Appartenenti a quella che viene definita come la seconda ondata del thrash metal americano, i Sacred Reich si sono sempre distinti per lo stile musicale vicino all'hardcore e per i testi di protesta e antimilitaristi, come già l'ironico nome del gruppo lascia intuire.
Nel 1988, un anno dopo l'uscita dell'album di debutto "Ignorance", rilasciano un EP, come probabile antipasto per il secondo disco che sarebbe poi uscito nel 1990, intitolato "Surf Nicaragua" e contenente tre brani inediti, una cover e due tracce live. La copertina, raffigurante un soldato con elmetto e maschera antigas pronto a lanciare una bomba a mano mentre fa surf su una bara, fa riferimento alla canzone che da il nome al disco e che rappresenta il piatto forte del lavoro in questione. Infatti grazie al ritornello trascinante, come ben pochi nella storia del genere, e all'approccio aggressivo ma allo stesso tempo beffardo, viene citato ad esempio il brano "Wipe Out" dei The Surfaris e la parte di batteria della sigla della serie televisiva anni settanta "Hawaii Five-O", riesce nell'intento di trasmettere il messaggio pacifista della band scatenando l'headbanging in ogni thrasher che si rispetti.
Gli altri brani nuovi ("One Nation" e "Draining You of Life") non raggiungono i fasti della title track, ma sono comunque molto validi (soprattutto il primo) e non avrebbero fatto brutta figura su "Ignorance", mentre il rifacimento di "War Pigs" dei Black Sabbath e le canzoni dal vivo si dimostrano un gradevole intrattenimento ed aggiungono sostanza all'EP che essendo uscito negli anni d'oro del thrash ha guadagnato notorietà senza essere successivamente oscurato da "The American Way" due anni dopo; la stessa cosa non si può dire degli ultimi due lavori in studio del gruppo venuti alla luce negli anni novanta, quando il thrash metal era un genere ormai morto e sepolto ed i Sacred Reich una band di dinosauri in via d'estinzione che cercavano invano di sopravvivere. Ritorneranno sulle scene infatti solamente nel 2006, all'impazzare del revival thrash, ma questa, come si suol dire, è un'altra storia.