Copertina di Six Feet Under Bringer Of Blood
fabbiu

• Voto:

Per appassionati di metal estremo, fan del death metal e del thrash, amanti di sonorità violente e tecniche, cultori della musica underground
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LA RECENSIONE

Sarebbe forse giusto iniziare avvertendo i curiosi, che questa band e questo disco qui recensito non hanno niente a che vedere con la serie televisiva (carina) dal nome omonimo alla band, che ha riscosso un successone negli Usa e che di recente è stata proposta anche in Italia. Questa di cui parlo io è una band Death Metal che nasce in Florida e si porta alle spalle undici anni di carriera e di intenso e brutale metal estremo e violento, una band che ha saputo coltivare parecchio dalle varie presenze nni 80 per rinforzarle in un contesto esplosivo di ottimo thrash e Brutal.
Chris Barner è secondo me un Growl da Oscar. Terru Butler suona il basso con la maestria di un assassino, Greg Gall batte i ritmi con una batteria trucida e carnivora, Steve Swanson invece impugnia una motosega e sforna assoli sanguinolenti e macabri.

Bisogna essere pazzi per ascoltare i Six Feet Under? Assolutamente no, bisogna solo amare come me la sonorità violenta nascosta sei passi sotto terra, bisognia essere appassionati di film horror e splatter e avere due orecchie che godono ogni volta che ci si ascolta un album come "BRINGER OF BLOOD". Il discorso non cambia per le band come Cannibal Corpse, Death e Massacre, ma penso che questo gruppo e soprattutto questo album siano un autentica e perfetta rappresentazione della scena musicale violenta e oscura nello stesso tempo.

Siamo nel 2003, questo è il secondo album della band, ci sono undici traccie autentiche che non sono assolutamente quelle cazzate di nu metal estremo che mettono in sottofondo al Wrestilng. Il Growl di Barnes [che pensate, per un certo periodo di tempo rese disponibile sul sito della band il video della operazione al suo ginocchio] vibra e sussurra nella micidiale "Sick In The Head", il ruggito che a volte diventa il lento e rauco strillo di un torturato, oltre a sputare sangue, corde vocali e tonsille si sincronizza in maniera perfetta alla apocalittica base musicale.
Ma il vero pezzo forte è secondo me "Amerika The Brutal", questo è per me come la Divina Commedia per la storia della letteratura, come la ford nella storia dell'autmobilismo, questa canzone è il brutal, questa canzone è il thrash. Bombardamenti di batteria inteervallati introducono la mostruosa "MY HATRED", dove non sono da perdere le grida di rabbia e dolore. La musica si placa, ma la voce continua da sola fin quando la canzone non finisce. "MURDERED IN THE BASEMENT" è un miscuglio acido di micidiali riff e aggressivi growl allucinanti. Per le ditruttive sfuriate di Steve Swanson non sono da perdere "WHEN SKINS TURNS BLUE" e soprattutto la violentissima "BRINGER OF BLOOD". Da non perdere poi CLAUSTROPHOBIC distruttiva e velocissima. L'album sembra concludere con ESCAPE FROM THE GRAVE ma se non si spegnie lo stereo, dopo qualche minuto parte una ghost track concentrata in particolar modo sul basso di Terry.

DA AVERE.

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Riassunto del Bot

La recensione esalta l'album 'Bringer Of Blood' dei Six Feet Under come una pietra miliare del death metal. Vengono lodati il growl di Chris Barnes, le performance strumentali e i brani principali come 'Amerika The Brutal'. È evidenziata la forza brutale e tecnica della band, considerata un punto di riferimento per gli appassionati di metal estremo. Il disco è definito imperdibile per chi ama sonorità violente e oscure.

Tracce testi video

01   Sick in the Head (04:11)

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02   Amerika the Brutal (03:00)

03   My Hatred (04:22)

04   Murdered in the Basement (02:19)

05   When Skin Turns Blue (03:26)

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06   Bringer of Blood (02:53)

07   Ugly (02:58)

08   Braindead (03:43)

09   Blind and Gagged (03:09)

11   Escape From the Grave (03:57)

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12   Bringer des Blutes (02:55)

13   [untitled] (01:21)

Six Feet Under

Six Feet Under è una band death metal statunitense nata in Florida da Chris Barnes (ex Cannibal Corpse) e Allen West (Obituary). Debutta nel 1995 con Haunted e sviluppa un death metal lento e groovy, oltre alla celebre serie di cover Graveyard Classics. Nel tempo entrano Terry Butler e Greg Gall (sezione ritmica), poi Steve Swanson alla chitarra.
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