Copertina di Roman Polanski L'Inquilino Del Terzo Piano
Basettoni

• Voto:

Per amanti del cinema d'autore, appassionati di thriller psicologici e opere surreali, fan di roman polanski e del cinema europeo anni '70
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LA RECENSIONE

Gli sguardi obliqui e alienati degli inquilini del palazzo, con le loro sopracciglia inarcate e i lori occhi sempre troppo grandi o troppo stretti, poggiano un piede nel reale e uno nel fantastico, sono il grimaldello che spalanca il confine che divide ciò che c'è e ciò che non c'è. Ed è in questo confine dilatato che abita l'impiegato Trelkowski, prototipo degli archetipi signori K. kafkiani e archetipo dei futuri Nessuno Sclaviani. Egli è l'uomo declinato in paura di vivere o, semmai, se osservato in negativo, la paura di vivere declinata in uomo.

Trelkowski si stanzia in affitto in un condominio parigino, una specie di formicaio che potrebbe essere minuscolo come infinito (vorreste provare a disegnarne una pianta?), un catalizzatore di angosce fatto di cemento dove non ci si sorprenderebbe di imbattersi, aprendo una porticina appena un poco nascosta, in un rito sacrificale egiziano. Insomma una porta sul nero e sul fantastico, eppure così piena di gente mediocre e borghese (di cui una fisiognomica appena accennatamente espressionista tradisce tuttavia un'identità allucinata). L'inquilina precedente dell'appartamento di Trelkowski, Simon Choule, versa in fin di vita all'ospedale dopo un tentativo di suicidio. Il tentativo slatentizza la sua riuscita e la ragazza muore. E qui prende il via la seconda tranche del loop tagliato male (o divinamente che dir si voglia) da Roman Polanski.

Il malessere più estremo si traduce in grandangoli dal significante urlato, si dipana in un registro grottesco sempre a un passo (mai però compiuto) dallo sberleffo bunueliano, in un'ironia mortifera declinata da personaggi in odore di girone infernale. Sì, quello descritto ne "L'inquilino del terzo piano" è un inferno a sviluppo verticale, che guarda (in modo direi significativo) il nostro mondo dall'alto.

Una formidabile fantasmagoria sull'essere (e sul DOVER essere, o sul NON essere).

Un gioiello di racconto fantastico.

O, se volete, anche una semplice e raffinata spruzzata di angoscia sull'ordinarietà di certi vecchi condomini.

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Riassunto del Bot

La recensione esalta "L'Inquilino del Terzo Piano" di Roman Polanski come un film capace di fondere realtà e fantastico in un'atmosfera claustrofobica e grottesca. Il protagonista Trelkowski è un archetipo kafkiano immerso in un inferno verticale che riflette angosce esistenziali. Il film è definito un gioiello del racconto fantastico, capace di trasformare la banale vita condominiale in una spirale di paura e incertezza, con un tocco di ironia mortifera.

Roman Polański

Roman Polański (1933) è un regista e sceneggiatore polacco-francese. Dopo l’esordio con Il coltello nell’acqua (1962) ha diretto classici come Rosemary’s Baby (1968), Chinatown (1974) e Il pianista (2002), con cui ha ottenuto la Palma d’Oro a Cannes e l’Oscar alla regia.
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