Copertina di Horace Silver Song For My Father
morningstar

• Voto:

Per appassionati di jazz classico, amanti del pianoforte jazz, ascoltatori di latin jazz, cultori della musica anni 50-60, musicisti e appassionati di improvvisazione
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LA RECENSIONE

Gli anni cinquanta e sessanta hanno prodotto tonnellate di ottimo jazz. Con in giro personaggi come Miles, Coltrane, Herbie Hancock in fondo non si capisce come avrebbe potuto essere altrimenti. E quindi finisce che musicisti più che degni vengono un po' dimenticati, prendiamo per esempio Horace Silver.

Pianista melodicamente e pure armonicamente abilissimo, con una naturale vena funky capace di fare ballare pure i sassi. Ascoltatevi la title track "Song for my father", a mio parere uno dei pezzi jazz più incantevoli mai scritti.
A quanto pare una delle influenze chiave di questo pianista è stata la musica folk dell'isola di Capo Verde, tramandata a lui dal padre, di origine portoghese. Che per me rimane tra parentesi un'autentica curiosità, visto che pure Capossela ha confessato di essere un fan della "Morna Capoverdiana", come la chiama lui. Peccato che non si trovino facilmente in giro raccolte. Se qualcuno ne conosce sarebbe bello che mettesse un post al riguardo.

Tornando al presente album, vi si respira un'aria latin-jazz-bossa particolarmente fresca e spumeggiante. Il pericolo del jazz è notoriamente di finire nell'assolo auto-compiaciuto che non va da nessuno parte, che ti dice soltanto che chi suona tiene una minchia tanta ma che non vuol dire niente, sono note messe a caso. Pericolo completamente schivato in questo piccolo capolavoro, caratterizzato a mio parere da uno squisito equilibrio tra composizione e improvvisazione (per un orecchio moderno forse spostato più verso la prima delle due). Insomma un bel disco che rilassa e che non addormenta, pieno di belle idee e di contaminazioni. Un vero peccato che venisse dimenticato.

Chiedo venia della brevità della recensione, ma le quattro banalità che potrei aggiungere penso poco renderebbero giustizia a questa musica.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra 'Song For My Father' di Horace Silver come un piccolo capolavoro jazz dagli anni 50-60, capace di combinare melodie fresche con una spiccata vena funky. L'album evita l'autoindulgenza tipica del jazz e propone un bilanciamento perfetto tra composizione e improvvisazione. Un disco rilassante, ricco di contaminazioni latin e bossa, che merita di essere riscoperto e apprezzato.

Tracce

01   Song For My Father (07:18)

02   The Natives Are Restless Tonight (06:10)

03   Calcutta Cutie (08:32)

04   Que Pasa (07:47)

05   The Kicker (05:27)

06   Lonely Woman (07:07)

Horace Silver

Horace Silver (1928–2014) è stato un pianista e compositore jazz statunitense, associato all’hard bop e noto per uno stile melodico, bluesy e con venature funky; leader di celebri quintetti e autore di standard come “Song for My Father”.
19 Recensioni

Altre recensioni

Di  Matteo Tarchi

 Song For My Father è un album da avere se non lo si ha, da riascoltare se sta lì, magari già da un po’, a mangiare polvere.

 Horace Silver ha un tocco nitido, denso e brillante, che sprigiona folgoranti illuminazioni blues, grappoli di note corpose, intense; un tocco funky come nessun altro nel mondo del Jazz.