Sono davvero rimasto sorpreso di fronte all’immenso lavoro dei Sonata Arctica battezzato “Winterheart’s Guild”. Con questo studio album uscito nel recente 2003 è emerso alla luce un salto di qualità enorme rispetto ad Ecliptica e Silence (cd già molto buoni).
La tecnica s’avvia ad assumere una forma più geometrica e coincisa, soprattutto grazie all’ingresso del nuovo pirotecnico tastierista Henrik Klingeberg (non c’è più Tendina, alias Mikko Harkin). La qualità di mixaggio è notevolmente migliorata in quanto si sentono bene i Keyboard & guitar soli e Liimatainen “calma” la sua chitarra. Rimane quasi del tutto ignorato il basso di Marko Paasikoski anche se non è proprio un peccato perché a mio avviso non è un buon bassista (mi è sufficiente vederlo suonare col plettro). Il clima di questo cd crea un atmosfera più leggera rispetto ai due album precedenti sfiorando il Progressive Rock. Ben riuscite sono la pluralità di voci che Tony Kakko registra, inoltre provvede pure alla stesura dei testi, molto maturi e poetici. Quasi ottima è la ritmica affidata a Tommy Portino, se “pestasse” un po’ di meno nelle ballads, sarebbe un gran batterista. Ma il grandissimo pregio di questo disco è la melodia, la facilità e immediata orecchiabilità delle canzoni, in particolare nei ritornelli.
Dato che citerò le canzoni in ordine sparso ci tengo riportare qui la track list, visibile agli occhi di tutti: 1) Abandonned, Pleased, Brainwashed, Exploited 2) Gravenimage 3) The Cage 4) Silver Tongue 5) The Misery 6) Victoria’s Secret 7) Champagne Bath 8) Broken 9) The Ruins Of My Life 10) Draw Me. Silver Tongue, Victoria’s Secret, Champagne Bath, Broken e The Ruins Of My Life formano un concentrato di tecnica d’alto livello con i soliti ritornelli da “Sonata Arctica” cioè orecchiabili. Tra queste una preferenza su Silver Tongue. Abandonned, Pleased, Brainwashed, Exploited contiene una potenza esplosiva ma per niente pesante con un ritornello molto vivo e pieno. Gravenimage è una buona invenzione: comincia solamente con piano + strings, poi si accende con l’entrata degli altri strumenti, mantenendo sempre la melodia iniziale. L’ultima traccia Draw Me è abbastanza triste, malinconica, pur non essendo la mitica Space Die Vest, se l’obiettivo della band è di far crollare il morale dell’ascoltatore direi che ci son proprio riusciti. Vorrei soffermarmi di più su The Cage e The Misery. La prima è una canzone molto viva, col più bel ritornello cantato da Tony Kakko, bellissima è la sborata iniziale del tastierista (non riesco proprio a rinunciare all’accezione di questo termine). Bello pure il chorus di sottofondo finale. The Cage è una delle più belle canzoni Power e per chi volesse conoscere questo sublime genere musicale può farsi un’idea ascoltandola. Manca solo The Misery: inizialmente la si può considerare una sorta di triste ballad malriuscita, invece no ragazzi, no, The Misery è rilassante, coinvolgente e sa anche emozionare. Struggente è l’assolo semplice di Liimatainen sovrapposto al ritornello.
Insomma, voglio ancora sottolineare l’orecchiabilità delle melodie di questo disco che MI E’ PIACIUTO SUBITO AL PRIMO ASCOLTO. Inoltre voglio consigliarlo a coloro che sono abituati al commerciale, al penoso, alla musica carente di tecnica che identificano il Metal semplicemente come “musica pesante”. Definizione fin troppo breve per un mondo così vasto come il Metal e per altro errata: IL POWER E IL PROG METAL NON SONO PESANTI.
Sonata Arctica, un gruppo creatore di canzoni dalla grande vitalità, con artisti dotati di una tecnica fuori dal comune (tranne il bassista), ma allo stesso tempo hanno anima, creatività e personalità.