Dietro al nome Radical Face si cela un ventiquattrenne con un nome classico - Ben Cooper - ma con un estro tutt'altro che comune. Accantonato momentaneamente il progetto Electric President nato in collaborazione con l'amico Alex Kane (già annunciato il nuovo album dal titolo promettente: "Sleep Well") - Ben decide di fare tutto da solo. L'etichetta è sempre la stessa - Morr Music - ma cambiano i luminari che lo ispirano.
L'impressione che si ha è che rispetto al lavoro precedente, "Ghost" gli è molto più vicino, gli aderisce maggiormente. Non è più il ragazzino esploratore che gioca più o meno abilmente con il mondo "fantastico" dell'elettronica: si è vero, non è passato molto tempo, ma Ben sembra più sicuro di sé e delle sue possibilità.
Non dico che il nuovo lavoro è qualitativamente superiore al precedente, ma solo che è più congeniale al Nostro. Si mette a nudo e opta per suoni del repertorio folk popolare utilizzando anche strumenti tradizionali: fisarmoniche, legnetti percossi (o battito di mani? In ogni caso preferisco immaginare che siano tacchi di donne che si agitano seguendo il ritmo incalzante), flauti, mandolini; ricorrono marcette, basi ritmiche serrate alternate ad aperture corali ariose e catartiche. I cori li ritroviamo in molte tracce e sembra quasi che le parole reiterate siano necessarie per esorcizzare delle presenze inquietanti che affollano l'immaginario di Ben. Una sorta di requiem profano. Per chi non conosce gli Electric President ma ama le voci slabbrate in stile Grandaddy/Pavement, DEVE avere almeno un disco di Ben Cooper.
Basterebbe ascoltare "Welcome Home, Son" per capire: in questa traccia ci sono tutti gli ingredienti dell'album composto da virgulti pop che fanno sognare luoghi seducenti quanto irreali.
Ben è un ispirato visionario: "Ghost" il titolo più adatto.