Steve Swanson è la saviour machine dei Six Feet Under, un chitarrista versatile che sostituisce i nobili riff Obituary di Allen "I'm In Pain" West, e pure i suoi pochi assolo distorti , rilevandoli con composizioni più dinamiche e meno statiche. Peccato che riesca nell'intento per metà dei brani. Questo terzo parto dei Six Feet under (anno 1999) si avvale di un nuova colata Death Metal puzzolente, caratterizzata dalla produzione grezza e melmosa del solito Brian Slagel, (che si scorda di alzare il volume della doppia cassa) rifinita da una spietata copertina gore tecnologica e da una manciata di canzoni dal ritmo "rot'n'roll" veloce ma contorto, non uniforme come l'Old- Thrash anni '80, simile all'opener sussultoria di "...For Victory" dei Bolt Thrower .
Tutto sembra imbalsamato con cura sin dalla confezione cartononata color ebano, che richiama il Nulla sorvolato dall'aereo sfigato del film "I Langoliers" di Stephen King, fino alle foto del booklet interno che sono più o meno...ehm...ganze e pregne di celebrazione. Il look di Chris Barnes è ravvivato da treccine rasta alla Bad Brains, facendo ben sperare nella fusione Death-Reggae-Punk, magari con una cover di "Banner in D.C". Scatto nel bosco e Greg gall, versione blues-brothers senza vestito ci osserva fiero, sprezzante. Nello scatto mitico di fine libretto troviamo i nostri eroi in fila indiana con Butler scazzato, Swanson stralunato, Gall sempre più cool e Barnes timido capobanda. Il drummer sale finalmente in cattedra, sia come "duro" che come compositore, assieme a Terry Butler. Swanson non è da meno; il puzzle appare completo ma lo è invece per metà. L'incipit "Feasting On The Blood Of The Insane" conduce dritti all'obitorio, col fardello pesante di una fiera che si sta avvicinando per strapparci la testa dal collo, con un Chris Barnes mostruoso, simile alla bestia dell'episodio "La Cassa" tratto da "Creepshow" del mitico Carpenter, un pezzo certamente brutale ma non avvincente.
"Bonesaw" si avvale invece di questo nuovo strano ritmo di batteria che lo trasforma in un pezzo orecchiabile e movimentato, un indizio di ciò che ci aspetta più avanti nel disco. "Victim of The Paranoid" è un pezzo decisamente buono, il più conosciuto dell'album, con una grande prestazione di Barnes (che ritorna parlare della marijuana) e di tutta la band che sembra ormai affiatata, soprattutto Gall che continua macinare rullate con grande disinvoltura. Il capolavoro però del disco è "Short Cut Of Hell" un sabba lento come il passo di un brontosauro, che irrompe con un riff indovinato, rinfrescato dal basso che sembra un tank in azione e dalla batteria dai colpi secchi e rallentati, un affresco doom di grande fascino, ma col valore aggiunto di Barnes che ruggisce bassamente come una belva d'altri mondi : "This soul is black this soul is free/night everlasting, dwells within me". Avviene poi un cambiamento all'interno della song stessa, il growl ci porta all'ossessione, con in ritmo abbrunato e soffocante, una specie di funerale dell'anima che potrebbe accompagnare la poesia di Baudelaire "Spleen ". A questo punto arriva la discontinuità di ispirazione. Altri episodi dell'album propongono una mescola di velocità e growl modulato tipo "Mass Murder Rampage", track schizzata e ben fatta, e "No Warning Shot", dal celebre urlo "Die motherfucker die, die".
"Torture Killer" (il monicker del gruppo finnico dove canterà Barnes) è un pezzo ancora doom e dal sound incollato, dal testo macabro e bleeding. Limite che si evidenzierà in alcune canzoni meno riuscite come "Brainwashed" che abbassano il giudizio sull'album, contenente anche una cover dei Kiss, quella "War Machine" senz'altro carina , che si amalgama alla perfezione con gli altri brani, quasi una pietra di paragone. Purtroppo il confronto con i Cannibal Corpse di "Bloodthirst", sul piano della qualità intendiamoci, è perso ai punti proprio per la difficoltà del gruppo di reggere sulla lunga distanza, specie nei solos di chitarra che non possono competere con il tandem Owen - O'Brien. A nulla serve la rivisitazione di "Wrathchild" degli Iron maiden e di "Jailbreak" dei Thin Lizzy, soliti copia-incolla eseguiti bene che vedono solo una sostituzione della voce originale delle song con quella cavernosa di Barnes .
"Stasera niente di nuovo" è il titolo ironico di un varietà della coppia Vianello-Mondaini, di inizio anni '80, slogan perfetto per queste cover. Un'altra occasione sprecata ? Mah.... Vendite esaltanti (basta dare una binocolata su Wikipedia o su Metal-Archives ) e l'immagine che il gruppo si è creato parlano da sole. Revenge Of The Zombies.