Copertina di Rod Stewart Unplugged And Seated
alfo

• Voto:

Per appassionati di musica acustica, fan di rod stewart, cultori del rock classico e cantautorato americano, ascoltatori di live performance intimiste
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LA RECENSIONE

La serie MTV Unplugged ha segnato per molti grandi numi tutelari delle note prove scialbe o, sicuramente, non indimenticabili, l’eccezione alla regola viene da questo live acustico… e seduto (l’età è quella che è..) di Mr. Rod Stewart.

Ultimo guizzo di una carriera di eccessi POP, nel ’93 Rod Stewart si produce in una delle sue molte spumeggianti performance dal vivo con un ora e mezza di concerto senza il minimo calo e all’interno del quale anche le smagliature del tempo sembrano contribuire alla creazione di un certo mood. Biondo cantante allo Champagne, in camicia bianca sbottonata, petto rigorosamente depilato, in bracciali e catene d’oro, tamarro come mai nella sua semplicità, istrione e egregio animale da palcoscenico, questo Rod è uno di quei signori che nonostante l’età e le ultime poco convincenti riproposizioni Jazz, dal vivo imbroccano sempre la serata giusta.

Commovente e dissacrante, ad un tempo attore melodrammatico e pagliaccio, nei 90 minuti di questo spettacolo poche volte non ci si senta coinvolti da questa specie di baruffa da osteria. Le canzoni presenti sono i puledri da corsa, quelli di sempre, in esse si trovano donne inarrivabili, ragazzine volubili, serate di gala, canzoni da cantare a squarciagola, osterie, alcool e marginalità, amori folli, amori disperati, romanticherie, tutto recitato con totale leggerezza ed ironia e con arrangiamenti decisamente nuovi e quasi sempre migliorativi, che inaspettatamente rendono bene in acustico quanto non ci si sarebbe aspettati.

L’apertura delle danze è affidata alla pepatissima “Hot Legs”, inossidabile Rithm’n’Blues dove una diciassettenne viziosetta importuna il povero Rod… che, piacione come mai grida di non volerne sapere! Buffone.. Dopo l’ inizio spumantino si passa ad una canzone di maniera, un canzone che mal celava, già in tempi non sospetti, l’amore per le atmosfere Jazzy dei suoi ultimi Songbook. “Tonight Is The Night” con uno dei ritornelli più ripetitivi di sempre (molto diversa mi viene alla mente Thonight is the night di Neil Young, si vede che sono parole che portano alla ripetizione ossessiva!) è canzone che vagheggia romanticherie da milieu urbano europeo, si cita un non meglio identificato paesino francese, nell’attimo in cui Rod insegna l’arte amatoria, una vera chicca di genere, come portare una donna dalla porta al letto senza fare la figura dei maiali. Si passa a un momento intenso e più raccolto con la stupenda “Handbags & Gladrags” di Michael D’Abo, interpretata e suonata con sincero pathos da una band ricca ma, sopra ogni cosa, affiatata (ultimamente questa canzone è stata anche una delle tante vittime degli Stereophonics).

Once I was a young man and all I have to do was smile..” eccolo il segreto!

Rod non resiste troppo nei panni dell’interprete raffinato e l’impegno viene subito stemperato da due canzoni del suo repertorio più rockeggiante, “Cut Across Shorty” e “Every Picture Tells A Story” quest’ultima scritta a quattro mani con l’amico di sempre, nonché ospite illustre della serata, Ronnie Wood (chitarra degli Stones). Forse la canzone Pop più bella di sempre è questa “Maggie May”, di cui la versione acustica presentata in questo LP rende maggior freschezza, trasforma la song in una poesia per ogni stagione, si sente il vento di marzo ma cadono foglie dagli alberi. Non scende il livello con la successiva "Reason To Believe" di Tim Hardin, in cui Rod Stweart (ai tempi ancora dotato dal punto di vista vocale..) sottolinea una volta di più le sue proprietà da interprete espressivo e raffinato.

Someone like you make it easy to live without somebody else… Still I look to find a reason to believe..

People get Ready” del grande Curtis Mayfield è forse l’unico momento in cui scende il tono e insieme cala la tensione del concerto. Versione aggraziata, ma decisamente troppo pomposa con una sovrabbondanza di archi, direi, sanremese. Decisamente meglio la “cover” di Van Morrison, “Have I Told You Lately”, canzone romantica e ben scritta a cui questa interpretazione non aggiunge e non toglie nulla. Per introdurre un momento di grande intensità emotiva come la struggente “Tom Traubert’ s Blues” di Tom Waits, Rod butta ancora sul ridere, non rinunciando all’eterna commistione tra sentimento ed ironia che lo pervade, e si rivolge gagliardo al pubblico: “per poter cantare questa canzone il mio amico Tom mi ha chiesto di costruirgli una piscina dietro casa dove far giocare i ragazzi..” storia che Rod tira fuori spesso anche a riguardo di quella "Downtown Train" che sarebbe stato curioso sentire senza spina (all’epoca in cui Rod ripropose la sua orrida versione di "Downtown Train" mi venne da piangere..) “Tom Traubert’s Blues” è comunque un altro vertice dell’album. Elegiaca e perfetta, meno greve e ubriaca della verisone Waitsiana, ma lirica splendida rivolta alla luna e cala il buio in sala e Rod si fa quanto mai appassionato e struggente nel citare i versi di questa poesia randagia.

Molte persone hanno scoperto Waits tramite Rod Stewart che se toglie qualcosa alle splendide versioni originali, conferisce però maggior facilità all’ascolto di chi non è avvezzo ai moduli espressivi Waitsiani. La seguente “The First Cut Is The Deepest” è una specie di piccolo miracolo musicale in cui partendo da una canzonetta da spiaggia del primo, e non proprio memorabile, Cat Stevens, si è creato un brano splendido e molto Stewartiano, in cui la ricca ma sobria strumentazione e i cori di voci si amalgamano creando un’ unica suggestione (L’ anno scorso questa song fu anche di Sheryl Crow, ragazza eterna promessa lasciata nell’aria). Segue “Mandolin Wind” canzone d’ amore “tradizionale” nel senso più pieno del termine, Rod come un vecchio Cow Boy imbraccia il suo mandolino e sussurra parole d’ amore alla sua amata..

..’Cause I know you don’ t play, but I teach you one day, because I love you..

Uno dei pezzi più graffianti e strumentali del periodo passato con gli Small Faces fu sicuramente “Stay With Me” (riproposta in modo discutibile anche dai Deff Leppard, se non vado errando..), che ancora una volta risplende in questa versione acustica, in cui ogni strumento trova il suo spazio di gloria ed improvvisazione e che non sottrae nulla alla rampante e primigenia versione. Sulla stessa prorompente linea si pone “Highgate Shuffle” suonata con grande trasporto, anche del pubblico in sala (vedere VHS). Si chiude il concerto con un’altra faccia in prestito, quella di Sam Cooke, che regala un Rod Stewart swingante in una corale “Havig A Party”, chiusura festosa e spensierata dopo una serata di gioia, intimi ricordi, whisky con gli amici e sentimenti. Un disco per molti, non per tutti, raffinato e amabile sempre brillante in ogni suo punto che restituisce una buona idea generale della vita artistica di Rod Stewart con qualcosa in più. Dimostrazione una volta di più di come quest’uomo si sia spesso accontentato, forse proprio per via della sua anima gioconda, dell’apparire e non dell’essere, non toccando mai il pieno delle sue possibilità in musica.

Piacerà a tutti i fanatici dell’Unplugged (ma per quelli basta il titolo..) e agli amanti del genere Acustico e Neo-Acustico. Soprattutto rivolgendomi ai cultori della tradizione cantautoriale americana consiglio di dare un ascolto a questo disco, vi troveranno molti spunti, grandi classici di Rod Stewart recitati con nuova verve e ottimamente amalgamati con cover che regalano quasi sempre nuovi arrangiamenti e nuova luce ai brani reinterpretati, e non è poca cosa. Precisando il mio voto, tra la collana Unplugged di MTV il voto dovrebbe essere 5, per la carica emozionale ed il sentimento pure, ma valutando il concerto all’interno dello scibile sonoro un 4 mi pare più che sufficiente. E poi, non è splendido che un ex-calciatore, scozzese, tamarro, dongiovanni prestato alla musica, a sessant’ anni canti ancora delle sue dispettose compagne di liceo ?? Meglio del Prozac!

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Riassunto del Bot

La recensione celebra il live acustico 'Unplugged And Seated' di Rod Stewart, sottolineandone l'energia, l'ironia e l'intensità emotiva. L'album ripropone classici con arrangiamenti nuovi che valorizzano le canzoni. L'artista mostra ancora grande abilità scenica e interpretativa, confermando il valore di questo concerto nella sua carriera. Un disco consigliato agli appassionati di musica acustica e rock.

Tracce testi video

02   Tonight's the Night (04:05)

03   Handbags and Gladrags (04:25)

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04   Cut Across Shorty (04:58)

05   Every Picture Tells a Story (04:49)

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07   Reason to Believe (03:53)

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08   People Get Ready (04:45)

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09   Have I Told You Lately (04:04)

10   Tom Traubert's Blues (Waltzing Matilda) (04:40)

11   The First Cut Is the Deepest (04:18)

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13   Highgate Shuffle (04:04)

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15   Having a Party (04:46)

17   Forever Young (04:26)

Rod Stewart

Cantante britannico noto per una voce roca e graffiata e per una lunga carriera tra rock, pop e numerosi album di cover. Nelle recensioni viene celebrato soprattutto per i lavori solisti dei primi anni ’70 e ricordato anche per i legami con Jeff Beck Group, Faces e Ronnie Wood.
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