Roberto Vecchioni
Hollywood Hollywood

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Voto:

C’è una cosa che m’ha sempre colpito del professor Vecchioni: la qualità dei suoi arrangiamenti.

Ora, fermi tutti… Io a parlar di tecnica sono un pivello, non certo là vorrei andare a parare; né tanto meno ho intenzione di scomodare scomodi paragoni con ben’altri virtuosi di un qualsivoglia strumento. Ciò che intendo (e che noto in ogni opera che ascolto del cantautore meneghino) è una cura per la parte strumentale che non trovo in nessun altro cantautore nostrano, eccezion fatta (ma è implicito nel genere stesso della sua musica) per il bravissimo Branduardi.

Per citare due esempi, il buon Bennato dei ’70 con armonica e kazoo era inimitabile, ma “essenziale” nei suoi arrangiamenti fai-da-tè; oppure il mai troppo rimpianto De Andrè: con il dovuto rispetto che si deve ai geni, mi si perdoni, ma la “botta de vita” della PFM ci voleva proprio… Vecchioni, forse proprio per il fatto di non eccellere con un proprio strumento sotto le sue dita, ha sempre lasciato fare: ed ecco allora arrangiamenti che spaziano dal rock (“La strega” dall’eccellente “Montecristo”) alla musica celtica (“Sette meno uno” da “Calabuig, Stranamore ed altri incidenti”) ad arditi - passatemi l’infelice obbrobrio – esperimenti pseudo-psichedelici (la bella “Canzone per Sergio” , da “Samarcanda”), passando per violini da brivido (Branduardi in “Samarcanda”) oppur’anche per tastiere molto anni ’70 (“Il castello”). Gran varietà d’arrangiamenti, insomma, degna cornice per dei testi sempre ricercati e splendidi nella loro poesia. Parlato anche troppo… Veniamo a noi.

Il pavone mi fissa da dietro gli occhiali scuri mentre riprendo in mano l’ellepì: inquietante, invero, nel suo dominare la strada. Uscito nell’anno ottantesimo secondo del secolo scorso (che fa molto professore di latino), “Hollywood Hollywood” è per certi versi esplicativo di quanto detto a vanvera fin' ora, estendendo il discorso anche alla veste grafica (curata dai soliti Pazienza e Romano), al solito ricca di riferimenti sessuali (vedansi ballerina e presunto maniaco… ); in scaletta otto brani a creare una stessa struttura da ambo i lati.
La prima traccia, che parte tra i meravigliosi fruscii della puntina sui solchi, è la title-track, nostalgica ballata densa di situazioni da film: strofe dalla bella linea melodica e ritornello corale tirato dalla chitarra elettrica… Hollywood, certo, ed il “solito” Vecchioni, l’amore, le donne e le taverne; mai dimenticare però che, inesorabile, verrà anche il viale del tramonto. “Ricetta di donna” (che vanta Zarrillo e la Vanoni tra i collaboratori) è un breve assaggio poetico sul vero amore e sfuma in una coinvolgente ripresa del tema di Nino Rota da “Fellini 8 e ½ ”.

“Dentro gli occhi” è la tipica, spiazzante canzone Vecchioniana… quasi recitato il malinconconico ritornello, folle e speranzoso il ritornello (“E non verranno i piemontesi ad assalire Gaeta, con le loro Land Rover, con le loro Toyota. E se verranno gli indiani con i lunghi coltelli noi daremo le botte, le botte anche a quelli!”). “Sestri Levante” è, a mio avviso, la perla dell’album: la canzone, che narra di un amore doloroso del passato, è una delicata ma decisa ballata, ottimamente arrangiata, ora soave, ora più tesa e cupa.
Altro lato, altra musica, altra città: “Parigi (o cara)” ha prima di tutto un forte valore affettivo, essendo in un certo senso la canzone dei miei genitori. Sorretta da una decisa sezione ritmica e caratterizzata da un azzeccato motivo che perfin’io so fare sul piffero delle medie, ha per protagonista ancora la donna: donna miraggio (“E cammina cammina solo per i tuoi occhi, li vedevo vicini ma era un gioco di specchi”), quasi ossessione (“Forse fu in sogno, forse era vero quello che sognavo, ed io non c’ero”); Parigi, la città degli innamorati, ne è metafora: è lontana, ma l’innamorato ci sa arrivare, e tra un momento la potrà toccare. E lei? Chiama il suo uomo, Robert Robert Robert, e poi la sua supplica si evolve in un delirante affresco urbano di vita (“Duchamp les amants le boulevards”) , ora gloriosa ora degradata (“La prima volta che mi uccisi, là, sopra le lamiere della Toue Eiffel”)… E poi ancora a chiamare il suo uomo… Robert Robert Robert. Gran bella canzone, poco da dire.

A seguito di un piccolo divertissement, ripresa di due strofe di “Hollywood Hollywood”, chiudono due canzoni emblematiche di uno stile: “Casa dolce casa” è l’ennesima, delicata, storia d’amore contrastata, con il filo conduttore di un luogo comunque caldo e sicuro in cui gioire oppure trovare conforto (“Casa vecchia, casa mia: se la notte qualcuno fa l’amore, fa pure finta di dormire insieme a me. ” ). “Morgana (luce di giorni passati)” è infine un’energica canzone (d’amore!!) dal vago (vago…) sentore rock, a cavallo tra ricordi e sensazioni (“E mi risveglio mentre sono a cavallo e sfioro gli alberi aggrappato al suo collo; e le racconto sempre un’ altra mia vita, e lei fa finta che non l’ abbia inventata”). Nota d’obbligo per il ritornello, autentico scioglilingua, eppur così dolce.

Beh, l’album è bello, indubbiamente: magari non il migliore del nostro (titolo forse dovuto a “Calabuig… ”), ma sicuramente importante mattone della storia del buon vecchio cantautorato nostrano.

E proprio il professore milanese occupa un ruolo di primo piano, spesso non riconosciuto (questo stesso sito ospita ben poche sue recensioni): sue alcune tra le più belle pagine di musica degli ultimi italici decenni, sue sovente le vette poetiche di cotanta opera, scritte magari sul tavolo dell’osteria, il calice di vino e le carte del solitario accantonate per un istante.

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Commenti (VentiTre)

iside
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"Tu non torni non ritorni tu non torni mai, solo giorni tu ritorni ma non torni mai" OK mai fregato la rece mo che faccio telefono a Korn? Ciao ciao Dax
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iside
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*OK mi hai fregato la rece.
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Pibroch
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Ops, scusa Dax ;D
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tom traubert
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Non voto la recensione ma ti segnalo una svista non da poco. E' sbagliato segnalare Zarrillo e Vanoni come collaboratori per Ricetta di donna, perchè altro non è che una cover che Vecchioni inserisce (filmicamente) nel contesto dell'album, esattamente come fa con il pezzo di Nino
Rota. Non sono nemmeno d'accordo nella frettolosa introduzione sugli arrangiamenti cantautorali. Si può essere d'accordo in linea molto generica ma come non citare la maestria di Battiato? E liquidare così il De Andrè che si giovava della collaborazione di gente come Nicola Piovani molto prima della fase PFM. Ascoltati Non al denaro non all'amore nè al cielo e poi riparliamo di arrangiamenti scarsi. Il disco però è bello, quello sì, e diamo pure a Paoluzzi e Romano tutto il credito che meritano.
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tom traubert
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Però per fare media 3,5 ci aggiungo un bel 4. Basta Sestri Levante a giustificare l'acquisto del disco. E la copertina di Paz.
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Pibroch
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Che fosse una cover, sinceramente, non lo sapevo... Il discorso sugli arrangiamenti chiaramente non deve essere preso così sul serio, come ho spiegato è una cosa che m'ha colpito già anni fa, quand'ero poco più che bambino... semplicemente mi andava di scriverla, tutto lì; per Battiato ad esempio sicuro, hai ragione, ma lo considero di un "genere" diverso, mentre De Andrè fidati che sono il primo ad apprezzarlo. Grazie per le critiche, davvero... ;)
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tom traubert
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Infatti, lo sottolineo perchè non ci siano dubbi, gli arrangiamenti di Vecchioni su album come Samarcanda, Calabuig e successivi, sono eccellenti, e tali rimangono fino a Ippopotami quando la produzione si appesantisce davvero troppo. Cmq apprezzo davvero la recensione su Roberto, artista sottovalutatissimo. Ciao.
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Pibroch
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Effettivamente mi sono spiegato forse male: per "cura" non intendo... cura, come se gli altri non ne avessero per le loro canzoni, va beh, avete capito; intendo viceversa una qualche componente d'originalità nell'accompagnamento, ecco, magari la PFM per De Andrè è servita come a "svecchiare" una musica che di suo, sia ben chiaro, è già di livello altissimo. Spero sia comprensibile così il mio pensiero da imberbe della musica... Ciao, Pib.
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iside
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@pilbroch Scusa ma il presunto maniaco chi sarebbe? perchè nel mio libro non riesco a vedere bene.Forse c'è qualcuno col tritolo sotto la coda del pavone o ti riferisci al retro Bogart che getta la cicca."Sono giorni sono sogni tu ritorni ma non torni mai"
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fusillo
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Secondo me Pibroch sia nella rece che nei commenti, col discorso degli arrangiamenti ti sei un pò arrampicato sugli specchi. Intanto non tutte le canzoni di Bennato sono fatte solo di chitarra, armonica e Kazoo. Prendi "Tutti insieme noi lo denunciam" e "Dotti medici e sapienti" e troverai arrangiamenti lirici per la prima e barocchi per la seconda. Se prendi De andrè e ascolti "Re Carlo tornava dalla guerra" da "Vol 1" troverai altri arrangiamenti barocchi che non avevano nessun bisogno di essere "svecchiati" dalla PFM come tu sostieni. Infatti anche Branduardi che tu citi come arrangiatore principe della canzone italiana, beh faceva o meglio fa arrangiamenti barocchi pure lui (vedi ad esempio "La pulce d'acqua"). E allora se ti vanno bene quelli di Branduardi, perchè non ti van bene quelli di Bennato e De Andrè? Hai dieci secondi per rispondermi... ;)
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Pibroch
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Ostrega, hai ragione anche te... Ma non volevo creare un casa nazionale, sigh, ero solo un bambino quando c'ho pensato! "Burattino senza fili" lo adoro, davvero, ma diciamo si allontana un po' dallo standard tipico dei suoi primi album. "Re Carlo", invece, la conosco solo da pochi mesi, ed effettivamente è un gioiello. Solo che Vecchioni diciamo è spesso inusuale nelle sue scelte, ma, ripeto, la mia intenzione era solo quella di... trascrivere il tumulto di pensieri che attraversa un bambino che ascolta per le prime volte musiche da grandi; e m'ha colpito 'sta cosa qui, che ci posso fare? In quanto all'arrampicarmi sugli specchi, ora E' ASSOLUTAMENTE VERO, non so più come controbattere. Grazie per le critiche, nelle prossime recensioni eviterò certe cose! :D
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Stronko
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certo...che bella la copertina del Vecchio PAZ!! :-))
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Viva Lì
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La recensione è uno sproloquio senza freni inibitori, il disco è un mezzo pacco, e alla fine si salva solo "Ricetta di donna" e la copertina di Andrea Pazienza, che, un giorno, ebbe a scrivere: "Ascolto Vecchioni e mi sento vecchione".
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tom traubert
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Se non ti piacciono nemmeno - almeno - Sestri Levante e Dentro gli occhi, beh, non ti piace Vecchioni. O no???
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Viva Lì
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Vecchioni è bravo, lo ammetto, ma è veramente troppo snob. Quando si leva di dosso quell'aura da professore (che è, naturalmente) è tutta un'altra cosa: pensate a "Samarcanda" o a "Milady", e in parte anche a "Blumun". Non era più semplice e diretto?
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tom traubert
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Parli di album o delle canzoni omonime? Non so, perchè Milady lo trovo un po' masturbatorio, ma Samarcanda ovviamente è eccezionale così come Calabuig. Anche Blumun è meglio di Hollywood in ogni caso, certo. Per restare nello stesso periodo allora è meglio anche Robinson. Lui va da sempre a corrente alternata comunque, c'è da dire.
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primiballi
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questo, come altri dischi, porta malinconicamente la mente e il cuore a un epoca in cui esisteva ancora la musica d'autore, oggi sopravvivente a se stessa o estremizzata per noi pochi cultori (mi riferisco a Fossati da un lato e Capossela dall'altro), in mezzo a un mare di robetta da spiaggia involontariamente triste e banale. E' finita, ma è stata un'epoca grandiosa.
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shooting star
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Mah, io vecchioni lo sai come la penso...ma le rece è bella. salutami la piccola cinese!
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Pibroch
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Quella che ha dato solo un bacio è via? Fatto, anche se non abita in questo album. :D
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ArnoldLayne
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Si, ascoltato ieri. Ci hai preso Pibroch. Povero Poletti hihi
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catoblepa87
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La recensione è ben scritta, a mio avviso, quando parli dei brani del disco. Non conocrdo assolutamente sul discorso dei cantautori e degli arrangiamenti, soprattutto per quanto riguarda De Andrè. Con Piovani ha fatto cose egregie. Non dimentichiamoci un altro grande cantautore - arrangiatori fuori dagli schemi: Paolo Conte! Comunque, l'album è uno dei migliori di Vecchioni. Un disco - cinematografico!
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dosankos
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Gli arrangiamenti sono curatissimi. Addirittura in "Parigi" si strizza l'occhio al "Rondò veneziano". Il ricorrente sogno si mescola con il cinema, grande passione di Vecchioni. E' un bel 4 abbondante
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rafssru
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Disco che apre gli anni '80 del Prof, che da uomo di cultura di trasforma in gran cantante pop "patinato". "Hollywood Hollywood", "Dentro gli occhi", "Parigi", "Casa dolce casa". Un disco poco al di sotto della perfezione.
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