Copertina di Shed Seven Change Giver
Lewis Tollani

• Voto:

Per appassionati di musica britpop e indie rock, fan degli anni '90, cultori del rock britannico e nostalgici delle sonorità madchester
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LA RECENSIONE

“Se noi siamo The Beatles, dove sono The Rolling Stones… non sono certo i fottuti Shed Seven” Noel Gallagher a Melody Maker… 1994.

Basterebbero le parole di The Chief per capire che siamo di fronte ad un grande debutto. Grandissimo.

“Change Giver” esce a settembre del 1994 e per dire la verità raggiunge “solamente” la 16ima posizione della classifica di vendite in Gran Bretagna, ma è uno di quei dischi che non passano assolutamente inosservati, né agli addetti ai lavori né tantomeno ai musicisti coevi e “posteri”. “Dirty Soul” e “Speakeasy” sono i due brani scelti per aprire e lo fanno in modo perfetto… connubio di chitarre sostenute e melodie ondulate, che partono dal Madchester di Stone Roses, Inspiral Carpets e soprattutto Charlatans per arrivare agli stessi Oasis, ma loro sono di York ed il loro sound è molto più morbido ed “”intimista”” di quello dei fratelli Gallagher, come testimoniato benissimo nella successiva “Long Time Dead”. A tratti la band di Rick Witter e Paul Banks gioca a fare i Blur che giocano a fare The Smiths, riuscendo comunque a mantenere tutto ad un livello alto e soprattutto originale nella forma finale, “vedere” un brano come “Heads And Hands”.

“Casino Girl” (lato AA del singolo ”Mark”, vero debutto della band e tributo ed omaggio al sound di Morrissey e Marr) sembra uscito direttamente da “Second Coming” di Stone Roses, anche se manca ancora un anno per il secondo episodio di Ian Brown e soci. “Missing Out” è di una delicatezza commovente e “Dolphin” (ultimo dei quattro singoli estratti dall’album) è il perfetto bignami della musica ““indie”” britannica della seconda parte del decennio e di buona parte di quella del primo lustro del nuovo decennio. “Stars In Your Eyes” ed “Ocean” sono forse i due anelli più deboli del lotto, dream-pop carino e semplice, fatto come se Ocean Colour Scene dimenticassero per un attimo tutti i loro problemi…

“On An Island With You” (il mio brano preferito in assoluto di Shed Seven) chiude degnamente con i suoi abbondati 8 minuti il miglior disco inglese del 1994 per distanza, se solo non ci fosse stato “Definitely Maybe”…

In soldoni, uno dei 5 migliori dischi “Brit-Pop” di sempre… semplicemente.

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Riassunto del Bot

Change Giver è il brillante debutto del 1994 dei Shed Seven, considerato uno dei migliori album Britpop di sempre. Pur non raggiungendo posizioni altissime in classifica, si distingue per originalità e qualità sonora. L'album fonde influenze dal Madchester e da band come Stone Roses, Oasis e Blur, mantenendo un sound più intimo e morbido. Brani come Dirty Soul, Speakeasy e On An Island With You sono particolarmente memorabili. Un disco che ha lasciato un segno duraturo nella scena musicale britannica.

Tracce testi video

01   Dirty Soul (03:38)

03   Long Time Dead (03:50)

04   Head and Hands (03:58)

05   Casino Girl (03:58)

06   Missing Out (03:12)

08   Stars in Your Eyes (04:07)

10   Ocean Pie (04:39)

11   On an Island With You (08:15)

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Shed Seven

Shed Seven è una band rock inglese originaria di York, nota per il suo contributo alla scena Britpop degli anni '90.
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