Copertina di Staind 14 Shades Of Gray
Devin Davis

• Voto:

Per fan hard rock e nu-metal,ascoltatori di musica anni 2000,appassionati di band post-grunge,critici musicali,collezionisti di album rock
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LA RECENSIONE

Scoperti dal leader dei Limp Bizkit, Fred Durst, gli Staind pubblicano il loro secondo album dopo l'ottimo "Break The Cycle", ovvero "14 Shades Of Gray". Quest'album, uscito nel 2003, come è, vi chiederete? Uguale al primo. Totalmente uguale al primo. Salvo qualche lieve variazione. La musica è un hard rock molto tirato, ma nonostante ciò non manca la componente emotiva: sentite l'inizio di Price To Play e tutta Zoe Jane, dedicata alla figlia del leader degli Staind, Aaron Lewis. Nonostante ciò, gli Staind, in quest'album non hanno inventato nulla. Niente di niente.

Ma analizziamo le canzoni: la già citata Price To Play ha dei riff molto potenti. In How About You, dopo un inizio tranquillo (ma mica più di tanto), si sentono un bel po' di accelerazioni. So Far Away è la stessa cosa della precedente, anche se la parte centrale ricorda Outside dell'album precedente. Molto più movimentata è Yesterday; qui Lewis, nonostante le sue urla, mantiene "pulito" il tono, come è suo solito. Fray è una ballata abbastanza maliconica, ma che ha quella rabbia vocale che riesce a mantenere la canzone su livelli dignitosi. Zoe Jane, come detto prima, è una ballata molto romantica, ma finalmente, con Fill Me Up, ci svegliamo un po' dopo le numerose ballate sentite finora, anche se la parte finale del brano ci "consiglierebbe" di tornare a letto... Arriva adesso un momento molto toccante, con Layne, dedicata al compianto leader degli Alice In Chains, Layne Staley; il brano è ispirato agli A.I.C. (e non potrebbe essere diversamente) ed ha un testo veramente bellissimo e commovente.
Tuttavia sorge spontenea una domanda: ma questo è un disco nu-metal come "Break The Cycle", oppure ci stiamo avvicinando a sonorità grunge? La risposta, dopo aver sentito Falling Down, Reality, Could It Be e Blow Away, mi sa proprio che è sì. L'album si chiude con l'interessante Intro, che forse coinvolge di più rispetto agli altri brani (eccezion fatta per Zoe Jane).

Tutto sommato la seconda prova degli Staind può ritenersi buona: il grosso difetto è che il gruppo ha voluto ripetere spiccicatamente il sound di "Break The Cycle", cosa assolutamente sbagliata a mio avviso. Una band metal, per me, è degna di essere chiamata tale quando riesce a mettere su capolavori non mantenendo quasi mai il sound degli album precedenti.

Eppure... sentite cosa ho trovato su un sito. Le parole sono di Aaron Lewis:

"Perché cercare di cambiare il nostro sound quando la gente apprezza quello che facciamo ora? Noi dobbiamo preoccuparci di dare alla gente ciò che vuole perchè questo ci piace e questo vogliamo fare. Non siamo dei maniaci dell'evoluzione e dell'innovazione a tutti i costi, se trovi un prodotto che piace al pubblico continuerai a fabbricare quel prodotto finché la gente si stuferà: quello sarà il momento di cambiare."

A questo punto: al pubblico l'ardua sentenza.

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Riassunto del Bot

La recensione di "14 Shades Of Gray" degli Staind evidenzia un album molto simile al precedente "Break The Cycle", con alcune ballate emotive e riff potenti. Nonostante la buona qualità, manca innovazione stilistica. Il disco oscilla tra nu-metal e sonorità grunge, con un toccante tributo a Layne Staley. Aaron Lewis giustifica la scelta di mantenere il sound consolidato per soddisfare il pubblico.

Staind

Gli Staind sono una band rock di Springfield, Massachusetts, formatasi nel 1995. Guidati da Aaron Lewis (voce/chitarra), con Mike Mushok (chitarra) e Johnny April (basso), hanno visto il passaggio alla batteria da Jon Wysocki a Sal Giancarelli. Emersi tra post‑grunge e alternative metal, hanno raggiunto il successo mainstream con Break the Cycle.
12 Recensioni