(1968) Un gruppo peculiare e, a mio avviso, geniale, sicuramente sconosciuto al grande pubblico (non finirò mai di ringraziare per questo) e apprezzatissimo da fans e critica.
Arrivarono sulla scena rock californiana nel 1968 con quest'album omonimo, e dimostrarono un'originalità e un eclettismo senza dubbio notevoli. La stampa specializzata li accolse con un grandissimo entusiasmo, e suscitarono emozioni simili solo a quelle che suscitarono i Love di Arthur Lee poco tempo prima. I motivi di quest'entusiasmo? Sono molti. Il più importante è che California (chitarra) e Andes (basso), avevano radici blues, gli altri due, Cassidy (batteria) e Locke (tastiere), erano jazzisti, e l'ultimo, Ferguson (tastiere e voce), proveniva da ambienti classici: il risultato è un sound originalissimo, per nulla invecchiato con gli anni (che stanno diventando tanti), basato sul pop-rock psichedelico, ma miscelato con abbondante jazz, pop e blues; un modo di suonare solare ma enigmatico, forse pre-progressivo, ma - a mio giudizio - mai barocco.
Musica per intenditori insomma, "adulta", come dice qualcuno.
Rimasi spiazzato di fronte ai suoi arrangiamenti complessi, ai cori melodiosi, e quelle liquide sfuriate chitarristiche che ricordano tanto l'Hendrix più acido (da ricordare che Randy California e Jimi Hendrix erano amici da lungo tempo). Al primo ascolto non è facile capire il segreto, il filo conduttore, il significato di questo lavoro. Rimasi in qualche modo turbato, comprendendo di essere davanti a un grande disco, ma incapace di scoprirne l'alchimia. Tra i momenti più memorabili, spiccano Fresh Garbage, Mechanical Word e la lunga Elijah (in cui, attorno al tema principale, ogni strumento dice la sua). Da citare la vecchia storia per cui Taurus sarebbe l'ispiratrice di Stairway to Heaven.
Gli Spirit, insomma, dimostrano una grande eleganza nel suonare, molta energia e voglia di innovare, e il risultato è senza dubbio eccellente: gli Spirit possono essere accostati a buon diritto tra le grandi band della psichedelia californiana come Grateful Dead, Jefferson Airplane, Quicksilver Messenger Service e Love. Seguirono altri buoni lavori come il bellissimo The Family That Plays Together; Clear, un leggero passo all'indietro; e infine Twelve Dreams Of Dr. Sardonicus, il loro canto del cigno, il più accessibile e il meno psichedelico dei tre. Poi cambiarono formazione, e ognuno prese la propria strada. Una carriera consumatasi in pochi anni ma di grande impatto su tutto il rock che venne dopo.