Dopo il fallimento (esclusivamente commerciale) dei primi due lavori in studio ed il buon successo di "Final Straw", gli Snow Patrol hanno trovato una sorprendente affermazione internazionale (persino negli Stati Uniti, e rendiamoci conto che stiamo parlando di una band nordirlandese/scozzese) con "Eyes Open", trainato da quel capolavoro che risponde al nome di "Chasing Cars".
A loro, quindi, l'onore e l'onere di dare alle stampe un degno seguito di un disco milionario (e bello, non dimentichiamolo) come il precedente. I ragazzi capitanati da Gary Lightbody si sono quindi presi un paio d'anni per dar forma a questo "A Hundred Million Suns", loro quinta prova discografica sulla lunga distanza.
Partiamo col dire che, se il marchio di fabbrica della band resta ben impresso nelle trame sonore del quintetto anglosassone, si iniziano a rilevare segnali di crescita e cambiamento nella proposta musicale dei ragazzi (peraltro, Lightbody ha già avvertito i fans di acquisire una "mentalità aperta" nei confronti del futuro sesto album, visto che a suo dire segnerà una totale rivoluzione nel sound del gruppo). Se l'album inizia, infatti, con un inno tipicamente à la Snow Patrol ("If There's A Rocket Tie Me To It"), seguito dall'intensa ballad "Crack The Shutters" e dall'ottimo lead single "Take Back The City" (pezzo atipicamente rock e festaiolo per il gruppo, non a caso velatamente criticato da fans ed addetti ai lavori), già da cose come "The Golden Floor" si capisce che gli Snow Patrol non sono solo zucchero e miele: un arrangiamento e secco ed essenziale (vicino a certa produzione solista di Thom Yorke) ci accompagna attraverso un atmosfera sospesa e sognante, insolita per i canoni della band.
I Patrol non si fanno, comunque, mancare nulla: "The Planets Bend Between Us" è l'erede diretta di "Chasing Cars", perlomeno nella struttura e nel crescendo melodico che rasenta la perfezione. "Please Just Take These Photos From My Hands" e "Disaster Button" rappresentano il lato più energico del disco, mentre "Egines" torna a spiazzare, anche se mantiene un allineamento convincente con il resto dei brani, che gli permette di non estraniarsi dalla compattezza di fondo che permea tutto l'album. Chiude una complessa suite divisa in tre parti, "The Lightning Strike", che mostra al mondo l'anima più sperimentale ed ambiziosa della band, lasciando veramente un'ottima sensazione di fondo.
Un lavoro in cui senso melodico, maturità, coerenza ed ambizione si fondono perfettamente ed in maniera naturale. Una grande prova di maturità, questo "A Hundred Million Suns", ed un degno erede di quel piccolo gioiello di nome "Eyes Open".
Tracce chiave: "If There's A Rocket Tie Me To It", "The Golden Floor", "The Planets Bend Between Us", "The Lightning Strike"