Nostalgia.

Sono passati 45 anni dal primo vagito dei Kinks, band pop-rock che tanto diede nei 60's e nella prima parte della decade successiva. Il gruppo rimane attivo pure negli anni 80 e 90, perdendo però gran parte di quella magica miscela che aveva tanto appassionato il popolo inglese e (in misura minore) quello americano, su tutti. Da qualche anno tuttavia, Ray Davies ha ripreso a pubblicare dischi con una certa regolarità, riscoprendo una vena compositiva non distante da quella dei tempi d'oro. Quale momento migliore di questo per rispolverare i vecchi classici della band di cui è sempre stato leader indiscusso? Puntuale, il 15 Giugno 2009 esce questo "The Kinks Choral Collection", nel quale l'autore riregistra i cavalli di battaglia del gruppo con l'aggiunta di un coro (nella fattispecie The Crouch End Festival Chorus), in modo da far scoprire i Kinks ai più giovani e far rivivere a chi c'era forti emozioni con qualche novità. Diciamocelo, si tratta di canzoni arrangiate molto bene si, ma che esistono solo in funzione delle vere gemme originali: insomma, non brillano di luce propria.

In scaletta 15 brani, tutti risalenti agli anni 60 fatta eccezione per "Celluloid Heroes" targata '72 e per "Working Man's Cafè", forse la summa dell'ultima fatica solista di Ray del 2007. A scanso di equivoci occorre dire che questo è un disco rock, che poco o nulla ha da spartire con la musica classica (a dispetto della copertina che farebbe presagire tutt'altro), pur essendo innegabile il fatto che il coro spesso non è soltanto un accompagnamento ma partecipa attivamente alla creazione delle melodie.

L'album alterna rivisitazioni più che buone a vere e proprie eccellenze, mentre non convincono appieno l'intro coristica eccessivamente lunga di "You Really Got Me" (ma irresistibile la parte centrale) e la stucchevole "See My Friends", in cui il coro fa da unico strumento d'accompagnamento al talentuoso songwriter. Gli highlights sono invece rappresentati dalle ballate "Waterloo Sunset" e "Shangri-La", e dal six songs-medley di "Kinks Are The Village Preservation Green Society" su cui spicca imperiosa una versione intimista di "Village Green", in cui un Davies davvero emozionato racconta una storia ricca di tristezza su una nostalgica melodia. Ottima anche la chiusura con "All Day And All Of The Night", singolone del '64 che faceva l'eco alla celebre "You Really Got Me" e che chiude con energia l'opera.

Non si tratta di una mera operazione commerciale, ma della voglia di rivivere alcune tra le pagine più belle della sua carriera affrontandole in modo dinamico anziché statico, come ad esempio avrebbe potuto fare attraverso la pubblicazione di un best of.

Non è comunque un disco per tutti, dedicato a coloro che conoscono ed amano questa musica, proprio perché l'ascolto risulta essere complementare con quello delle canzoni originali, mentre potrebbe perdere valore se fine a se stesso; chi non si è mai imbattuto nei Kinks potrà tuffarsi nel loro mondo attraverso i loro album storici, nostalgici dell'epoca vittoriana, dei piccoli paesini e del tempo che fu...

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