Bisognera`, prima o poi, riscoprire e rivalutare certi film del passato che, per coincidenze sfavorevoli, sono finiti un po' nell'oblio. Come in questo caso, se oggi un'opera come "Il dottor Stranamore" di Kubrick e` ricordata e citata in ambito culturale e cinematografico, altrettanto non si puo` dire di "Fail - safe (A prova di errore)" realizzato da Sidney Lumet. Il motivo e` che le due pellicole uscirono nello stesso anno (1964) e fu Kubrick a chiedere ed ottenere la precedenza de "Il dottor Stranamore" nella diffusione. Entrambe le opere affrontavano il tema scottante del pericolo di guerra termonucleare e se Kubrick seguiva un approccio satirico , rafforzato da una recitazione superba di Peter Sellers, Lumet mostrava un piglio piu` sobrio e squisitamente drammatico.
Basato sull'omonimo romanzo di Eugene Burdick e Harvey Wheeler, "Fail - safe (A prova di errore)" ci racconta l'incresciosa avventura di una squadriglia di aerei bombardieri statunitensi che, per un'imprevista disfunzione nei dispositivi di comando a bordo, ricevono la segnalazione di avvio della missione volta ad attaccare e radere al suolo la capitale dell'URSS. Nientemeno che Mosca e, per quanto cio` sia incredibile, ai piloti non resta che proseguire nel volo fino alla fine. Inutile dire che sia il Pentagono, sia la sala comando aerea in quel di Washington si prodighino in tutti i modi per impedire l'irreparabile. Ma il meccanismo di morte , una volta avviato, procede inesorabile come un bulldozer senza freni e a quel punto non vi sono preghiere a confortare noi terrestri , in un finale secco che arriva come una doccia gelata per noi spettatori.
Se la vicenda e` in estrema sintesi una cronaca di un'apocalisse annunciata, certe note sia tecniche, sia di carattere piu` generale si impongono. Il regista privilegia sequenze all'interno di spazi limitati, generando una sensazione claustrofobica che non si smorza fino al tragico epilogo. E nulla smorza la tensione, amche grazie alla recitazione di grandi attori statunitensi. Uno e` Henry Fonda, nei panni di un presidente USA che e` perfettamente consapevole della gravita` della situazione e in tutti i modi tenta di trovare una soluzione, parlando telefonicamente (assistito da un collaboratore interprete della lingua russa) con il premier sovietico. Ed assistere a questi dialoghi disperati fra due uomini politicamente potenti ma incapaci, purtroppo, a salvare il pianeta Terra getta lo spettatore nell'angoscia. Se non si puo` evitare di distruggere Mosca, quale potrebbe essere il destino di una metropoli come New York?
Ma poi, fra altri attori, non passa inosservato un efficace Walter Matthau, qui nel ruolo di un torvo analista politico o professore di scienze politiche di nome Groeteschele (non dovrebbe sfuggire il riferimento all'allora noto professore Henry Kissinger). Secondo questo Groeteschele, assiso nel team di generali, scienziati ed esperti vari presenti in quelle ore al Pentagono, occorre che i velivoli USA colpiscano per primi. Poi si tratta di vedere se il primo strike provochera` subito la morte di 60 milioni o 100 milioni di persone. Una bella differenza, ma sfugge al dotto analista che certamente, nel corso del tempo successivo, le condizioni di vita sul pianeta Terra dovrebbero essere sempre piu` sfavorevoli per qualsiasi essere vivente.
Nelle discussioni che precedono l'inevitabile tragedia, solo un generale americano formula un'osservazione sensata, ovvero il cruccio che la corsa agli armamenti abbia preso la mano a chi avrebbe dovuto fermarsi per tempo. Come a dire che il genere umano risulta ormai subalterno alle macchine, sempre piu` sofisticate ed imprevedibili.
E per quanto una didascalia finale avverta che il film e` pura finzione e le forze armate statunitensi dispongono dei migliori sistemi per prevenire gli eventi estremi rappresentati, posso assicurare che non riesco proprio a provare un senso di sollievo. Ho visto un film del 1964, ma in questi tempi odierni post guerra fredda non pare che si stia meglio. Troppi uomini di potere parlano liberamente di armi distruttive. C'e` chi contempla l'ipotesi di impiego di armi nucleari tattiche nella guerra contro l'Ucraina (ben noto chi sottointendo), mentre un altro minaccia di distruggere in una notte un'intera civilta` (un inquilino attuale screanzato della Casa Bianca). E per non farsi mancare altro, non e` fantascienza che siano diponibili soluzioni di Intelligenza Artificiale per condurre autonomamente conflitti bellici. Chi dovrebbe fermarli? Siamo dunque cosi` ciechi?
Forse non sara` l'arte , come veicolo di bellezza, a salvare il mondo, ma la visione di un vecchio film come "Fail - safe (A prova di errore)" puo` contribuire a tenere deste le coscienze delle persone di buona volonta`. Prima cha sia troppo tardi.