È per caso che, spulciando sul web, scopro che la critica ha sì apprezzato questo film, ma a conti fatti mica da strapparsi i capelli. Ora, io non sono un esperto di cinema e sicuramente fareste bene a intimarmi di tornare a parlare di metal e pancarcòr, però mi sembrava doveroso fare la mia parte per aggiustare la media di giudizio che l'internet può avere di quest'opera.

La genesi del film è un pochino travagliata: il regista voleva chiudere col western, si stavano esplorando territori nuovi, mancano sia gli storici attori come Eastwood sia le dinamiche tipiche del western e, tanto per non farsi mancare nulla, è evidente la concezione molto più europea. Il western era cambiato e le americanate con gli indiani appartenevano a un'altra epoca: da questo cambiameto Sergio Leone tirò fuori un capolavoro.

Arrivo a dire che per me la lotta del podio è tra questo film e "Il Buono, il Brutto e il Cattivo" (che non ha bisogno di presentazioni). Tuttavia, se al livello cinematografico "Giù la testa" devo ammettere che esce sconfitto, il mio gusto forse lo preferisce. Questo film, per cominciare, è di grande respiro nel senso proprio della parola: parte da una situazione storica ben precisa e spazia nel tempo, dal Messico all'Irlanda, spazia nella materia umana, dalla guerra ai peones, spazia nelle personalità, dal guerrigliero al generale, e così via. In questo cogliamo subito il lampo di genio di Leone nella stesura di questo film: è un film che racconta la natura umana in modo magistrale.

La varietà delle scene è enorme e crea un film organico, lungo ma tendenzialmente scorrevole, maestoso ma senza eccedere. Dalle battute sarcastiche dei due protagonisti all'epica scena del ponte e della carneficina, dall'assalto a Mesa Verde all'esplosione nella chiesa. Ogni scena ha il suo significato, il suo peso. Mesa Verde, ad esempio: il bandito sognava di rapinare la banca ma ritrova una città diversa dal suo ricordo. La metafora che si cela dietro a scene così tocca ogni spettatore. I canoni del western dunque vengono un po' rivisti in funzione di un film che nel suo genere è lecito considerare innovativo.

Le musiche, poi sono un tocco di classe. Come non citare l'atmosfera eterea dei flash back irlandesi?

Già, e come non citare la scena (allerta spoiler) in cui Sean ricorda di aver ucciso il suo amico? Le interpretazioni standard del film vogliono che da lì Sean faccia capire che lui ha smesso di giudicare le persone, da quel momento; io, però, ci leggo anche altro: mentre il dottore ha tradito la rivoluzione e rinfaccia a Sean di non aver subito la tortura e di non sapere cosa voglia dire, Sean sembra rispondere "È vero, non l'ho subita, ma sai perché? Perché quando sono venuti a prendermi io ero in un bar con un cazzo di fucile nascosto sotto il cappotto e ho ammazzato quegli stronzi, ecco perché" E forse proprio da qua è utile partire per ragionare della natura "violenta ma affilata" di Sean rispetto a quella caciarona e sbandata di Juan: e, similmente, forse proprio da qua c'è da partire per una riflessione che tocca due momenti in cui diventa evidente un altro colpo di genio di questo film; questo è un film politico.

Degna di nota la riflessione che Juan fa sulla rivoluzione esprimendo il suo odio. Alla luce del processo culturale degli ultimi decenni, però, risulta un pochino scontata. Molto meno lo è la riflessione di Sean: "Quando ho cominciato a usare la dinamite credevo in un sacco di cose, la libertà, la rivoluzione... si finisce col credere solo nella dinamite". Questa è una delle mie citazioni preferite: sì, perché a tutti ci piace la protesta, il macello, il malcontento che si riversa nelle strade, occupare le scuole e così via. Però in effetti... non è che un po' la verità è che la protesta in sé ci piace almeno quanto il motivo per cui protestiamo? Non voglio fare discorsi di superficialità, di quelli ne abbiamo gli orecchi pieni, dico una cosa molto più umana. Dopo anni di menate, di discorsi e tutto, forse dovremmo chiedercelo: cosa conta ancora per noi? La protesta o la dinamite? Cosa ci piace, in cosa crediamo. Lascio questa riflessione aperta al lettore.

Per concludere annoterei come questo film sia anche la bellissima storia di una travagliata amicizia avventurosa: rivoluzionari cazzuti che fanno un macello nelle prigioni, gente con le palle quadrate che fa esplodere di tutto, mitragliatrici, vendetta, treni che vanno a sbattere, rivolta, coltelli nella schiena e così via.

Questo film, insomma, è un'antologia delle vita umana, trasposta in una delle più avvincenti storie che si ricordino.

"Giù la testa, coglione" Voto: 95/100.

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Altre recensioni

Di  embryo

 "Giù La Testa trasuda lo spirito ribellistico del periodo e ne traspone i pro e i contro, le nobili cause e le contraddizioni."

 "Un film intelligente, oltre ad essere avvincente e godibile. Un indiscutibile capolavoro."