Il neo-noir è un genere che il cinema contemporaneo frequenta con alterne fortune. Spesso si tratta di tentativi maldestri di attualizzare il particolare pessimismo made in USA degli anni ’40, ma le tensioni e le angosce del nostro tempo non si prestano più ai modi espressivi del noir classico.
Kiss Kiss Bang Bang (2005) già dal titolo - sarcastico riferimento ai film d’azione dove tutto quello che serve è una ragazza e una pistola - è una parodia semi-seria che sfoggia tutti i cliché del genere, riletti però in chiave hipster:
- Capitoli titolati come romanzi di Chandler (così il pubblico più “colto” capisce che lo sceneggiatore conosce l’eccelso Raymond);
- Una prevalenza di scene notturne (ma in genere ben illuminate);
- E, soprattutto, la sarcastica voice over di Robert Downey Jr.
La trama segue il classico schema del giallo con due storie apparentemente scollegate che finiscono per convergere. Peccato che, nel frattempo, ci si perda in dialoghi troppo densi e scimmiottanti Tarantino, nei “fuck” distribuiti come coriandoli, e in un montaggio che sembra firmato da qualcuno che si è sparato caffeina in vena.
I personaggi sono caricature consapevoli:
- Al posto dell’eroe tragico c’è Harry (Downey Jr.), ladro scemo catapultato a Hollywood;
- Al posto del detective macho troviamo Perry, detective gay che ricorda la propria inclinazione in ogni battuta (Val Kilmer, recentemente e prematuramente scomparso);
- E poi c’è Harmony (Michelle Monaghan), che non ha nulla della femme fatale: è un’attricetta sboccata e priva di glamour, che “l’ha data a tutti tranne che al protagonista”.
Il film si apre con un flashback: Harry e Harmony bambini, lui già innamorato. Anni dopo si ritrovano a una festa decadente nella villa del produttore Harlan Dexter e si lasciano andare a malinconici ricordi. Da lì parte la trama principale, che si intreccia con un’indagine condotta da Perry. Come in ogni noir che si rispetti, si susseguono colpi di scena, sviluppi semi-incomprensibili, omicidi e il cadavere di una sconosciuta discinta che appare e scompare.
Se il montaggio frenetico e la voice over un po’ invasiva non aiutano, l’ambientazione natalizia sembra un eccesso di cinismo, e la decadenza degli ambienti hollywoodiani viene urlata invece che suggerita. Anche il cast ha un sapore ironico: Downey Jr. prima del rilancio con Iron Man, più noto allora per le sue disavventure da tossico ed ex-galeotto; Kilmer ormai sul viale del tramonto e Monaghan, attrice da B-List che fa quello che può.
Diretto e sceneggiato da Shane Black, reduce dal disastro di The Long Kiss Goodnight e deciso a rifarsi con questo noir da discount, Kiss Kiss Bang Bang è parzialmente ispirato al romanzo Bodies Are Where You Find Them di Brett Halliday, autore di pulp fiction di discreta fama negli USA.
Vale la pena vederlo?
Downey Jr. è bravo nella parte del perdente un po’ scemo ma dal cuore tenero, e Kilmer se la cava egregiamente come detective pieno di risorse. Le loro conversazioni, pur esagerate, sono spesso divertenti:
Perry: Look up “idiot” in the dictionary. You know what you’ll find?
Harry: A picture of me?
Perry: No! The definition of the word "idiot", which you fucking are!
Disponibile a pagamento su varie piattaforme. Consiglio sempre la visione in lingua originale, ma in questo caso - se non masticate bene l’inglese - suggerisco il doppiato: i dialoghi sono rapidi, zeppi di slang e non sempre facili da seguire.
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Altre recensioni
Di Bruinen
Kiss Kiss Bang Bang si offre allo spettatore come un requiem per un genere che non sa più se esistere o dissolversi nel nulla.
Hollywood, altare di illusioni, si rivela per quello che è: un teatro di burattini senza fili, un cimitero di ambizioni.