Rob Marshall
Memorie Di Una Geisha

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Abbattete tutte le gabbie mentali che vi attanagliano le idee, i pensieri, le opinioni. Molto del Giappone è qui. Molto altro manca.

La geisha. Innanzitutto essa non è una prostituta. Le prostitute non vengono addestrate fin da bambine a suonare il koto. Non imparano a danzare sul suo suono. Non imparano l'arte dei ventagli e la cerimonia del thè. Non conoscono modi raffinati, silenziosi, studiati per sedurre un uomo. Esse non sono artiste.

Questa pellicola è destinata agli amanti del Giappone, delle sue usanze e della sua lingua; della sua rigidità e della sua bellezza. E' la storia di un mutamento nella tradizione e al contempo la storia della sopravvivenza di certi antichi costumi. E' la storia di una bambina venduta. Chiyo, questo è il suo primo nome, si ritrova costretta ad essere una apprendista geisha per il suo fascino in boccio. Catapultata letteralmente nella antica capitale Kyoto e separata con la forza dalla sorella che non rivedrà mai più, affronta una vita del tutto nuova e non priva di sorprese. L'okiya (ovvero la casa da thè) in cui vive i primi anni quasi da prigioniera, si rivela il posto più adatto alla sua sopravvivenza. E l'unica via da seguire per sopravvivere è cogliere l'occasione che la sorte le ha presentato: la possibilità di divenire la geisha più famosa della città. Il contrasto con Hatsumomo, la donna più rinomata e richiesta, appartenente tra l'altro al suo stesso okiya, renderà tutto non molto semplice e porrà spesso la giovane nella condizione di mettersi in gioco e provare quanto le geishe possano in realtà essere un vero e proprio strumento di potere. Mameha, rivale di Hatsumomo, prenderà sotto la sua ala Chiyo e riuscirà a renderla una affermata geisha tanto da renderla storica nel ricordo di un antico mondo lentamente in frantumi.

Questa è la storia, si. Essenziale e vaga per non eliminare il gusto alla visione di questo film. Ma le vere perle sono altre.

Ciò che rende questo film un vero capolavoro è soprattutto la deviazione rispetto a quelle che potevano essere ovvie banalità sul mondo orientale. Il mondo dell'ombra e della sobrietà sono resi con una maestria incomparabile: tutto quello che il Giappone poteva rappresentare agli occhi di uno straniero ma anche ai suoi stessi occhi è dipinto con quel tocco poetico e delicato che solo un calligrafo nipponico potrebbe avere. La conoscenza particolareggiata di ogni singolo accessorio e abitudine delle geishe non può lasciare privi di una qualsiasi reazione. Nè si può sminuire la bellissima resa di un mondo in decadimento: il film sembra diviso in due. La prima parte vede un mondo di kimono e ciliegi in fiore, una vita ricca per geishe e amanti delle geishe. Poi lo scenario cambia. Seconda Guerra Mondiale, gli americani, e un microcosmo contaminato e mai più recuperabile. Cosa resta? Ma ovviamente il sentimento per eccellenza che, mai come in Giappone, assume connotati tanto platonici e poetici. Chiyo è oramai Sayuri. Con il suo nuovo nome e la sua figura perfetta di geisha dagli occhi grigio-azzurri arriva, dopo tanti eventi duri, a ottenere come danna (protettore) l'uomo per il quale aveva deciso di intraprendere questa strada al meglio delle sue possibilità. Ovviamente come amante, mai come moglie. Come donna dell'ombra, mai della luce.

Un film tutto da amare se si ha amato il romanzo. Una trasposizione fedele e dedita il più possibile a una caratterizzazione dei personaggi profonda dal punto di vista sentimentale/emotivo. 'Romanzo di evasione' come mi è stato saggiamente detto su un mondo, però, quanto mai reale. Sia nella sua bellezza che nei suoi valori.

'Film su un romanzo di evasione' è la mia definizione dunque. Capace però di trasmettere un fremito.

"La geisha è un'artista del mondo che fluttua, canta, danza, vi intrattiene; tutto quello che volete, il resto è ombra, il resto è segreto."

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Ultimi Cinquanta commenti su CinquantaSette

sorciopeloso
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in teoria, comunque, in italiano le parole straniere non andrebbero mai rese al plurale :D
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Mike76
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Mah, l'ho visto tempo fa ma non mi è rimasto molto e non è un buon segno.
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Dante
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l'ho visto un pò di tempo fa e ho decretato che è un film ottimo. Ora l'ho rivisto per rimettere a posto un attimo le idee e confermo: ottimo sotto tutti i punti di vista. Bravissima PunkPrincess, la recensione è lunga ma esaustiva e spiega bene ogni passaggio con chiarezza.
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psychopompe
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diciamo che evito film sul giappone fatti da occidentali e men che meno vedo quelli tratti da romanzi scritti da occidentali. E poi che palle sta fissa sul giappone medievale, pare che esistessero soo geisha e samurai. E anche tutte ste pippe sulla spiritualità nipponica ci stanno, ma sempre meno di quello che crediamo noi. Il Giappone si modernizza esteriormente ma si arrocca sempre + nella sua tradizione (anche ancestrale) come per difendersi dall'invadenza del progresso tecnologico, con il risultato di combattere una battaglia persa, visto che il suo potenziale economico si basa sulla perpetua tecnologizzazione dell'individuo. Di sicuro sono più legati ad una spiritulaità dalle radici antiche, ma sono ben calati nell'ottica del gudagno e del consumo (indotto e non).
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Vivis
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Gong Li e Zhang Ziyi sono spettacolari. Di una bellezza incredibile. Libro e film molto suggestivi.
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Contemplazione
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Psychopompe, comunque il film è ambientato negli anni che precedono la Seconda Guerra Mondiale, non nel Giappone medievale! Princess l'ha anche scritto...
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PunkPrincess
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@psychopompe: Io personalmente non ho una fissa sul Giappone medievale. Io, se si vuole, ho una 'fissa' sul Giappone in toto. Lo amo da anni. Lo studio all'università e ne conosco molti aspetti. La tecnologia si è diffusa e il progresso c'è inevitabilmente per tutti. Questo aliena i giapponesi molto più di quanto si possa credere (in generale questo popolo è alienato dal lavoro che diventa una delle poche ragioni di vita). Dico solo che l'approccio ad un 'sentire' i valori c'è e qui manca del tutto. Gli occidentali non sanno cosa significano i veri valori e, emozionalmente parlando, si riempiono di sentimenti fatui. Tutto ciò non significa AFFATTO osannare il Giappone, che tutto sommato, presenta le sue buone falle come ogni paese. La mia è una disquisizione in ambito spiritualista/emozionale.
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psychopompe
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la mia non era una critica alla tua idea del Giappone, ci mancherebbe. era una mia rifglessione sul fatto di scrivere un libro e fare un film sui soliti quattro miti culturali occidentali relativi al Giappone: geisha, samurai, Bushido, la bomba (se va bene). Pochi che cercano di buttare l'occhio su cosa è il Giappone odierno, o sulla sua industrializzazione post-Meiji, e quindi sul perchè è così ora. E spero non vengano a dirmi che Lost In Translation è uno sguardo sul Giappone odierno perchè mi incazz....Ah fa piacere che studi Lingue Orientali, ho studiato anche io Giapponese a Venezia, e ho vissuto là un paio di anni in tutto. Checchè ne dica a me continua ad affascinare ancora, ma cerco di guardare sempre oltre l'apparenza culturale....se sei già stata là o quando ci andrai capirai che la relazione omote/ura è parte integrante del tessuto sociale e delle sue interazioni. Vabbe vado a lavorà ciao
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sorciopeloso
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"industrializzazione post-Meiji": SCHERZI! significherebbe fare ricerche approfondite che smonterebbero tutti i miti occidentali sull'arcipelago, troppo difficile... hai dimenticato però, tra i luoghi comuni sul giappone, di spararci lo zen. ah, i nipponisti si riuniscono...
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psychopompe
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è vero sorcio sei l'unico che mi capisce....cmq è vero manca lo zen. che poi è cinese a ben vedere. Sì insomma sarà anche questo luogo comune, ma la critica secondo cui i giappo copiano un piccolo fondo di verità ce l'ha, ne parlavo con un importatore cinese l'altro giorno. Sono dei mostruosi sincretizzatori di influenze esterne, il che è cmq sintomo di acutezza. Però se fossi cinese mi farebbe girare le palle che la gente conosce lo zen e lo pensa giapponese quando la corrente filosofica e il nome (Ch'an) è cinese. Vabbè un po' come dire che la pizza è stat inventata a New York
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sorciopeloso
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e vabbé, però in Cina il ch'an è morto e sepolto (come tutto il buddhismo, del resto), semmai è ironico che si parli del Giappo come paese dello zen quando la stragrande maggioranza dei buddhisti lì sono affiliati al jodo (perdonate l'assenza degli allungamenti), mentre non si parla mai della Corea come paese dello zen quando lì effettivamente son quasi tutti della chogye che è una derivazione dello zen...sai tu...
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PunkPrincess
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WaoWaoWao..!! Vi vedo tutti belli 'esperti'.. e io ke pensavo di essere l'unica in questo sito! :P Cmq ancora non ci sono andata (GRRRRR!!!). "industrializzazione post-Meiji": SCHERZI! significherebbe fare ricerche approfondite che smonterebbero tutti i miti occidentali sull'arcipelago, troppo difficile" beh, su questo sono proprio d'accordo. Cmq, rimanendo in tema, qualcuno ha mai letto i libri di Amelie Nothomb?
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Metamatic
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veramente lo zen nasce in india...
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sorciopeloso
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sul fatto che lo zen (anzi il ch'an) si fondi sulla tradizione meditativa indiana (dhyana) non ci piove, ma come "scuola", con tutte le sue pratiche peculiari per cui è noto, è effettivamente cinese
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psychopompe
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beh sì c'hai ragione sorcio, perdo colpi sulla filosofia, se lo sapesse Raveri....ad ogni modo d'accordo sull'ultimo post sullo zen. Ad essere riduttivi alla fine tutto si riconduce all'India in campo filosofico religioso asiatico. A parte l'animismo e lo sciamanesimo ovviamente. Sulla Corea non c'hanno mai fatto studiare un cazzo all'università, cazzo saran stati pure i prof razzisti coi coreani?Ah e se fossi coreano mi girerebbero los pelotas anche di +, visto che tutto quello che è arrivato in Giappone è passato per forza di cose in Corea. Ho un buco di memoria: l'Amidismo è stato formalizzato come dotrrina in Giappao o una dottrina specifica su Amithaba c'era già nel canone buddhista? So che il Buddha del paradiso occidentale ha delle mostruose somiglianze col culto del sole pre zoroastrico, ma potrei dire enormi castronerie, visto che il tutto lo studiai 8-9 anni fa quando volevo fare una tesi delirante sulle influenze babilonesi sul buddhismo (ovviamentre stroncata dal prof con una frase tipo: "non sei Mircea Eliade!" No conoscere Amelie Nothomb di che disquisisce? Io invece consiglio caldamente (oramai sarà la 10ma volta che lo scrivo su sto sito negli ultimi 4 anni) "La Bambola e Il Robottone" di Alessandro Gomarasca, l'unico studioso con gli occhi bene aperti sul Giappone contemporaneo.
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sorciopeloso
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ma sulla corea non fanno studiare mai niente perché nessuno se sa niente (o fanno finta! sai che ne sarebbe dell'"unicità giapponese" se si rivelasse quanto il giappone è debitore ai coreani..), son io che son fissato e so un po' di cose. comunque anche l'amidismo, tanto per cambiare, è cinese, e piuttosto tardo, dato che buona parte dei suoi testi base viene tradotta solo nel quinto secolo. mi sa che siamo un po' OT....ma magari qualcuno potrebbe trovare queste cose interessanti. o magari no
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psychopompe
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meglio essere otaku di filosofia che di manga e anime (per quanto ci abbia scritto una tesi). Boh non so ho sempre avuto la fissa di studiarmi le religioni/filosofie altrui, forse perchè non sono mai riuscito a credere in niente di metafisico io stesso.
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rebelde
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minkia in questa pagina ne sapete più di anne cheng!! a parte gli scherzi, tutti filo-nipponici? nessun filo-cineseggiante? io studio cinese a venezia, ma sto per emigrare a beijin per il semestre di rito in terra asiatica, e ci becco pure le olimpiadi..! punkprincess, non ti abbattere, se tutto va bene prima o poi ti ci spediscono pure a te in giappone a studiare.. di solito a venezia ti consigliano di andare al secondo semestre del terzo anno, giusto per farti perdere qualche esame ed incentivarti a laurearti in ritardo...:-)
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rebelde
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ahah! beijin invece che beijing...! che splendido che sono...!
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psychopompe
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bravo rebelde, mi mangio le mani a non aver continuato a studiare cinese dopo le prime tre terribili lezioni. Ora avrei l'imbarazzo della scelta col lavoro. Cazzo c'è ancora Ceresa? Mi faceva pisciare addosso dalle risate! Cmq in media la gente che studiava cinese e arabo erano i meno incastrati dell'università. Quelli di giapponese erano veramente dei reietti, socialmente evitati da chiunque e notoriamente sfigati. Io e i pochi del mio anno di giappo infatti giravamo con tutt'altri personaggi. Purtroppo il Giappone crea dei mostri, sia in patria che fuori. Che culo che vai a Beijing ho un mio amico che studiava cinese pure lui oramai trasferitosi là da un pezzetto, a fare lo chef per l'hilton.
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sorciopeloso
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BUUU bocciato! ma mi sa che torni prima che inizino le olimpiadi, no? ti vedrai più che altro i preparativi mi sa. più che consigliarti di andare al secondo sem. del terzo anno te lo impongono dato che non si può fare altrimenti (e andare a fare corsi privatamente e in estate ti fa spendere un sacco di soldi di più e non te lo riconoscono nemmeno). comunque tu (rebelde) potresti anche aver vaga idea di chi sono io, se sei al terzo anno, dipende da che seconda lingua hai fatto
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sorciopeloso
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ceresa quest'anno faceva un corso chiamato "cultura, pensiero e società in asia orientale", un orrore che non auguro a nessuno
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psychopompe
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ah ma te sorcio studi a Venezia? Quanti anni hai? Forse ti avrò visto in sede.....spero tu non faccia parte della progenie infettata da coglioni tipo Lord Yupa o mongoloidi simili?....

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sorciopeloso
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son dell''83. se sei stato recentemente a venezia (negli ultimi due anni) potresti avermi benissimo visto a ca'vendramin. yupa....ma lo sai che in pratica vive ancora in dipartimento? non voglio diventare come lui.
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psychopompe
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pensa che il tipo ha iniziato con me nel 95 e alla data mia laurea (marzo 2003) ancora nessuno lo voleva far laureare, mi ricordo poverello anche delle figure di merda coi fiocchi col caro Massimo Raveri. Di gente dell'ambito univeritario che ancora vado a trovare volentieri rimangono Toshio (il mio correlatore nonchè amico) e la moglie Marcella. Raveri lo saluto sempre anche perchè se non fosse stato per lui (nel bene e nel male ) non mi sarei appassionato allo studio. Direi che forse potremo continuare la discussione al max con msg privati se no la gente se incazza.
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rebelde
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ceresa c'è ancora ma non l'ho mai avuto come prof quindi non lo conosco; come seconda lingua ho scelto proprio giapponese, ma non mi ci sono per nulla appassionato, colpa anche del modo in cui si studia sta seconda lingua.. il corso a conti fatti risulta abbastanza inutile a mio modesto parere. comunque da beijinG dovrei tornare proprio prima delle olimpiadi, ma circostanze varie permettendo, se non sarò estenuato dalle anatre alla pechinese, potrei pensare di fermarmi là per seguire i giochi! sorcio, potrei averti visto a ca vendramin in effetti.. qualche volta ci passo!
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Metamatic
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no no ragazzi. il buddhismo zen (ch'an, seon etc) non si fonda sulla tradizione meditativa dhyana, è LO STESSO del dhyana. Il primo patriarca zen è Mahakashyapa, discepolo del Buddha Sakyamuni stesso, dal quale ricevette l'insegnamento della trasmissione diretta del Dharma, da cuore a cuore, al di là delle parole. In realtà se conoscete il racconto della nascita dello zen fu il Buddha ad inventare la pratica del koan. E lo stesso dicasi per la pratica zazen. Poi, come già saprete, fu Bodhidharma, ventottesimo patriarca indiano, a diffondere lo zen in cina (poi alcuni sostengono che fu il sesto patriarca cinese a diffondere lo zen in cina ma questo non ha importanza). Il punto è che è vero che lo zen ha assunto caratteristiche peculiari relative ad esigenze, costumi dei paesi in cui si è diffuso (e il discorso vale anche per lo zen occidentale), ma questo non è dovuto ad una qualche corruzione dell'insegnamento originario, ma è una caratteristica stessa dello zen e del buddhismo generale. La relativizzazione è insita nell'insegnamento buddhista stesso. Vabbè ho divagato un po'. In conclusione quindi è vero che la scuola chan ha fondato la tradizione "zen" cinese, dal quale deriva quella giapponese, coreana, vietnamita(?) etc, ma il "cuore" dell'isegnamento zen nasce in india. Ipoteticamente, avrebbe potuto tranquillamente svilupparsi una scuola al di fuori della cina in contemporanea al ch'an, solo che beh... il chan si è preso l'escusiva.
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psychopompe
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bravo a citare le caratteristiche relativizzanti del buddhismo, la sua vera forza. Basti pensare al fatto che scritti apocrifi non ne esistono, o all'evoluzione /adattamento da Hinayana a Mahayana. Altro che i monoteismi gente! vabbeh non c'azzecca molto il confronto ma se alla larga si parla di credenze ci può stare.
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Metamatic
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acc... theravada, theravada. hinayana è un termine che è stato abolito uno perchè storicamente inesatto e due perchè ritenuto offensivo. grazie per la risp cmq
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rebelde
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sì infatti, povero arhat, che ha fatto di male?
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sorciopeloso
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attento, quando parli di buddhismo, a non mescolare eventi reali con altri "romanzati" come è la tradizione che vede in bodhidharma la trasmissione del chan in cina o addirittura l'idea che il primo patriarca zen sia mahakashyapa (detto anche pippalayana! giuro!): sono tutte costruzioni a posteriori fatte da agiografi, non da storici, risalenti spesso addirittura ad epoca sung. mi pare un po'impreciso dire che il cuore del chan è 100% indiano, perché così si trascura l'impressionante influenza giocata dal taoismo nella formazione della scuola (anzi, delle scuole, che esistettero parecchie scuole zen, ognuna colle proprie caratteristiche), vedi ad esempio l'idea di illuminazione istantanea. una scuola come il chan (con le caratteristiche che lo rendono tale) non poteva che nascere in cina. ma che stiamo a discutere di cose così su un sito di recensioni?!
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Metamatic
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si si ok lo so sono perfettamente d'accordo con te. non ho mai detto che il ch'an è 100% indiano e nemmeno lo penso, figuriamoci. forse non mi ero spiegato bene, l'unica cosa che sostengo è che lo zen nasce in india, per quanto originariamente possa essere stato differente dal chan. che poi si chiamasse dhyana ok ma il dhyana non era solo una tecnica di meditazione altrimenti non sarebbe stato buddhismo. come tale, a prescindere dalla sua storicità, non puo' che far riferimento al Dharma e quindi al Buddha. (so che poi il termine buddhismo è recente e coniato in occidente etc etc, ma se sostituito con il termine buddhadharma il discorso vale lo stesso).
@rebelde è proprio quella l'inesattezza. si ritiene erroneamente che il canone theravada segua escusivamente l'ideale dell'arhat. In realtà la figura del bodhisattva non è estranea alla tradizione. La differenza sostanziale (in brevissimi parole) con il mahayana è che quest'ultimo segue esclusivamente la via del bodhisattva, mentre il theravada si contempla tutte le vie, inclusa quella dell'arhat. E comunque la figura del bodhisattva è ritenuta superiore in entrambi i canoni.
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rebelde
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non sapevo che nel canone theravada fossero contemplate entrambe le vie; e inoltre ero convinto che arhat e bodhisattva fossero due figure originariamente considerate (diciamo) di "pari valore", e che il bodhisattva avesse acquisito valore nel buddhismo chan nel momento in cui questo veniva adattato al modo di pensare della società cinese, nella quale l'ordine monastico sarebbe stato disdegnato in nome del forte sentore confuciano di fedeltà alla famiglia, non fosse stato proprio per la figura del bodhisattva e del suo ruolo "salvifico". ps: mi scuso per la terminologia da mercato, ma non sono per nulla un esperto dell'argomento, e per giunta sono stanco.
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Metamatic
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se ti interessa approfondire leggi quest'articolo: link rotto
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Dante
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sti gates la recensione è diventata un mega-covo di super-acculturati jappo.....io cmq mi ritrovo meglio come otaku manga-anime che come otaku filo-jappo, non mi ci trovo troppo a mio agio.....troppe nozioni per la mia capoccia de marmo. Ciao meta ;)
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Metamatic
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rebelde
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comunque per quanto riguarda la strana classe sociale a parte degli studenti di giapponese a cui faceva riferimento prima psychopompe, in parte è ancora così in effetti, almeno per quanto riguarda alcuni colleghi del mio anno... tipi strani... anche se qualche tipo strano si aggira pure tra noi sinologi! ad ogni modo quei tipi strani mi stanno simpatici: una buona percentuale di loro ammette di studiare giapponese per via della passione per i manga.. oh, li rispetto, hanno pur sempre una passione! che poi non sia particolarmente spassoso passarci il tempo assieme, questo talvolta è vero...! eppoi, dai, notoriamente sfigati.. no dai, siamo tutti un po sfigati a questo mondo. se non lo fossimo saremmo da un altra parte!
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alessioIRIDE
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posso fare una recensione sui cazzi vostri? :)
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rebelde
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ahah.. mi hai fatto scompisciare! comunque c'hai anche raggione. ringrazio meta per quel link, e soprattutto chiedo scusa a punkprincess per aver contribuito a trasformare questa pagina in un salotto da tè. saluti
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psychopompe
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sono arrugginito, ma pensavo che entrambi i termini fossero utilizzabili, Hinayan e Theravada, ma non mi ricordo na cippa de sanscrito per cui non riesco a ricondurre un possibile errore di concetto nel termine. Bene mi state facendo un ripasso interessante, anche perchè ho perso tutti i libri dei tre esami di filosofia fatti. @rebelde: il problema è che la sociopatia generalizzata degli studenti di giappo non è "ANCORA" così, è un fenomeno che c'è da una decina di anni, prima erano persone come le altre. Quindi non può che peggiorare. Però almeno l'ondata "studio giappo perchè mi faccio le pippe con GTO" sta scemando (spero). Scusate anche io ero un appassionato di manga fino al 95, appena ho iniziato l'università ho avuto la sfortuna di parlare con un invasato serio e ho rischiato di dargliele, oltre che smettere immediatamente l'acquisto di ogni tipo di manga. Poi col tempo sono venuto a pattiu con questa vecchia passione e mi sono riavvicinato, ma solo all'anime. Il fatto che tutti siamo sfigati è vero, ci mancherebbe; il problema è che i personaggi + deleteri di giapponese fanno del loro nerdismo un vanto, diventando spocchiosi tanto quanto quelli che si considdrano cool. Boh srà che in biblioteca ho minacciato di morte tanti di loro che oramai mi evitavano. Penso sia stato duro per loro sapere che ero uno dei pochi nell'indirizzo filosofico religioso a cui veniva accettata una tesi su anime e pop culture. Vabbeh me la sto a tirà un po' troppo, sorry
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sorciopeloso
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il ritorno di sorciopeloso precisino. "hinayana" era un termine spregiativo che i mahayanisti utilizzavano per riferirsi alle tradizioni buddhiste più antiche, che non riconoscevano i sutra mahayana come parola del buddha. il theravada era solo una delle varie scuole non mahayaniche, la sola ad essere sopravvissuta fino ad oggi (pare che ce ne fossero ben 18). quindi se è (relativamente) scorretto dire hinayana, lo è altrettanto dire theravada per riferirsi in generale al buddhismo non mahayana (e appunto "tradizione non mahayana" è l'espressione più "politically correct", in ogni caso anche gli specialisti utilizzano hinayana...basta avere coscienza del suo effettivo significato)
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sorciopeloso
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ah, sai cosa, psycho? adesso più che manga e anime (che vabbé, quelli è anche normale che ai nipponisti piacciano, pure io mi concedo piacevoli letture) le giovani leve vanno pazze per il "j-rock", "visual kei", robe così insomma. ti assicuro che la cosa è davvero inquietante
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PunkPrincess
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Non preoccupatevi! Mi fa piacere che una mia recensione possa stimolare argomenti interessanti e poi lo preferisco al 'linciamo il recensore che scrive male'!!! :P Cmq, per la cronaca, io non studio a Venezia. Sono di Napoli. PS: Amelie Nothomb è una scrittrice belga, nata e vissuta in Giappone e poi in Cina. I suoi libri sono altamente allusivi alle realtà dei due paesi. Consiglio: "STUPORE E TREMORI" e "SABOTAGGIO D'AMORE", rispettivamente sul Giappone e sulla Cina. "La bambola e il robottone" l'ho sentito nominare... terrò presente!
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Metamatic
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no aspetta. le scuole theravadin sono nate prima del concilio nel quale ci fu la saparazione mahayana-hinayana, non ho capito perchè ritieni scorretto il termine theravada. E il termine hinayana ha comunque un'accezione negativa, e so che adesso non si usa più. (io stesso non lo leggo più).
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sorciopeloso
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non ci fu mai un concilio da cui nacque la divisione tra mahayana e hinayana, è uno dei tanti miti che circolano nel mondo buddhista. le origini del mahayana sono ben più complesse (e in buona parte ancora poco chiare), e sono probabilmente da ricercare in determinate pratiche di visualizzazione del buddha nate tra il nord dell'india e l'asia centrale, il cui scopo era quello di permettere al praticante di poter ascoltare di nuovo il suo insegnamento orale (in un'epoca in cui oramai si sentiva con forza la lontananza cronologica dalla vita di shakyamuni): poi si passò a visualizzare anche il tusita ove dimora il buon maitreya, e pian piano, con lo sviluppo dei visionari sutra mahayanici si passò anche ai vari buddha "non storici" e ai bodhisattva (riassunto molto schematizzato, eh!). riguardo all'uso del termine hinayana cito dal "dizionario del buddhismo" di philippe cornu (2003 bruno mondadori): "non è possibile eliminare questo termine che ha una sua ragion d'essere storica e dottrinale". sempre lo stesso testo fa notare come la dottrina theravada si opponga, come lo hinayana, a determinate teorie di altre antiche scuole non-mahayaniche, il che conferma quanto ho detto prima: theravada non è il sinonimo corretto di hinayana, ma è un termine che indica solo una delle sue molteplici manifestazioni. in pratica, dire theravada=hinayana è come dire, che ne so, madhyamika=mahayana. com'è che mi sto appassionando a questo dibattito? eh eh
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Metamatic
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uao grazie per l'esauriente risposta. quindi dal punto storigrafico la figura del bodhisattva è una creazione posteriore a differenza di quanto sostengono, diciamo, i "credenti"? mi consiglieresti qualche libro con un approccio critico a riguardo? se vuoi possiamo continuare in privato.
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psychopompe
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complimenti sorcio, il buon Raveri sarebbe orgoglioso di tanta precisione! E inoltre mi stai facendo ricordare termini che avevo obliterato dal cervello. LA non coincidenza fra hinayana e theravada me la ricordavo, il resto non l'avevo approfondito. Ma una domanda: in Thailandia sono theravada? Cazzo ci sono pure stato fra un giro in Giappone e l'altro ma ho fatto il turista + che altro e non mi son messo a chiedere quale corrente buddhista andasse per la maggiore. Quello che mi dici sul j-rock è ancora peggio, perchè spessevolte è puro e semplice frutto di un approccio orientalista. In Giappone coesistono milioni di scene musicali, quelli che considerano il j rock come espressione tipicamente autoctona giapponese prendono mostruosi fischi x fiaschi. Per non parlare del visual kei, moda e codice estetico ritirato fuori ora come revival di quello fine anni'80. Cazzo ci sono milioni di gruppi notevoli in Giappone, che so prova dodekishi dozaemon(zu) ma non sono sicuro perchè i ragazzi cambiano nome spesso. loro sito:http://www.dozaemon.net/
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sorciopeloso
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ecco del buddhismo thai non so niente, ma nel testo sopra citato leggo che è theravada (vabbé quasi in tutto il sud est asiatico sono theravada mi sa). Certo che in giappone ci sono milioni di ottimi gruppi però vallo a spiegare alle ragazzine che si immaginano di fare le cosacce con quei cosi ambigui creati apposta dai furbi discografici.. la cosa paurosa è vedere anche i maschietti adorare gli stessi! ma con tutte le idol graziosette che ci stanno....!!!
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shooting star
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Bellissimo! Il libro a dir la verità alla fine stufa un pò, il film sa trasmettere qualcosa in più. La recensione è fantastica, sei riuscita a descrivere bene i paesaggi e le atmosfere, misteriose e affascinanti. 5
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mauro60
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Bella recensione. Mi piace come scrivi. Film carico di atmosfera che ti fa scoprire un mondo così lontano e così affascinante...
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Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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