Silicone Soul
...A Soul Thing

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Nella variegata fauna DeBaseriana ci sarà qualcuno che, tra gli anni Novanta e i primissimi Duemila, frequentava i locali più glamour dello Stivale e forse anche quelli stranieri, magari perché appassionato della cosiddetta “club culture” o semplicemente per rimorchiare qualche stangona nordeuropea in vacanza nel Bel Paese.

Costoro ricorderanno senza dubbio un brano che, intorno all’anno 2000, furoreggiava nelle discoteche più trendy d’Europa. Sto parlando di “Right on!” dei Silicone Soul, i quali, nella migliore tradizione della musica elettronica, non sono altro che un duo proveniente da Glasgow e ancora attivo soprattutto dal punto di vista dei DJ-set e delle selezioni musicali (l’ultimo album da loro prodotto, Silicone Soul, risale invece al lontano 2009).

Il pezzo si faceva notare per la splendida voce di Claire Louise Marshall e per il sound raffinato, caratterizzato dalla tipica cassa in quarto arricchita da percussioni e sample pescati direttamente dagli anni Settanta (gli archi, ad esempio, erano offerti dalla meravigliosa “Right on for the Darkness” di Curtis Mayfield).

La canzone ha avuto un successo notevole soprattutto durante il 2001 e per questo è stata inserita in varie compilation e CD mix dell’epoca, tra i quali spicca, udite udite, Hit Mania Dance 2002 (tutto vero, potete controllare voi stessi la tracklist).

Torniamo ai Silicone Soul. Ho accennato alla loro discografia e in effetti Graeme Reedie e Craig Morrison (questi i nomi dei due componenti) hanno pubblicato ben quattro album per la Soma Recordings, etichetta scozzese specializzata in sonorità techno, minimal e house. Il loro esordio, ...A Soul Thing, vede la luce proprio all’inizio del nuovo secolo ed è formato da dodici tracce, tra le quali trova posto una versione strumentale di “Right on!” intitolata “Right on 4 tha Darkness”, giusto per alludere in maniera ancora più esplicita all’autore della colonna sonora di Superfly.

L’elemento che attira l’attenzione degli ascoltatori più attenti (ma direi un po’ di tutti) è la quasi totale assenza di parti vocali, se si esclude la moroderiana “The Answer”, contraddistinta dal canto effettato di Melanie Clarke e dall’uso massiccio di sintetizzatori vintage, che fanno molto disco music elettronica. Questa scelta, all'inizio, può essere interpretata negativamente da chi aveva amato le vibrazioni dell’arcinoto singolo, ma un’immersione profonda e attenta consente anche agli scettici di apprezzare la “cosa soul” concepita dalla combo scozzese.

Il secondo aspetto che fa drizzare le orecchie dei nerd musicofili è la preferenza per un approccio “deep”, in cui la techno di Detroit si fonde con la house di Chicago. Questo connubio si esprime alla perfezione in “The All Nite Dub”, dove i bassi pulsanti, le percussioni e i campionamenti di ispirazione 70’s incontrano soundscape algidi, futuristici, oppure nella successiva “This Is the Sound!”, arricchita dalla presenza di xilofoni o vibrafoni (non riesco mai a distinguerli) che fanno pensare subito al nu-jazz allora in voga.

Scorrendo la scaletta, ci si rende conto che non mancano composizioni coraggiose, a loro modo sperimentali. Mi riferisco a “Have U Seen My Baby?” o alla scarna “Sundance”, pezzi basati su un connubio bizzarro, fatto di batterie spesse, concrete, e atmosfere astratte, mitigate dal consueto tocco soul (ma direi anche funk) di Reedie e Morrison.

Il fantasma della monotonia, si sa, è dietro l’angolo e in questo caso viene scacciato da “Mong the Merciless” e “The Strip”, due brani vicini all’hip-hop e alla downtempo, territori forse non abituali per i Silicone Soul, ma nei quali si destreggiano discretamente.

Infine è impossibile non citare “Chic-O-Laa”, la traccia più smaccatamente house insieme a “Right on 4 tha Darkness”. Costruita su un sample di “Satisfied” dei Dinasty tagliato in modi diversi, diverte ed esalta, aggiornando le suggestioni della disco music e inserendole in un contesto elegante, contemporaneo.

Fin qui sembrerebbe che tutto scorra liscio come l’olio, ma in realtà non è proprio così. ...A Soul Thing è infatti un album riuscito, ma una maggiore varietà avrebbe a mio avviso giovato al debutto dei Silicone Soul, penalizzato inoltre da una lunghezza eccessiva (settanta minuti sono un po’ troppi per un disco strumentale e l’impressione è che qualcosa, qua e là, poteva essere spuntata).

Nonostante qualche piccolo intoppo, la prima prova dei producer di Glasgow si lascia ascoltare con piacere. Purtroppo i lavori successivi sono passati un po’ in sordina e, complice il declino della house music, non sono riusciti a regalare ulteriore notorietà a Reedie e Morrison. Peccato.

In conclusione, ...A Soul Thing farà felici sia i danzatori attempati citati in apertura che i giovani frequentatori di club sudaticci (ma anche gli amanti della buona musica, come il sottoscritto), soprattutto in un periodo come quello attuale, segnato da un deciso ritorno di suoni provenienti dagli anni Novanta e Duemila.

Questo è il motivo per cui canzoni come “Chic-O-Laa” e “Right on!” possono emozionare le platee degli anni Venti e non sono solo materiale polveroso per nostalgici ballerini con qualche chiletto di troppo.

Provare per credere.

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