (00:00)

40   Purple Rain: Backstage Pass (00:00)

41   Riffs, Ruffles And A Revolution: The Impact And Influence Of Purple Rain (00:00)

42   MTV Premiere Party (00:00)

44   Take Me With U (00:00)

46   I Would Die 4 U/Baby I'm A Star (00:00)

Prince

Prince (Prince Rogers Nelson) è stato un musicista, compositore, cantante, produttore e polistrumentista americano, noto per la sua straordinaria creatività, il mix di generi e un impatto rivoluzionario nella black music tra anni '70 e 2000. Icona del Minneapolis Sound, ha lasciato alcuni dei dischi più influenti e discussi del pop e del funk.
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