La commedia all'italiana, tematica di cui vorrei occuparmi nelle mie recensioni su DeBaser (questa è la mia seconda, quindi scusate l'inesperienza), andò in profonda crisi alla fine degli anni '70, senza significative opere da parte di maestri del genere come Sordi, Tognazzi, etc. avviati - diciamolo - verso il declino artistico con il prepotente sopraggiungere della terza età, non essendo più credibili nel ruolo di protagonisti dei vari film di genere.

Parallelamente, in quell'epoca emerge il filone della commedia sexy scollacciata, ad opera di registi di seconda o terza fascia, di sceneggiatori non eccelsi, e la partecipazione di attori provenienti dall'avanspettacolo o dal cabaret, non certo mostri sacri ma onesti professionisti che si guadagnavano il pane con questo cinema popolare. La ricetta di tutti questi film, con minime variazioni, prevede: equivoci a gogo, attempati cinquantenni con amanti giovani, giovani impotenti o dell'altra sponda, belle donne in bella mostra, molte docce a smentire la presunta zozzoneria di questi lavori.

Bisogna essere onesti e dire che molti di quei film furono delle ciofeche, il cui unico merito è quello di aver fatto lavorare molte maestranze del settore, oltre di aver scatenato qualche fantasia giovanile: oggettivamente lavori che non possiamo rivalutare, rischiando altrimenti di sembrare più snob degli snob che solitamente li snobbano (perdonate la figura retorica).

A mio parere, tuttavia, "La moglie in vacanza, l'amante in città", è uno dei più riusciti film del filone, oltre che uno degli ultimi in ordine cronologico (1980), per cui una recensione in questo sito se la merita tutta.

Si tratta di una riuscita commedia degli equivoci, che vede al centro un ricco industrialotto parmigiano (Montagnani), costretto ad andare in vacanza con l'amante imbufalita per essere trascurata (Fenech), ed ivi seguito dalla moglie gelosa e non del tutto santa (Bouchet), assieme ad altri soggetti di varia provenienza e variamente legati ai protagonisti, che contribuiscono a mettere in moto la farsa (Banfi in primis, ed un giovane Solenghi). La compresenza di tutti questi personaggi nel medesimo albergo mette in moto un vario bailamme, con esiti godibili, anche se tipici del cinema di questo genere nelle linee fondamentali che vi ho descritto poc'anzi.

Per quanto concerne gli aspetti tecnici del film, la regia è piuttosto piana e lineare, ovviamente senza picchi di originalità (asseconda la sceneggiatura), mentre sono ottime le interpretazioni di Banfi e Montagnani, due maestri del genere e due attori forse sprecati per questi ruoli - per i quali nondimeno sono passati alla storia, non avendo, ammettiamolo, il fisique du role o la presenza scenica degli attori della precedente generazione, rimanendo in sostanza dei caratteri e dei caratteristi.

Per quanto riguarda le protagoniste femminili, Fenech e Bouchet recitano piuttosto bene - ovviamente il merito va anche alle doppiatrici, soprattutto della seconda - risultando statuarie in tutta la loro beltà: vi dirò che delle due preferisco la dolce Barbara, donna peraltro molto professionale ed ironica - vi dirò: assolutamente mai volgare - oltre che di fascino magnetico. Ancor oggi che ha superato i sessanta - senza rifarsi - dà i punti a molte donne più giovane, sia come stile che come classe. Critichiamole finchè si vuole, ma sono un simbolo del nostro cinema minore, oltre che un sogno erotico in fin dei conti castigato e mai volgare.

Voto: 5/5 rispetto al genere, 2/5 in un ipotetica scala oggettiva a corretto uso dei lettori.

Sempre vostro Il_Paolo

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